martedì 26 marzo 2019

E l'oceano era il nostro cielo di Patrick Ness con illustrazioni inquietantissime di Rovina Cai

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli.
Benvenuti in questo giorno gioiglorioso dello SvampsCompleanno.
*Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video causa computer morto (pensate che ho un sacco di recensioni girate che non posso editare!) e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.*

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno.
Oggi vi parlo di:




TitoloE l'oceano era il nostro cielo
Autore: Patrick Ness
Pagine: 160 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 26 Marzo 2019
Editore: Mondadori

Collana: Contemporanea
Prezzo: € 16,00
"Patrick Ness esplora i temi della violenza, del potere e della caccia in una favola che reinventa la storia di Moby Dick."

Innanzitutto ringrazio la Mondadori per avermi permesso di leggere questa storia così particolare e per avermi avvicinata per la terza volta a Patrick Ness.

In questo racconto che potremmo definire quasi un retelling, Ness usa la 'scusa' di Moby Dick per farci fare un viaggetto nei meandri del pregiudizio, della convinzione che frega la gente, della chiusura mentale (che sia di una balena o di un uomo) e del desiderio inespresso di rompere gli schemi.

Protagonista della storia è Bathesba (chiamatemi Ishmael) che ci fa dono, o monito, di questo pezzo della sua vita che in tanti hanno voluto manipolare.

La nonna di Bathesba aveva profetizzato che lei avrebbe 'cacciato' e che si sarebbe fatta onore, ed è così che si ritrova al seguito della Capitana Alexandra, come sua terza apprendista.
Un posto che milioni di ragazze ucciderebbero per averlo! (cogliere la citazione che qui cade a pennello.)
Eppure non è soddisfatta, non è felice, si pone mille domande, cerca di analizzare il senso di una cosa così potente come la superstizione ('credi che basti pronunciare il suo nome per far apparire il demonio?') e insomma a me ha ricordato moltissimo Il gabbiano Johnathan Livingston (romanzo cult, letto da ragazzina e mai compreso fino in fondo).

Sia Bathesba che Johnathan si ribellano ad un modello di vita che la società vuole imporgli a forza, come quando provi ad infilare una pallina in una formella triangolare.
La pallina potrà deformarsi per provare ad entrare, ma non sarà mai completamente a suo agio, mai completamente sé stessa.
Fino a che giungerà al punto di non ritorno, la formella potrebbe rompersi o la pallina potrebbe non riuscire più ad entrare.

E finirebbe lì.
Partirebbe poi la vera vita della pallina, alla ricerca di un foro della giuste dimensioni in cui accomodarsi per stare bene.

Bathesba non si chiede fino a dove è disposta a spingersi per vendicare i suoi cari o quanto è disposta a sacrificare, fino a che non fa la conoscenza di un acerrimo nemico preso prigioniero.
E' qui che cominceranno gli interrogativi sul senso della vita, sull'utilità della guerra, sulla necessità o meno di portare avanti una rivalità che non fa altro che mietere vittime.

La ricerca del mostro, la caccia, lo scontro con le sue compagne d'avventura, il suo strano legame col prigioniero vanno di pari passo con l'ansia, il pathos e lo stress psicologico che si innescano nel lettore che non riesce più a distinguere la vittima dal carnefice, il mostro dall'uomo e per citare un famoso film Disney: chi è brutto dentro o chi è brutto a vedeeeer, ma chi è chi è chi è chi è chi è IL MOSTRO A NOTRE DAMEEEEEEE!

Niente, perdonatemi, parentesi canora a parte (mi trascino sto paragone da quando ne ho parlato con le ragazze), l'ultima parte è quella più incalzante dopo un inizio decisamente lento.
E' la parte in cui tutte le carte sono in tavola tranne una, quella più pericolosa, più scioccante, quella che neanche mi mi aspettavo.

E ovviamente mica ve la dico? Vi tocca leggerlo per scoprirlo!
Lo stile è quello tipico di Ness, lento, un po' strascicato, quasi debole (passatemi il termine), come quando ti riprendi da una brutta influenza e sai di avere tante scadenze ed incombenze su di te.
Mi fa sempre questo effetto mostruoso come se io non riuscissi a stargli dietro e a cogliere tutte le sfumature psicologiche o filosofiche nascoste qui e li.

Ma il suo intento è quello di spingerci a pensare, a guardare dentro l'abisso e capire che l'abisso ti sta guardando a sua volta.
La pietà, vista come il più grande dei mali, diventa il mezzo per affermarsi, per distinguersi, per porre fine alla diatriba.
Ecco, la frase finale mi ha straziata, sconvolta, illuminata.
Poche parole e così tanta verita.
Patrick Ness you made my head a mess!

Le illustrazioni di Rovina Cai, che non conoscevo, sono semplici ma d'impatto.
Pochi tratti, pochissimi colori e tanto sentimento.
Nel nero di un fondale, nel rosso di una pennellata lasciata lì a farci capire che presto ci saranno gli squali a seguire quella scia di sangue, nell'azzurrogrigio di un cielo così lontano e difficile da raggiungere, riesce a sorprenderci ogni volta e a spaventarci quasi.

Alla fine il voto è di  TRE STELLINE e mezzo perché è una storia reale e fantasy allo stesso tempo, è un grande classico eppure è raccontato con un innovazione.
Non è una di quelle storie da consigliare a tutti perché non so se può essere apprezzata nell'immediato.
Anzi di Ness, per primo consiglio sempre Sette minuti dopo la mezzanotte (sempre pubblicato da Mondadori).
Però cuore a pezzi a parte, ne vale davvero la pena. 

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

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