mercoledì 13 maggio 2015

Rip - Recensioni in Pillole #19

Eccoci qua di nuovo, di venerdì con la nostra adorata rubrica delle recensioni in pillole, per chi come me e voi, nel pieno del weekend, si scoccia di leggere post uberlunghi sugli ultimi libri che ho letto.
[Si l'intro è sempre la stessa!]

Oggi vi parlo di:


- Il richiamo della foresta, Jack London





Anche questa è un'edizione economica della, ormai nota, santissima Newton Compton Editori.
La sto amando sul serio giuro!

Ma procediamo per punti:
  • Come ben sapete, e se non lo sapete ora lo saprete!, Il Richiamo della Foresta narra le vicende del cane Buck, un cane dall'aspetto di un lupo, derivato da un incrocio tra un San Bernardo (Beethoven per farvi un esempio) e una femmina di Pastore Scozzese (cioè Lassie!).
  • Buck vive in California in mezzo ai soldi e alla pacchia, ma viene sottratto al suo padrone a causa della sua ingente mole, per essere venduto nel commercio dei cani da traino, durante la caccia all'oro che impazzava in America a fine ottocento.
  • La storia è narrata dal punto di vista di Buck e questo mi è piaciuto molto, perché non ti aspetteresti mai che lo stile di scrittura risulti allo stesso tempo così scorrevole ma anche molto acuto ed intelligente. Non che i cani siano scemi, non fraintendetemi, ma non è certo il tipo di narrazione che mi aspettavo e l'ho gradito davvero molto. Mai atipico, fantascientifico o surreale. Buck non è umanizzato. E' un cane che racconta le cose, così come le sente, le vede, le percepisce. Che sia paura, disprezzo, coraggio, energia, ma anche amore.
  • La descrizione della lotta alla sopravvivenza di Buck in un ambiente che diventa via via più ostile, non solo a livello climatico (perché dalla California ci siamo spostati di città in città fino al freddo e gelido Alaska), ma anche per tutte le persone che entrano ed escono dalla sua vita, mi ha fatto provare un'altalena di emozioni.
  • Devo dire che in alcuni momenti la storia mi ha fatto pensare a quella di Balto, ma forse solo per l'aspetto da cane lupo e per la questione del traino delle slitte. Infatti in Balto non si andava alla ricerca dell'oro, bensì alla ricerca delle medicine per i bambini malati di difterite.
  • Il graduale 'inselvatichimento' (passatemi il termine) di Buck mi ha affascinata molto. Passiamo infatti dalle prime pagine in cui siamo alle prese con un cane di casa che deve imparare a sopravvivere alle frequenti bastonate, agli altri cani molto spesso randagi, agli stenti e al freddo, alla quasi fine del romanzo in cui ritroviamo un cane che è riuscito a sopravvivere a tutto questo, che ha dovuto curarsi da solo le ferite, che ha imparato a riconoscere ogni minimo segnale della natura in cui vive e ad amarla soprattutto.
  • Il richiamo della foresta del titolo è quello che attira Buck, che cerca di legarlo a sé, di allontanarlo dalla civiltà e dall'umanità- Solo l'amore per l'ultimo padrone che si prenderà cura di lui gli impedisce di spezzare qualsiasi legame con l'ambiente domestico per fuggire verso quell'ululato di cui Buck sente di far parte.
  • E' un romanzo, che per quanto possa essere considerato d'avventura e per ragazzi, offre numerosi spunti di riflessione.
In conclusione, ho dato quattro stelline al romanzo perché non credevo mi sarebbe piaciuto così tanto, e invece mi ha davvero stupita.
Lo supersuper consiglio, perché la fine è splendida!
(si oggi sono gasata!)

Per oggi è tutto svampitelli belli!

A risentirci nella prossima Rip.

Con amore,
Svamps.

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