venerdì 19 giugno 2015

Dopo tre anni e quattro ore di fila, finalmente... la CASA DI ANNA FRANK! [Recensione sentimentale e poco oggettiva di un luogo che può scatenare molti 'meh' e pochi 'uaaaaau']

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli.
Oggi, nonostante sia Venerdì e debba essere giorno di Recensioni in Pillole, ho deciso invece di parlare di un luogo visto ad Amsterdam che mi ha emozionata veramente tanto.

Per quelli che leggendo il post di ieri, hanno già capito dove sto andando a parare, beh complimenti!
(Anche se era piuttosto facile! Gné)

Per chi si è perso il post (disonore su di voi!) può leggerlo qui.
Comunque sto parlando della mia visita alla Casa di Anna Frank.

Nel mio precedente viaggio ad Amsterdam non ero riuscita a vedere la casa di Anna Frank per mancanza di organizzazione (mia e del mio gruppo) e per le file lunghissime che vedevo protrarsi fino alle otto di sera (vi parlo del 2013). 
Mi ricordo benissimo che una sera ci ritrovammo nel Jordaan, il quartiere dove si trova la casa - museo, e passammo davanti a questa fila lunghissima (ignari del perché).
Al che Fidanzato si gira verso di noi ed esclama: "Questa secondo me fa il caffè buono!"
E già tutti a ridere, salvo poi svoltare l'angolo e ritrovarsi di fronte la statua di Anna.
Siamo rimasti come dei cretini, io mi sono lagnata tutto il tempo e non sono riuscita a visitare il museo.
Le prime mie parole sono state: "Ma io mi aspettavo una casa vecchia, cadente e bombardata!"
(Ammetto di non esser mai stata troppo informata a riguardo, però provate voi a non esclamare una cosa del genere se parte dell'edificio che state guardando ha una schermatura in metallo pseudo moderno!)

Quest'anno ho deciso che mi sarei fatta pure 4 ore di fila, ma sarei entrata. E...così è stato!!! Purtroppo non è sufficientemente pubblicizzata la possibilità di prenotazione on-line, io stessa non l'ho scoperto fino a quando non ho iniziato a leggere le recensioni su TripAdvisor al mio ritorno, e quindi quando si arriva a Prinsengracht ci si ritrova davanti ad una fila talmente lunga che fa il giro dell'isolato!
Noi infatti siamo arrivate dalle vie sul retro e non dalla strada principale, e quando ci siamo rese conto che intorno all'isolato era sempre la stessa fila che faceva il giro, quasi siamo svenute!

Alla fine ci siamo messe l'anima in pace e ci siamo accodate alla carinissima ragazzina giaggianese col cappotto rosso, che se ne stava da sola davanti a noi.
Per me, comunque, è valsa la pena aspettare quattro ore sotto al sole cocente (l'unico di tutto il viaggio!).
Il biglietto costa 9 euro e diciamo che per il servizio scarno che offre magari è un po' alto. 

(Nel 2013 se non erro costava 7 euro e cinquanta.)
Durante l'attesa, il personale ha distribuito materiale informativo in tutte le lingue e questo ha aiutato molto le mie amiche che non parlano inglese. 

Ed è stato un bene leggere tutto l'opuscolo durante l'attesa.
Infatti, poi ci siamo rese conto che all'interno tutto è scritto in olandese e in inglese.
Molti filmati, immagini e tracce audio sono solo in olandese o in inglese. Quindi per chi non mastica la lingua è molto difficile entrare in comunione col luogo.
Solo alcuni filmati hanno molteplici traduzioni, italiano compreso.
Non a caso spesso le ho viste guardarmi con perplessità mentre guardavo un filmato e mi venivano gli occhi lucidi.
Purtroppo condivido il pensiero di alcune persone che hanno commentato su TripAdvisor, lamentandosi della gente che si ammassava negli stanzoni vuoti senza realmente capire quello che stavano facendo, mossi solo dalla curiosità.
Ma credo che sia una pecca delle persone in sé, non del luogo.

Uno non può andare al museo, tornare a casa e commentare su TripAdvisor che l'esperienza non gli è piaciuta perché le persone sono capre. E quindi?
Sei una capra anche tu?
Le persone saranno pure capre, ma io mi sono goduta ogni singolo istante.
Se poi ci aggiungiamo che sono una ragazza estremamente emotiva, il pianto era assicurato!
Quello che mi sento di dire alle persone che ci vanno per la prima volte è: "Non aspettatevi un museo figo con ricostruzioni!"

Così come erroneamente credevo io prima di leggere l'opuscolo. 
È un luogo vuoto e desolato, così come Otto ha stabilito che fosse. 
I nazisti dopo la retata, portarono via tutto.
E la casa è in quelle condizioni da allora. Vuota. Devastata.

Non vi è rimasto niente, se non il lavabo e la tazza nel bagno, la stufa in cucina, e le immagini alle pareti della stanza di Anna.
Mi è dispiaciuto constatare che l'ultimo piano, la soffitta, quella che più aspettavo di visitare (causa Colpa delle Stelle) era stato chiuso al pubblico senza motivo apparente, ma per il resto, per me è stata una grande esperienza. 

Mi sono commossa appena entrata e ho smesso di piangere solo una volta uscita fuori.
Non credo sia il luogo più adatto a famiglie con bambini piccoli o irrequieti, perché non riuscirebbero a cogliere l'entità della cosa e perché farebbero innervosire la gente antipatica come me! 

Io, comunque alla fin fine, ne sono rimasta molto soddisfatta e solo al termine della visita sono stata felice di non aver potuto scattare fotografie.
Avrebbe rovinato tutto.
Senza poter scattare, mi sono goduta ogni scalino consunto, ogni parete graffiata, ogni finestra da cui iniziava a scrostarsi la vernice.
Ho avuto un senso di angoscia per tutto il tempo e fare foto mi avrebbe solo distratta.
Invece volutamente mi sono concentrata su quei sentimenti per godere appieno di tutto.

Spero di non avervi angosciato troppo.
Per farmi perdonare, vi lascio qualche foto scattata da me (quindi abbiate pietà se la luce è pessima o l'inquadratura è storta!).


 





 


Per oggi è tutto.
A risentirci nel prossimo post.


Con amore,
Svamps.

2 commenti:

  1. VIsta quando sono stata ad Amsterdam e ho anch'io pianto come una fontana dall'inizio alla fine :'(
    E come sempre Devil batte tutti XD
    Baci

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    Risposte
    1. Devil ha il cronometro! Quando scattano le 9:00 corre qui! <3
      Alla fine, credo che il fatto che sia vuoto sia un bene. Non voglio la ricostruzione, voglio la realtà dei fatti, nuda e cruda.

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