martedì 7 giugno 2016

L'amore è una cosa meravigliosa [E per una volta non ho nulla da dire]

Buon pomeriggio svampitelli belli!

Eccoci qui con una nuova recensione (dopo un bel po' di latitanza), ma dovete sapere che scrivere questa recensione è stato difficile perché il libro mi è piaciuto così tanto che non sapevo da che parte cominciare.

Anzi, ne approfitto per ringraziare la mia adoratissima Sonzogno per la copia in anteprima e mi scuso per il ritardo con cui pubblico questa recensione.

Oggi parliamo di:



  
[copertina italiana ed originale a confronto]


[LA RECENSIONE E' SPOILER- FREE]

TitoloL'amore è una cosa meravigliosa
Titolo OriginaleA many-splendored thing
Autore: Han Suyin
Pagine: 394 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 28 Aprile  2016
Editore: Sonzogno
Collana: Bittersweet
Prezzo: € 18,00
Vennero versati fiumi di lacrime, nel 1955, quando uscì nelle sale "L'amore è una cosa meravigliosa", con Jennifer Jones e William Holden. E tutti di nuovo piangevano quando dai jukebox risuonava la canzone composta per il film, Love is a many splendored thing, interpretata da Andy Williams. Quasi tutti, però, ignoravano che dietro questa commovente vicenda sentimentale c'era una storia vera, raccontata nell'omonimo romanzo di Han Suyin, dottoressa metà cinese e metà europea, donna molto bella, più volte maritata, ma lacerata tra Oriente e Occidente nella sua scomoda identità di "mezzo sangue". Il romanzo, fortemente autobiografico, si svolge a Hong Kong alla fine degli anni Quaranta. Racconta la storia d'amore tra una donna cinese di buona famiglia, che ha studiato medicina nelle scuole inglesi, e un giornalista britannico residente in Asia, sposato con figli. È una relazione molto travagliata, circondata com'è dall'ostilità e dai pregiudizi della famiglia di lei e della società circostante. Sullo sfondo si agitano le passioni politiche del dopoguerra, l'epopea della guerra civile e la vittoriosa Lunga Marcia dei comunisti di Mao Zedong. "L'amore è una cosa meravigliosa" (1952) fu un successo mondiale, con moltissime edizioni internazionali, quattro solo in Italia, dove vinse il Premio Bancarella nel 1956. Sonzogno lo ripubblica in una nuova traduzione, arricchito da una postfazione di Renata Pisu.


Cari svampitelli devo dirvi la verità non so sa dove iniziare.
Vorrei avere il potere di farvi entrare nel mio cervello così potreste provare le mie stesse sensazioni e CAPIRE perché questo romanzo sia così semplicemente stupendo.

Non ritengo affatto di essere azzardata se dico che fino ad oggi è il libro migliore del 2016 (e non avevo dubbi che sarebbe stato un Sonzogno, che con le sue pubblicazioni mi stupisce sempre!).

Partiamo come al solito con il consueto raffronto titolo/copertine 
La copertina originale è tipicamente anni 50/60. Ho fatto caso che spesso le copertine dei libri di quel periodo erano acquarellate.
E devo dire che è molto delicata e semplice, ma quella realizzata da Sonzogno, beh... Non ci sono parole.
L'accostamento dei colori, quel rosa con la costina verde, e poi il disegno dei due amanti che si abbracciano, non so è molto passionale.
Riprende anche molte copertine del romanzo fatte negli anni seguenti, che a loro volta riprendevano la locandina del film.


  

Han Suyin è lo pseudonimo di Rosalie Matilda Kuanghu Chow, anche nota col nome inglese di ElizabethComber Studente di medicina a Bruxelles e Londra. Pubblicò nel 1942 Destinazione Chungking, ma raggiunse la fama con L'amore è una cosa meravigliosa (1952). Il romanzo venne pubblicato in Italia nel 1955 dove vinse il premio Bancarella. Nello stesso anno, fu tratto l'omonimo film diretto da King Vidor che vedeva protagonisti Jennifer Jones e William Holden. La pellicola ebbe otto nomination agli Oscar ma riuscì a portare a casa solo tre statuette, per la miglior canzone (Love is a many splendored thing cantata da Andy Williams - che potete ascoltare qui), per le musiche di Newman e per i migliori costumi.

E' importante fare un appunto. 
Nel suo lavoro autobiografico La mia casa ha due porte, l'autrice si dissocia chiaramente dal film e afferma di non aver alcun interesse nemmeno a guardarlo a Singapore, dove per diversi mesi è stato presente nei cinema. Il suo movente nella vendita i diritti cinematografici del romanzo apparentemente era quello di pagare un'operazione in Inghilterra per la sua figlia adottiva che soffriva di tubercolosi polmonare.
(Fonte Wikipedia)
Il romanzo quindi narra la storia d'amore tra una dottoressa euroasiatica originale della Cina Continentale che però ha studiato all'università di Londra, la nostra Han  Suyin ed un corrispondente estero britannico sposato, Mark Elliott.
Messa così, potrebbe sembrare una trama molto scialba, ma in realtà questo romanzo si forma di vari strati. La storia d'amore non è che un mero escamotage per spiegare nei minimi dettagli la questione politica e militare della Cine degli anni 50, ma soprattutto Han Suyin ne approfitta per mettere in chiara evidenza l'impossibilità di un lieto fine per lei e per Mark (che nella vita reale si chiamava Ian Morrison e viveva a Singapore con moglie e figli).
I pregiudizi della famiglia di lei, l'ostilità della società sia della Cina che di Hong Kong, fanno sì che Mark venga visto come una potenziale spia pericolosa per il sistema, e per tutto il romanzo Han è come spaccata a metà.
Sofferente di un dualismo culturale, affetta dalla terribile pecca di essere cinese fino al midollo ma di aver studiato in Europa e quindi di aver sviluppato anche una coscienza occidentale, si trova a vivere in una società che le impone di schierarsi.
Restare ad Hong Kong con Mark e cercare di vivere serenamente o dare ascolto al fuoco che le brucia dentro e tornare in Cina per assistere alla rivoluzione?
Ricordiamoci che siamo in piena guerra civile cinese, e che Hong Kong è un porto sicuro per tutti coloro che sono fuggiti e che hanno deciso di stabilirvisi.

Non c'è altro luogo al mondo dove squallore e opulenza, miseria e ostentazione si mescolino come a Hong Kong.

L'amore tra i due sboccia in maniera lenta, tra virgolette ponderata.
Han, vedova e con una figlia a carico, teme i giudizi della società ma soprattutto è sicura che non amerà mai più perché l'amore non è un sentimento che la riguarda. Anzi lei combatte in tutti i modi la prepotente attrazione che prova nei confronti di Mark. Ed è questo suo 'trattenersi' che fa sbocciare l'amore in modo lento. Nonostante ciò, Han si rende conto che non si può arginare un sentimento del genere e che stare con Mark cambia ogni fibra del suo essere. Soprattutto del suo essere cinese.


L'amore non è sentimento né emozione: è un prepararsi alla battaglia. È un vuoto che non lascia nulla dietro di sé, come la morte. 

Alla fine Han cede, con scandalo di conoscenti, amici e parenti.
Ma poi man mano anche loro si rendono conto che nonostante le differenze sociali e culturali, l'amore tra Han e Mark è qualcosa che non si può interrompere.

Gli amici di sempre cercheranno di stare loro vicini e anzi di spronarli a vivere questa loro relazione senza ansie  e senza troppe remore, ma soprattutto senza cercare di pensare alla guerra che incombe.

Si dice che il Cielo faccia nascere l'amicizia anche tra i barbari. L'amicizia non può essere egoistica o esclusiva. È come una luce che illumini alberi e fiori in un giardino: più intensa è la luce, più numerosi sono gli alberi e i fiori che ne ricevono i raggi. L'amicizia è scoprire e condividere qualcosa con altre persone, evocare fantasie e pensieri nobili nella mente altrui.

Ma non illudetevi.
Ve ne sto parlando come un grande amore, ma in realtà vorrete prendere Han a schiaffi ogni cinque o sei pagine. Lei è l'esempio di come l'amore possa rincoglionirci. Passa metà del suo tempo a sospirare per Mark e l'altra metà a sperare che tra loro due finisca tutto.
Forse questo giustificherebbe il suo NON IMPEGNARSI per cercare di mantenere a galla questa relazione.
E' ben consapevole che Mark sarebbe solo d'intralcio al suo desiderio di vivere in Cina durante la rivoluzione, ma non può fare a meno di amarlo. Eppure non smette di dire: No ma non dureremo. No ma ci lasceremo. Lui non divorzierà mai. Non lo amerò mai.

Praticamente la vita amorosa di Han Suyin è un pendolo che oscilla tra un #Mainagioia e un #Chitemmuort
Detto proprio in maniera saggia e popolare insomm'...

Questa diatriba interiore ci porta quasi all'esasperazione e vorremmo prendere Han per le spalle e scuoterla e dire: Scetate Carulì che ll'aria è doceeeee!
Insomma, nonostante la narrazione sia molte volte fredda ed impersonale, lo stile di scrittura dell'autrice è poetico, sublime, quasi propiziatorio. 

Cita spesso la letteratura e la poesia e veniamo quasi rapiti dalla musicalità dei concetti da lei espressi, soprattutto quando lei e Mark si confrontano sulle rispettive conoscenze culturali.
E' assolutamente palese l'amore che Mark prova per lei, ma lo è altrettanto quello di Han per lui, e quindi ci risulta difficile capire perché lei lo metta costantemente alla prova.
Anzi sembra quasi che metta alla prova se stessa per riuscire a capire se riuscirebbe a vivere senza di lui.

Insomma, in alcuni punti mi sono sentita molto demoralizzata, come se nessuna storia d'amore fosse destinata a durare. (MANCO LA MIA!)
Ciò non mi ha tolto però il piacere della lettura.

Alla fine il voto che ho dato al libro è quello di CINQUE MERITATISSIME STELLINE perché nonostante questo libro parli di amore in maniera incoerente, è stato una gioia per gli occhi e per la mente.
Perché ho bevuto ogni singola parola, sono riuscita a centellinarlo e a dilazionarne la lettura, così il piacere durava di più XD

Quindi non posso fare altro che consigliarvelo.
Lo leggerete? 
Lo avete già letto?
Fatemelo sapere!

Bene svampitelli, per questa recensione è tutto!
A risentirci nel prossimo post.

Con amore,
Svamps.

1 commento: