mercoledì 22 luglio 2015

Eravamo quattro amiche al bar! - ovvero recensione super esaltata di Reykjavìk Café. DA LEGGERE!

Buon pomeriggio e ben trovati svampitelli belli.

La recensione di oggi è facilissima da scrivere.
Vi chiederete voi: "E come mai Svamps?"
Beh, perché quando una cosa è bella... è bella!
Quindi viene tutto semplice.

Lo sapete fin troppo bene che quando un libro mi è piaciuto tendo a scriverne subito la recensione e a sembrare una pazza esaltata.

Questa volta, vuoi per mancanza di tempo e concentrazione, vuoi perché non mi venivano le parole giuste e vuoi perché ci ho pensato un po' su, ho deciso di aspettare almeno un paio di giorni prima di scriverla.
Per riflettere, per analizzare.

Anche se sappiamo entrambi che non l'ho fatto e che di certo scriverò comunque una recensione esaltata XD

Chiedo venia fin da ora!

Sto parlando di...




[Copertina italiana ed originale a confronto]


[E STATE ATTENTI AGLI EVENTUALI INVOLONTARI SPOILER!!!!!]

TitoloReykiavìk Café
Titolo Originale: Korter
AutoreSólveig Jónsdóttir
Pagine: 317 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 12 Marzo 2015
Editore: Sonzogno
Collana: Romanzi

Prezzo: € 17,50

Per una donna i trent'anni sono un'età meravigliosa, si comincia a fare sul serio e ad assaporare il bello della vita. Peccato che non sia quasi mai veramente così. Hervòr, Karen, Silja e Mía, ad esempio, sono tutte alle prese con situazioni sentimentali caotiche e insoddisfacenti. C'è quella che si accontenta di saltuarie notti di sesso con l'ex professore di università, chi vive dai nonni, trascorrendo i weekend in discoteca e svegliandosi ogni volta in un letto diverso. Oppure quella che, essendo medico, è spesso costretta a turni fuori casa e, guarda un po', la volta che rientra senza avvisare sorprende il neo marito con una biondina. E poi c'è la più scombinata di tutte: è stata lasciata dal fidanzato, un avvocato benestante, e ora vive in una mansarda in mezzo agli scatoloni del trasloco, faticando a trovare un lavoro e una direzione nella vita. Le quattro giovani donne non si conoscono né sembrano avere molti punti in comune. A unirle è la pausa obbligata al Reykjavik Café dove, nel buio gennaio islandese, vanno a cercare un po' di calore e dove le loro storie finiranno per intrecciarsi. Finché, fra un latte macchiato e un cocktail di troppo, rovesci del destino e risate condite da improbabili consigli, ognuna troverà il modo di raggiungere la propria felicità, o qualcosa di molto vicino.

Come nostro solito, partiamo dalle copertine.
Ragazzi per la prima volta non so pronunciarmi!!!
ODDIO!

Cioè la copertina italiana è stata magistralmente curata, ideata, disegnata e blabla dalla mitica Valentina Cinetto.
Se questo nome non vi è nuovo, e nemmeno il design, allora vorrà dire che avete prestato attenzione alle mie recensioni precedenti, perché la nostra brillante grafica/designer/illustrator, si è occupata anche della splendida copertina del romanzo Mistero a Villa del Lieto Tramonto, sempre edito da Sonzogno.
Per rivederla e rinfrescarvi la memoria potete cliccare qui.

Ma la copertina originale?

Ne vogliamo parlare?
E' superbellissima! 
Quattro ritratti per quattro donne.
Colori neutri, disegni molti accurati.
Se qualcuno sa il nome dell'autore di questa copertina me lo renda noto pleaaaase!

Diciamo che per la prima volta nella storia delle recensioni della Svamps, abbiamo un bel PARI MERITO per entrambe le copertine.

COMPLIMENTI!

Ma ora, passiamo alla recensione vera e propria.

Una recensione che sarà del tutto spoiler free, o almeno ci proverò!
ELISA LO FACCIO SOLO PER TE!

L'ambientazione è l'Islanda nei freddissimi mesi di inizio anni, mesi che mi hanno sempre angosciata, e cioè gennaio e febbraio.

E leggere di neve e gelo con 40°C è stato bellissimo.
Riuscivo perfino a rabbrividire ogni volta che si menzionava una tempesta di neve e la sensazione umidiccia dietro il collo che provoca il freddo.
Insomma, leggerlo in estate è DA GENI!
Mi ha raffreddato i bollori!
Pollice in su.

Una cosa che solo alla fine del libro ho realizzato è che il titolo scelto per l'Italia è certamente facile da ricordare, breve, d'impatto e resta impresso, ma non ci appizza una mazza.

Si scusatemi, ma dopo il raffronto copertine andato così bene, ho da ridire sul titolo.
Sia italiano che originale.
Trovo che scegliere Reykjavìk Café come titolo sia stato strategico a livello di marketing, perché da 'pubblico', lo trovo come appunto ho già detto, facile da ricordare, breve, molto carino e mi fa pensare un po' a tutti i bar status, simbolo delle maggiori serie televisive che ho visto. (Quello di Friends, la tavola calda di OC, il MacClarens di How I met your mother.)
Insomma lo immaginavo come un posto speciale dove avveniva la magia.

Il titolo tradotto fa credere che sia il bar ad essere il protagonista della storia, ma così non è.

E' alquanto marginale.In realtà il Reykjavìk Café è solo la spiaggia dove attraccano le quattro donne protagoniste, che come spuma delle onde, lambiscono la zona e poi tornano come il mare alla loro vita frenetica.
Quindi se vi aspettate tutto il romanzo ambientato nel bar, scordatevelo.

Però c'è da dire che neanche il titolo originale mi abbia ispirata più di tanto.

Da quello che avete letto più su, il titolo è Korter, che andando su reverso.it, ho scoperto significare 'trimestre'.
Sapete a cosa ho pensato subito?
Alle scene sul passare delle stagioni che si susseguono, nel film Juno, avete presente?
Ecco lo scandire del tempo che passa, dai mesi più bui all'arrivo della primavera.
Come a dire: 'c'è la luce in fondo al tunnel'.

Protagoniste del romanzo sono quattro donne alla soglia (o oltre) dei trent'anni (vincenti e seducenti per citare un famoso film, su cui un po' tutti abbiamo sognato - il film è Trent'anni in un secondo con Jennifer Garner e Mark Ruffalo, per intenderci!) che in un modo o nell'altro vedono la propria vita andare in pezzi.


Hervòr la barista, Karen la svampita, Silja il medico superimpegnato e Mìa, quella col cuore spezzato.

Quattro donne diversissime tra loro, che non si conoscono, e che si ritrovano ad essere protagoniste di una storia intrecciata senza sapere nemmeno come.
Le loro storie mi hanno affascinato così tanto proprio perché sono storie comuni, affrontano la vita di tutti i giorni, non è la solita roba da libro.
E' la vita reale, è il debito universitario, è la bolletta non pagata, è il tuo uomo che ti mette le corna, è il lavoro che non ti soddisfa, è la spesa da fare, è l'auto da far riparare.
E' la vita mia, come può essere la vita tua, o di lei, o dell'altra.

Mi ha fatta riflettere tantissimo.

Mi si è stretto il cuore ai capitoli di Mìa e di Silja.
Leggendo capirete il perché.

Hervòr è un po' Amelie.
ECCO!
L'illuminazione!

Se dovessero fare un film su questo libro, spero che se ne occupi il regista del film, Il Favoloso mondo di Amelie, perché è proprio così che me lo sono immaginato!!!

E sappiate che è uno dei miei 5 film preferiti!

Ho amato anche Marinò, avventore del bar, che sembra uno dei personaggi del film di Amelie, insomma, togliete la Francia, metteteci la neve e l'Islanda e avrete il Reykjvìk Café!


Mi sono sentita un po' come la brutta Audur che lava sempre i piatti.

Ho trovato sempre qualche passaggio in cui immedesimarmi.

Una frase che mi è piaciuta tantissimo è stata:



"Io non credo che le persone importanti ci abbandonino, anche se devono andarsene. Non può essere così facile."

Inoltre devo dire che ho amato questo romanzo nonostante io non riesca ad apprezzare a fondo i romanzi corali, se così possiamo definirlo.
E da ammiratrice sfegatata di Benni, questo è tutto dire.
(Infatti Elianto e la Compagnia dei Celestini sono i romanzi che mi hanno fatta storcere un po' il naso, per quanto stupendi.)

Tutto il romanzo è permeato di un'atmosfera aspra come un limone, con personaggi che tentano di fare la limonata con quello che la vita offre loro, anche se spesso sono solo badilate sui denti.


Sono donne forti, che si rialzano dopo ogni caduta, anche quando stanno pensando: 'non ce la farò mai'.

Sono donne come noi siamo donne.
Sono modelli a cui guardare per prendere esempio.

Credo che questo sia uno di quei romanzi che può essere fin troppo facilmente sottovalutato, ma io l'ho apprezzato tantissimo e me lo sono goduto fino in fondo, complice anche il fatto di non averlo letto tutto d'un fiato, che mi ha aiutata molto e gustarmelo di più.


Unica pecca: il finale arrabbattato.


Si reghà, l'ho trovato incredibilmente frettoloso, sbrigativo e decisamente troppo corto.

Non si possono dedicare due paginette stentate ad un così bel romanzo.
NO.NO.E NO!

Odio i finali così, avrei voluto delle spiegazioni più approfondite.

Sembra esser stato messo là per darci il contentino.

Ovviamente ciò non mi ha impedito dal dargli un giudizio di BEN CINQUE STELLINE PIENE, quindi se potete compratevelo e portatevelo al mare.


Lasciatevi catturare dalla forza di quattro donne all'apparenza così fragili come dei fuscelli, ma forti come solo il legno può essere.


Per oggi è tutto, chiudo qui questa melensaggine e vado a scrivere la prossima recensione.


Spero vi piaccia almeno la metà di quanto è piaciuto a me.


E voi?
Lo avete letto?
Fatemi sapere.

Ci risentiamo nel prossimo post.


Con amore,
Svamps.

2 commenti:

  1. L'avrei comprato anche solo per la copertina. Ora *devo* comprarlo T_T averlo suona come una necessità! Sarebbero più che sufficienti queste due motivazioni: 1) il refrigerio (neve e gelo sono parole SUBLIMI!) 2) il paragone con Amélie, che è anche uno dei miei film preferiti <3

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    Risposte
    1. Credo che sia uno di quei libri facilmente sottovalutabili (ma esisterà come parola???)
      alla fine può darsi che lo leggi e pensi: Ma che è sta roba? oppure: Ma è tutto qui?
      Alla fine per 3/4 del libro pensi che non stia andando a parare da nessuna parte.
      Un po' come i film francesi aahahahahahah XD

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