giovedì 27 settembre 2018

Elmet di Fiona Mozley [quando inizi con 'che palle sto libro' e finisci con 'ma stiamo scherzando? è già finito?']

Salve svampitelli belli e benvenuti in una nuova recensione.
Oggi vi parlo di un libro bellissimo, magico, poetico, tenero e brutale che non mi ha conquistata dalla prime pagine ma che è diventato una continua scoperta man mano che andavo avanti con la lettura.

Mi riferisco a ...

 
[copertina originale e copertina italiana]


[LA RECENSIONE E' SPOILER FREE]

TitoloElmet
Titolo originale: Elmet
Autore: Fiona Mozley
Pagine: 277 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 27 settembre 2018
Editore: Fazi

Collana: Le strade
Prezzo: € 18,00
Elmet, l'ultimo regno celtico indipendente in Inghilterra, terra di nessuno e santuario di fuorilegge, rifugio ma allo stesso tempo trappola, è il lembo sperduto dello Yorkshire che oggi fa da sfondo a questa storia. Vi abitano Daniel e Cathy, fratello e sorella adolescenti. Sono stati abbandonati dalla madre, che sembra essere sparita nel nulla, e vivono, senza regole e senza contatti col mondo esterno, col padre John, un pugile di strada burbero e solitario, nella casa in mezzo ai boschi che lui ha costruito con le sue inani, dormendo all'addiaccio nei primi giorni, sostenendosi di caccia e raccolta. Un vero e proprio nido, in cui i tre trovano la serenità, finché non compare il signor Price, ricco proprietario terriero senza scrupoli, padrone di gran parte degli alloggi e dei terreni locali e sfruttatore dei suoi lavoratori, che reclama il terreno dove John ha costruito la sua casa, affermando di possederlo legalmente. E con le stesse mani con cui ha ricreato una serenità perduta, John sarà pronto a difenderla... Ritratto brutale e commovente di una famiglia atipica che vive ai margini della società, "Elmet" fa riflettere su quanto possa essere difficile trovare il proprio posto nel mondo e sull'impossibilità di rintracciare un senso di giustizia per coloro che non sanno scendere a compromessi.

Solita domanda da un milione di dollari.
Come si recensisce un libro che ti è piaciuto un botto?
E come fai a recensirlo in maniera oggettiva sapendo che per le prime cinquanta pagine del libro ti sei lamentata con le tue amiche, dicendo: "Ragà che palle 'sto Elmet. Ogni volta che leggo massimo cinque pagine poi mi viene sonno"? (Gabriella e Chantal mi sono testimoni).

Semplice, inizi a scrivere di getto e vedi dove ti porta il cuore (e la tastiera).

Elmet è l'esordio di Fiona Mozley che l'anno scorso (a 29 anni, è dell'88 pure lei) le è valso la candidatura al Man Booker Prize.
E poi ci sono io che alla stessa età mi stavo finalmente laureando dopo aver buttato il sangue e aver quasi abbandonato tutto ma vabbè dettagli.

E' la storia di un nucleo familiare atipico, Papà (che sì, ha un nome, John, ma per i figli e per noi, è sempre Papà), Daniel (il nostro narratore) e Cathy (sorella maggiore e fratello minore).

Vivono in una casetta nel bosco costruita pezzo dopo pezzo dal padre (durante i primi giorni di costruzione delle fondamenta e mura perimetrali, i tre hanno dormito all'addiaccio) con l'aiuto dei figli.
Si, questi tre si sono costruiti una casetta piccolina (in canadà), vivono praticamente ai margini della società, i figli rollano sigarette col padre e condividono le serate bevendo sidro, eppure nulla ci sembra più normale del racconto di Daniel mentre lui e Cathy rasano il padre, o magari essiccano la carne cacciata grazie all'arco (in cui sua sorelle eccelle), o dell'intagliare i mobili partendo dai tronchi trovati nel bosco.

Elmet è un po' come la versione poetica e bucolica di Captain Fantastic con Viggo Mortensen, solo con meno cultura e paura del complottismo e delle lobby.
John è un uomo brutale, violento, ex pugile e con un passato da criminale (praticamente andava a scassare di mazzate la gente che non pagava i debiti o l'affitto, complimenti signor John!), eppure la delicatezza con cui ci viene descritto da suo figlio Daniel spesso mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

Se tralasciamo l'inizio lento ed un po' pesante, che insomma non capisci neanche la struttura del romanzo, ho amato ogni singola pagina, capitolo, frase, scena, descrizione.
Fiona Mozley è magistrale nelle descrizioni.
Hai proprio la scena davanti agli occhi e mentre lei infila parola dopo parola, tu hai come l'impressione di star guardando un pittore impressionista che pennellata dopo pennellata aggiunge un altro dettaglio al dipinto a cui sta lavorando.

Questo romanzo familiare è magico, crudo, reale eppure sembra quasi che tutti i personaggi abbiano un'aria trasognata e forse mentre leggi ce l'hai un po' anche tu.

E' difficile immedesimarsi nei tre protagonisti eppure li senti parte di te.
Quella più difficile da inquadrare è Cathy, a volte più brutale di suo padre (ne è la degna erede, e infatti spesso Daniel viene paragonato a sua madre - di cui non sappiamo quasi nulla se non che li ha abbandonati), ancora di salvezza di suo fratello.
L'amore di Daniel per Cathy è palese in ogni frase e se solo penso ad un particolare passo di cui mi sono innamorata, ancora mi salgono le lacrime agli occhi da quanto è perfetto.
L'ho condiviso nella conversazione di whatsapp con Gabriella e lei ha risposto solo; MADONNA QUEL PEZZO.
(inutile dire che nonostante fossi partita prima a leggere, lei e Chantal ovviamente hanno finito prima di me)

La quiete familiare di questo nido così ben autosufficiente, viene interrotta dal signor Price, il 'signorotto' di turno che mira a prendersi la terra su cui John ha edificato, pronto a farlo con le buone o con le cattive.
Sembra quasi di essere in un film disney anni '50, eppure poi finiamo in un noir dai toni cupi e rosso sangue, la violenza torna a farla da padrone e vediamo solo furia cieca e denti rotti che volano.

Quando vi dicevo che ho amato tutto del romanzo, intendevo proprio tutto, dai personaggi secondari - ognuno con la sua storia ed il suo carattere ed il suo posto nella storia, ai paesaggi ora brulli, ora fatiscenti, finanche alle ricette dei piatti cucinati da Daniel e a tutte le descrizioni di cibo che mi hanno fatto venire l'acquolina in bocca alle dieci di sera.

Altro tema, oltre a quello dell'amore, del rispetto, della legge del più forte, dell'ignavia nei confronti della vita, che mi ha fortemente impressionata è stato quello del gender (potremmo definirlo così?).

Ne parlavo con Chantal a fine lettura, riguardo a quanto poco i ruoli siano impostati.
C'è una scioltezza e nonchalance con cui Daniel descrive sua sorella come quella che prende le decisioni importanti, che lo difende e protegge, che caccia, che è alta e forte e bruta, che picchia più degli uomini, o quando afferma di preferire l'interno all'esterno, la cucina e la cura della casa alla brutalità del lottatore (parlando di suo padre), che non sconvolge mai, ma che anzi, accettiamo con piacere.

Vi prego di perdonarmi se non sono stata molto chiara forse, ma davvero non riesco ad esprimere meglio il concetto o almeno forse non riesco a farvi capire quanto io l'abbia apprezzato.

Alla fine il voto che ho dato alla graphic novel è di QUATTRO STELLINE E MEZZO su cinque solo perché per me l'inizio è stato veramente difficile, tanto da avere quasi il rifiuto di leggere, ma una volta ingranato è una piccola perla da custodire.
Spero di avervi incuriosito e vi lascio con qualche citazione.

«Qualche volta non riesco a smettere di pensarci. Qualche volta non riesco a smettere di pensare che sto diventando una di loro. Adesso sono più grande, e presto il mio corpo sarà come il loro.»

«Cathy rimaneva fedele alla propria storia là dove altri erano pronti a fare marcia indietro, e credeva sempre in tutto quello che diceva: una forma di onestà che pochi si potevano permettere.»

«Un corpo nudo non è che un corpo nudo. La vergogna è solo negli occhi di chi guarda. E se io la guardavo senza vergogna, allora lei poteva starmi di fronte, nuda, senza vergogna, e il suo essere nuda non avrebbe avuto alcun potere su di lei.»

«Non c’era nulla di tangibile nella casa che lei rappresentava per me. Niente mattoni, niente malta, niente chiodi. Non proteggeva dalle intemperie. Ma aveva una sorta di camino in cui ardeva una sorta di fuoco. Era un luogo con un futuro. Un luogo di possibilità.»

«Iniziai a preferire l’interno all’esterno, la poltrona, le coperte e i cuscini, il tè e i dolci, le tende e l’ottone lucidato, e i libri di Vivien, e la tranquillità di tutto questo. E mentre me ne stavo lì seduto a leggere e a bere il tè, Cathy camminava o correva per i campi e i boschi e, a modo suo, anche lei leggeva il mondo.»

«Cresciamo tutti nelle nostre bare, Danny. E io mi sono vista crescere nella mia.»



Per oggi è tutto, ci sentiamo alla prossima recensione!


Con amore,
Svamps.

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