venerdì 13 luglio 2018

Mosquitoland di David Arnold [o anche un aspirante John Green che non ce l'ha fatta o che ce l'ha fatta troppo]

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli!
Nuovo giorno e nuova recensione.
Oggi vi parlo di un libro che ho iniziato con delle aspettative altissime e che le ha deluse tutte dalla prima all'ultima.
Ma andiamo con calma e procediamo per gradi.

Oggi ci lamentiamo di:



  
[Copertina italiana ed originale a confronto]


TitoloMosquitoland
Titolo originale: Mosquitoland
Autore:  David Arnold
Pagine: 406 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 12 Giugno 2018
Editore: Rizzoli
Collana: Narratori Moderni
Prezzo: € 18,00
All'indomani dell'inaspettato sfasciarsi della sua famiglia, Mim viene trascinata via dalla cittadina in cui è nata e costretta a trasferirsi dal padre e dalla sua nuova, freschissima moglie, lontano mille chilometri. Prima ancora però che la polvere abbia il tempo di posarsi, Mim scopre che la madre, rimasta a Cleveland, è ricoverata in ospedale, e riempito in fretta uno zaino, scappa di casa e salta su un autobus per correre in soccorso dell'unica persona che abbia mai capito - e adorato - i suoi tanti bordi affilati. È l'inizio di una strana, imprevista odissea, che porterà Mim a sedersi accanto a compagni di viaggio diversi, alcuni luminosi, altri molto, molto oscuri. E attraverso di loro, come in uno specchio Mim ripercorrerà gli ultimi anni, le malinconie che li hanno accompagnati, e i demoni segreti di cui è rimasta imprigionata. Per finalmente affrontare la verità che ha sempre avuto sotto gli occhi, e non ha mai voluto vedere.

La storia intorno a Mosquitoland è un po' intricata.
Nel 2015 uscirono tutta una serie di letture che mi interessavano ma che per un motivo o l'altro non riuscii a leggere, tra cui Falling into pieces (che ho letto l'anno scorso e mi ha fatto cagare come pochi) e Mosquitoland.

Quindi capirete l'entusiasmo che mi era partito nel cervello quando ho scoperto che la Rizzoli l'avrebbe pubblicato in questi mesi estivi.
L'ho richiesto alla casa editrice che mi ha inviato l'ebook, ma poi a culo l'ho trovato usato a metà prezzo su Libraccio. 
E che facevi?
Non sgraffignavi la carta di Fidanzato per comprarlo?
C'erano pure le spedizioni GRATISSSSSSE!

Ergo mi beo della mia bellissima copia (abbiamo anche mantenuto la copertina originale che fa tanto locandina di Into the wild) ed inizio a leggerlo.

Come avrete letto dall'introduzione, il libro non mi è piaciuto e mi ha deluso un botto.
Lo avevo inserito all'interno della mia summer challenge alla sezione Montagna: un libro per cui nutri delle aspettative altissime, eppure non solo non mi è piaciuta la storia ma neanche il modo in cui è stata raccontata.

Ma perché avevo delle aspettative altissime?
Questo libro era piaciuto a tutti (e questo devo dire che mi puzzava) ma a gasarmi in realtà era stato il fatto che ben tre persone diverse, che non si conoscono tra loro, che conducono stili di vita diversi e con gusti letterari praticamente agli antipodi, avevano amato questo libro consigliandomelo.

Ho deciso di fidarmi e gli ho concesso una possibilità.
Non è un libro brutto, anzi, i libri con le stories on the road e i viaggi mi piacciono, ricordo infatti che Amy and Roger's epic detour (na cosa del genere) mi piacque molto, c'erano perfino le playlist perfette per ogni tappa del viaggio.
E onestamente ho letto libri peggiori.

Il problema con questo romanzo è che ho provato zero empatia per i personaggi, ma proprio zero. Mi stavano tutti sul culo dal primo all'ultimo, anzi forse peggio che sul culo. Totalmente indifferenti.
Mi sono sembrati tutti senza spessore, a partire dalla sua insulsa protagonista Mim, che a libro chiuso ancora ci chiediamo se effettivamente ha tutte le rotelle a posto o meno.


Mim è attaccatissima a sua mamma (che non ci vuole un arco di scienza per capire che ha seri problemi mentali, depressione, bipolarismo, semplice cima di scirocco, fate voi! - e no non vi sto facendo spoiler, perché già dalla prime righe si evince che in questa famiglia nessuno ha le rotelle a posto), e quindi quando improvvisamente i suoi divorziano, suo padre si risposa e la trascina a vivere lontanissima da Cleveland, le salgono i cinque minuti e decide di scappare.

Inizia così il viaggio che da Mosquitoland la porterà a Cleveland e in cui incontrerà tantissimi personaggi con cui condividere esperienze e kumbajè. No?

NO!

Vi aveva accennato su quanto Mim sia insulsa ed insopportabile, sta a metà tra le fighe di legno alla John Green ed Alex di Made you up (che se siete di stomaco debole, forse è meglio non leggerlo).
Mim (che sta per Mary Iris Malone) non sta bene.
E' proprio lei a comunicarcelo a inizio libro quando afferma: 'Mi chiamo Mary Iris Malone e non sto bene.'

TUTT APPOST FRATE'!
Iniziamo col piede giusto.

Il modo di Mim di narrarci le sue avventure si divide tra l'epistolare/diario (scrive delle lettere ad una persona in cui le racconta cosa le sta succedendo) e la telecronaca in prima persona, quindi spesso leggiamo due volte le stesse cose; però magari in qualche lettera racconta dei motivi che l'hanno spinta a fuggire oppure condivide con l'interlocutore dei ricordi del suo passato e diciamo che questo è l'unico modo che abbiamo per capirne di più su cosa le sia successo.

Mi rendo conto che la sua situazione familiare non sia facile, nei suoi ricordi si descrive come divisa tra una mamma fin troppo tranquilla con frequenti sbalzi d'umore ed un padre assillante e soffocante che vede mostri dove forse non ce ne sono.
Lui vede una Mim malata, con 100/100 un disturbo mentale ereditato da sua sorella (praticamente sua zia Isobel), mentre sua moglie minimizza il tutto come giochi da bambini.
E quindi è un via vai di dottori ed esami e medicine.

Per questo arriviamo alla conclusione che fondamentalmente Mim si è rassegnata all'idea di non essere perfettamente a posto, anche se non da palesi segni di disturbi (almeno non tanto quanto Alex di Made you up).

Spesso si ritrova intrappolata nel proprio cervello con sempre lo stesso flusso di pensieri che le vorticano intorno e che non riescono a farla respirare e questo mi ha fatto tenerezza, ma per il resto non è riuscita a conquistarmi, e le frequenti situazioni pericolose in cui va a ficcarsi spontaneamente mi ha fanno fatto salire la pressione a 200 dall'ansia.

Il viaggio di Mim, fatto coi soldi rubati alla matrigna, è un viaggio costellato di peripezie, ostacoli, persone cattive e di eventi che mettono a repentaglio la sua vita nel vero senso della parola.

Purtroppo la fine è abbastanza scontata e aggiungeteci che nella trama in inglese o forse quella italiana non ricordo, viene spoilerato bellamente ciò che succede alla fine, quindi non solo zero empatia ma anche zero sorpresa.

Mi è dispiaciuto molto che questo libro non sia stato di mio gradimento. Ci tenevo proprio ad apprezzarlo e speravo che Mim mi lasciasse qualcosa di più che un retrogusto amaro sulla lingua.

So che in molti lo hanno amato, e probabilmente ho anche sbagliato il periodo di lettura, perché non riuscivo mai a concentrarmi, leggevo tre righe e mi distraevano, la frasi mi sembravano senza senso.
Solo verso la fine ho ingranato e ho macinato pagine su pagine, ma diciamo che ero mossa più dal desiderio di capire che fine faceva Mim. (cioè se la ammazzavano i pazzi o meno ahahah)

Lo stile molto spesso è lento e pesante, i discorsi sembrano non avere né capo né coda e spesso mi sono ritrovata a desiderare di abbandonare la lettura o di lanciarlo dalla finestra come Bradley Cooper con Hemingway ne Il Lato Positivo.



Alla fine il voto è di DUE STELLINE perché proprio non ci siamo.
In compenso di Rizzoli ho apprezzato particolarmente Poesie per Ragazze di grazia e di fuoco di cui vi parlerò prossimamente!

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

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