giovedì 13 aprile 2017

La Cosa Smarrita di Shaun Tan

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli.
Oggi recupero un'altra recensione e vi parlo di una graphic novel che mi ha lasciata un po' perplessa, ma che a livello grafico ho apprezzato moltissimo.

Sto parlando di...

 


[LA RECENSIONE E' SPOILER FREE]

TitoloLa Cosa Smarrita
Titolo Originale: Lost thing
Autore: Shaun Tan
Pagine: 32 (Copertina rigida)
Data di uscita: 16 Marzo 2017
Editore: Tunué

Collana: Mirari
Prezzo: € 16,00
La cosa smarrita è una narrazione breve e leggera immersa in una delle Piazze d'Italia di de Chirico con tratti steampunk. La cosa smarrita è una creatura casualmente incontrata sulla spiaggia, durante una passeggiata, da un ragazzo occhialuto e spettinato. Enorme, rossa, un artopode meccanico con le sembianze di una teiera. Una storia snella che si snoda con facilità tra le tematiche che illuminano l'universo Shaun Tan, come l'infinito, la solitudine, il tempo eccepito, il mistero, l'enigma e le strade da percorrere. Il protagonista senza nome cerca di comprendere l'origine della cosa ritrovata osservandola e interpretandola.

Sicuramente avrete sentito parlare di Shaun Tan per L'Approdo, stupenda opera muta e silenziosa sullo sbarco degli emigranti.
Anche con La Cosa Smarrita, Tan fa centro nello stupire il lettore, nell'ammaliarlo con la cura dei particolari, dei dettagli che si notano solo ad una seconda lettura, dell'accuratezza con cui è impaginato il tutto, quasi a ricordarci libri 'interattivi'(passatemi il termine) come Illuminae, Bats of Republic, o la valigia di Newt Scamander.

Un ragazzo trova una 'cosa' sulla spiaggia, mentre legge un libro sulla classificazione dei tappi e ne rimane affascinato.
La cosa altro non è che una enorme pseudo teiera metallica con dei tentacoli rossi da polpo, che quasi come un animale domestico abbandonato, si sente perso e subito si lascia avvicinare dal nostro protagonista occhialuto, un po' weirdo e nerd, che stupito dal fatto che qualcuno possa aver lasciato volontariamente, la cosa sulla spiaggia, prende a cercarne il legittimo proprietario.

Inizia così il vagare da un punto all'altro della città dei nostri due protagonisti, entrambi silenziosi, al fine di trovare il posto giusto alla Cosa Smarrita che nessuno vuole e dice di aver perso.
E questo vagare ci porta in tanti posti strani che ci fanno scoprire cose magiche e fantastiche che riusciremmo a vedere, se solo non fossimo così fossilizzati nei nostri stereotipi ed ottenebrati dal nostro monotono quotidiano.
Il messaggio di fondo probabilmente è proprio questo: andare oltre, guardare oltre, soffermarsi, rallentare, non tirare dritto davanti a qualcosa di diverso da quello a cui siamo abituati.
Per il protagonista è così naturale preoccuparsi per la cosa smarrita, vuole trovarle un posto a tutti i costi, vuole che sia al sicuro e che non si sente abbandonata.

Riusciamo a concepirla una cosa così?
Probabilmente no, siamo troppo impegnati, troppo ciechi, troppo distratti per capire davvero.

E' un'opera davvero particolare, che forse per la sua brevità mi ha lasciata un po' perplessa, ma anche perché è un qualcosa che va interpretato, con un'ultima battuta finale che ti porta a dare ragione al protagonista e che quindi mi ha lasciata un po' con l'amaro in bocca.

Ma forse era quello lo scopo dell'atmosfera surreale che permea le pagine ed i disegni.
Dovendo dare un giudizio, direi un TRE STELLINE perché forse mi concentro troppo sulla storia e poco sul resto, eppure ho l'impressione di essermi persa qualcosa di grande, che invece mi avrebbe fatto apprezzare di più l'opera nella sua totalità.

Voi l'avete letta? O magari avete letto L'Approdo?
Fatemi sapere!

Per oggi è tutto, ci sentiamo alla prossima recensione!


Con amore,
Svamps.

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