giovedì 24 marzo 2016

Girl runner (o anche: Corri ragazza laggiù! o addirittura: CORRI FORREST!) insomma recensione entusiasta del romanzo di Carrie Snyder

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli!

Eccoci qui, verso la fine della settimana, con una nuova recensione.
Pasqua si avvicina, il mio compleanno si avvicina, Firenze si avvicina.
E quale modo migliore di chiudere la settimana se non con la recensione di un libro a mio parere bellissimo?Anzi, ne approfitto per ringraziare la mia adoratissima Sonzogno per la copia in anteprima e mi scuso se questo post arriva in un mostruoso ritardo.

Oggi parliamo di un libro che è uscito in libreria il 10 marzo e che io ho potuto appunto leggere in anteprima. 
L'ho divorato e pensate che mi sono addirittura commossa!

Sto parlando di:



 29475490 
[copertina italiana ed originale a confronto]


[LA RECENSIONE E' SPOILER- FREE]

Titolo: Girl Runner
Titolo Originale: Girl Runner
Autore: Carrie Snyder
Pagine: 281 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 10 Marzo 2016
Editore: Sonzogno
Collana: Romanzi
Prezzo: € 16,50
Girl runner, la ragazza che correva, si chiama Aganetha Smart e, nel 1928, conquistò la medaglia d'oro per il Canada alle Olimpiadi di Amsterdam. Ma chi si ricorda più di lei e della sua gloria passata, ora che vive sola e abbandonata in una casa per anziani? Eppure, un giorno, la sua tranquilla routine viene interrotta dalla visita di un ragazzo e una ragazza, desiderosi - almeno così dicono - di farsi raccontare la sua storia e girare un documentario sulle sue imprese sportive. Con il corpo debole ma la mente pronta a un'ultima avventura, Aganetha si lascia così caricare in auto e trascinare via. Man mano che il viaggio la conduce verso i luoghi della sua infanzia, nelle brumose campagne dell'Ontario, i ricordi di Aggie (come la chiamavano affettuosamente in famiglia) invadono la scena, si accavallano, raccontando una vita movimentata e intensa. I numerosi personaggi del suo lontano passato tornano così a esistere, più presenti dei vivi che la circondano: c'è Aganetha bambina e poi adolescente che, insieme alle sorelle, impara a conoscere il mondo dei grandi; c'è la Prima guerra mondiale, che si porta via tanti giovani; c'è la scoperta del talento atletico e quell'allenatore che eccita la sua voglia di primeggiare; ci sono i tormenti dell'amicizia femminile e poi quelli del primo amore; infine c'è la donna adulta, alle prese con scelte di vita che non sempre si collocano nel solco della propria epoca. Oltre a una trama ricca di colpi di scena, è la voce narrante di Aganetha a sedurre e ipnotizzare il lettore, con le sue emozioni, la sua forza d'animo e quella speciale generosità che la porta a entrare in contatto con persone molto diverse da lei. Solo quando il suo viaggio si avvia alla conclusione, Aggie scopre che i due giovani che sono venuti a cercarla non sono quel che dicono di essere, e conoscono un segreto che lei non ha mai rivelato a nessuno.
Partiamo con il consueto raffronto titolo/copertine 
La copertina originale non mi fa impazzire, anche se è molto evocativa.
La copertina italiana è stata disegnata da Maria Cecilia Azzali e Studio Tapiro Design, ed è assolutamente fantastica!
Lo so che lo dico di tutte le copertine Sonzogno, ma guardate quei lunghissimi capelli dorati!
No ora vi metto tutte le copertine poi ditemi se la nostra non è la più figa!

20662583
House of Anansi Press (USA)

22249712
Harper Collins (UK)

24962856
Two Roads Books

28819625
Anthos (Germania)

25862526
Alfaguara (Spagna)

25142460
W.A.B. (Polonia)

29242667
Alef Yayinevi (Turchia)

28119976
btb Verlag (Germania)

27677309
Ediciones 62 (Catalogna)

E INFINE

29475490
Sonzogno



EDDAI!
Non è la più bella la nostra?
Devo ammettere che quella della Harper Collins e Turchia e Polonia, mi piacciono molto ma per me vince a mani basse la nostra.
Quindi come al solito 10 punti a Grifondoro! (che sarebbe il reparto grafico della Sonzogno)

Bene, ora passiamo alla recensione vera e propria!
Iniziamo subito col dire che questo romanzo mi ha conquistata fin dalle prime pagine ed è proprio raro che succeda.
E' un romanzo ricco di frasi importanti, da usare come citazioni, ricco di spunti di riflessione.
Eppure non è un romanzo pensato per questo.
O forse no?

Ma partiamo dal principio.
Questo romanzo è narrato in prima persona da Aganetha Smart, 104 anni, chiusa in una casa di riposo.
Il racconto è tutto fatto nel suo cervello, più volte lei stessa afferma di pensare alcune cose ma di non riuscire a dirle. Insomma ci rende partecipi dei problemi della senilità.
E con le sue sensazioni riguardo agli odori e ai suoni della casa di cura, già siamo portati a prenderla in simpatia.
Il libro sii apre appunto con Aganethe e con la sua infermeria che la agghinda a festa perché due suoi nipoti alla lontana sono venuti a trovarla.
La nostra donna, furbissima, SA che non ha nessun nipote e si lascia trascinare via da questi due misteriosi ragazzi che senza ombra di 'scuorno'* (ritegno/pudore/vergogna), se la caricano in auto e VIA!
La loro motivazione è quella di voler girare un documentario in onore della grandissima atleta che è stata, e per permettere a Kaley, la ragazza, di poter gareggiare e competere alle gare.

Si dipana così una matassa di ricordi, chiusi a chiave nella mente di Aganetha.
E' come guardare nel buco della serratura di una grande e strana vita che nessuno ha mai saputo interpretare.
E se vi aspettate un romanzo sportivo che parli di allenamenti, e viaggi, e gare, e medaglie, beh vi sbagliate di grosso.

La bellezza di questo romanzo sta nel fatto che in realtà è una cronaca familiare e mi ha conquistata così nel profondo come non mi succedeva da Miss Jerusalem.
Aganetha è un'abile narratrice.
E' giusta, mai frivola, molto seria e composta.
Rispecchia in pieno l'educazione che le è stata data da una madre che tutti ammiravano e che svolgeva un 'mestiere' davvero difficile (nooo non la prostituta!!!!).

Ho amato ogni singolo personaggio, sia quelli buoni che quelli per così dire cattivi.
La famiglia Smart è stata così numerosa e così legata nonostante i figli tra loro fossero fratellastri e sorellastre, che mi si riempiva il cuore di gioia, anche quando Aganetha raccontava dei litigi o delle scaramucce o del fatto che una sorella andasse d'accordo più con una sorella piuttosto che un'altra, dopotutto sono cose che succedono no?

Io davvero non so come esprimere al meglio ciò che mi ha trasmesso questo romanzo.
La storia di Aganetha non è una storia comune, soprattutto perché lei era una donna, era alta, era veloce, e non aveva la minima idea di come stare in mezzo alla gente.

Se fosse vissuta al giorno d'oggi l'avremmo definita 'una wallflower', una ragazza da parete, sempre sulle sue, senza mai sapere cosa dire o casa fare, ma sempre pronta a correre e a scappare via per liberarsi dei pensieri.

Ricordiamo che è il 1928, Olimpiadi di Amsterdam, e per la prima volta le donne sono ammesse alle gare di atletica leggera.
Aganetha si trova a combattere contro i pregiudizi, non solo quelli degli altri, ma anche i suoi verso sé stessa.
La sua scarsa autostima, il credere di non meritarsi le gare, l'inesistente fiducia nelle sue capacità fanno si che più di una volta lei rischi di vacillare e commettere un errore.

Ma gli errori si fanno.
Succede a tutti.
Ed anche Aganetha sbaglia.

Custodisce molti segreti, cose che nessuno sa, ed è proprio 'grazie' a Max e Kailey che riesce a tirarli fuori, pur non volendo.

La storia di Aganetha non è reale, eppure la squadra canadese arrivò in finale nel 1928, loro erano le Matchless Six (le Imbattibili Sei).
E credo che si siano sentite come la nostra Aggie, insicure ma impavide, senza nulla da perdere ma con tutto da guadagnare.

La narrazione è cruda, giusta, reale, senza bugie, senza filtri.
Aganetha a 20 anni è uguale a come la troviamo a 104.
Ha vissuto una lunga vita.
Piena, ma a volte triste.
Ha visto tutti quelli che amava morire.
E' l'unica sopravvissuta degli Smart ed ha ancora voglia di correre per un'ultima avventura.

Ecco, io vi avevo promesso un romanzo senza spoiler e quindi mi fermo qui ma ESIGO che lo leggiate e vi facciate catturare da quello spirito ribelle dalla lunga chioma d'oro.


Se mi chiedessero: cosa ti è piaciuto di questo romanzo?
Direi l'amore che ne traspare.
Ma badate bene, non parlo di amore uomo/donna, ma dell'amore per la famiglia (e a volte anche l'odio), dell'amore per la corsa, per il cameratismo che fa nascere nonostante sia uno sport 'solitario', un amore che nasce nel profondo e non si spegne.
Neanche a 104 anni.


La fine è strana.
Mi spiego...
Si ha questo senso di vuoto e di inquietudine.
Mi sono sentita irrequieta e vaga, come se avessi qualcosa da aggiungere all'ultima riga, ma non sapessi bene cosa.
Mi ha un po' lasciato l'amaro in bocca, perché credo di non averne capito bene il senso e la cosa mi fa arrabbiare enormemente, perché sono una tonta che non riesce mai a godere in pieno dei libri bellissimi, come questo.

Alla fine il voto che ho dato al romanzo è stato quello di QUATTRO STELLINE E MEZZO, perché nonostante un finale un po' perplesso, è un libro che mi ha conquistato nel profondo, che mi ha commossa nonostante non sia pensato come una storia commovente, che mi ha fatta immedesimare totalmente nel personaggio e che mi ha aiutato con un paio di frasi ad hoc, a sbloccare un discorso ostico con una mia amica!


E voi?
Lo leggerete? Lo avete letto?
Se si, fatemelo sapere!

Bene svampitelli, per questa recensione è tutto!
A risentirci nel prossimo post.

Con amore,
Svamps.

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