lunedì 10 settembre 2018

La voce delle ombre (bussa sempre due volte) di Frances Hardinge

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo lunedì!Non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:
[copertina italiana ed originale a confronto]



Titolo: La voce delle ombre
Titolo originale: A skinful of shadows
Autore: Frances Hardinge
Pagine: 429 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 28 Agosto 2018
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Prezzo: € 17,00

In una notte cupa e fredda, Makepeace viene costretta a dormire nella gelida cappella di un cimitero: lì nessuno potrà sentirla gridare terrorizzata nel sonno. Perché lei è molto diversa dalle ragazze che, nell'Inghilterra della metà del Seicento, vivono nel suo villaggio. Makepeace ha un dono, che è anche una maledizione: può accogliere gli spiriti dei morti che vagano alla ricerca di un nuovo corpo. E una sera, per la prima volta, è il fantasma di un orso a trovare rifugio dentro di lei. Quando intorno scoppia la guerra civile e Makepeace viene rapita da una famiglia nobile e misteriosa, l'orso diventa l'unico amico di cui può fidarsi. Insieme potrebbero cambiare le sorti del conflitto. Ma altri spiriti malvagi e potenti vorrebbero piegarla alla loro crudele volontà, per annientare il re e sconvolgere tutta l'Inghilterra.


Premetto col dirvi che di France Hardinge ho sentito tanto parlare negli ultimi due anni, ma che di suo ancora non ho mai letto niente.

Possiedo L’albero delle bugie (pubblicato da mondadori) però in lingua, perché regalo di Chiara de Il castello tra le nuvole, ma non l’ho ancora letto.
Così quando c’è stata la possibilità di leggere il romanzo alla sua uscita, ho accettato subito, infatti colgo l’occasione per ringraziare Mondadori per la copia.

Partiamo dicendo subito che questa storia mixa in egual misura l’aspetto storico (la guerra civile inglese nel 1640) con quello del supernaturale ed in particolare dell’horror. Infatti l’inizio è proprio quello tipico inquietante ed angoscioso di una storia del terrore fatta di madri misteriose, cripte buie e cose striscianti nell’ombra, ma quando poi la trama inizia a dipanarsi, tutta questa paura si dissolve nel nulla.

La protagonista è Makepiece, una ragazzina cresciuta da sua madre in una comunità Puritana (Makepiece infatti è un nome tipicamente puritano), entrambe ospiti non desiderati degli zii.
Vivono, o meglio sopravvivono, preparandosi alla futura fine del mondo, in modo umile, e cercando di amalgamarsi quanto più possibile ai fanatici religiosi.

Questi amabili signorotti puritani non le vedono di buon’occhio, anche perché il padre di Makepiece è contrassegnato come ‘sconosciuto’, quindi questo bolla automaticamente la madre di Makepiece come una signorina di facili costumi.

Di notte Makepiece è ossessionata da incubi terribili, che la lasciano scossa e profondamente indebolita.
Sua madre tende a non spiegarle niente, a tenerle tutto segreto e si limita a chiuderla in una cripta abbandonata al cimitero al buio per ‘rafforzarla’ e prepararla a quello che verrà.
La ragazza deve prepararsi a fuggire dagli spiriti che tenteranno sempre di prendere possesso del suo corpo, che funziona da guscio vuoto per accogliere le anime di chi muore e resta per qualche minuto ad aleggiare sul posto di morte.

Lo so, detto così non si capisce un cazz.

Ve la faccio semplice: se Makepiece passa su un campo di battaglia fresco fresco, e ci sono delle anime che aleggiano sui cadaveri a cui appartenevano, esse si fionderanno a pesce sulla ragazza per continuare a vivere dentro di lei e poter eventualmente prendere possesso non solo del suo corpo ma anche delle sue facoltà mentali.
Quello che sua madre vuole per lei, è riuscire a scappare dalla famiglia del padre di Makepiece, una antichissima famiglia potente, dagli oscuri poteri, che farebbero della ragazzina un mero strumento per il loro tornaconto personale.
Così, dopo la morte di sua madre, si ritrova a scappare e a finire proprio nelle mani dei suoi nemici, dove farà la conoscenza di James Fellmotte (non vi spoilero chi è in realtà).

Makepeace è una ragazzina decisa è risoluta, non si fida di nessuno a causa dell’educazione impartita e anche dell’oscuro passato della madre da cui non hanno fatto altro che scappare per tutta la vita. E’ astuta e piena di risorse, non a caso è lei che trova tutte le falle nei piani di James quando devono scappare dal castello dei Fellmotte.

Le premesse che c’erano, mi piacevano tutte. La storia si preannunciava horror e malefica. Una ragazza col cuore di un orso (che avevo comunque male interpretato come concetto) che vive in mezzo ai fantasmi, ma senza nessuna magia particolare.
Aveva quel non so che di magical realism che ultimamente ho apprezzato tanto.
Però lungo la lettura c’è stato qualcosa che non ha fatto scattare la scintilla e molto probabilmente è lo stile di scrittura.
Mi piaceva la trama, mi piaceva il corso degli eventi (anche se forse avrei sfoltito un po’ la parte centrale), eppure i personaggi non riuscivano a trasmettermi nessun sentimento e mi sentivo quasi impantanata nelle sabbie mobili mentre leggevo.

Poi ho capito.
La Hardinge, con questo libro, è stata spesso paragonata a Katherine Arden, autrice di The bear and the nightingale, che non ho mai letto perché a sua volta era stata paragonata a Naomi Novik.
Se mi seguite da un po’, sapete che ho avuto seri problemi a finire Cuore oscuro della Novik quando è uscito l’anno scorso. (Avevo avuto problemi prima a finirlo in inglese e poi addirittura in italiano)

Quindi il problema è il modo in cui è narrata la storia, sembra sempre tutto dettagliatamente fantastico e poi mi fanno impallare il cervello e non riesco a concentrarmi.
Ho accusato maggiormente il colpo nella parte centrale, perché se dovessi giudicare l’inizio e le cento pagine finali, decisamente ricche di eventi ed azione, probabilmente il voto sarebbe stato più alto.

Ma il fatto che la storia si svolga su un arco temporale molto lungo, e soprattutto per tre quarti del libro, all’interno del castello dei Fellmotte, ha rallentato tantissimo quel senso incalzante di pathos iniziale di quando la mamma di Makepiece la chiudeva nella cripta insieme ai fantasmi striscianti nella sua mente.

Non ha aiutato tutta la questione storica sulla battaglia imminente, che ha tolto spazio all’aspetto horror, e rendendo così il romanzo più pseudo storico con tocchi soprannaturali, che una storia horror ambientata durante un periodo sanguinario.
Vi ripeto, non sarebbe stato tanto un problema, se l’aspetto storico non avesse preso fondamentalmente il sopravvento. Tanto più che Makepiece si ritrova poi come pedina all’interno del grande plotting di guerra tra le varie fazioni, e, complice anche il fatto che lei se ne passava abbondantemente il cazzo di chi vinceva, non mi sentivo coinvolta dagli eventi.

Come vi dicevo all’inizio, questo è stato il primo libro della Hardinge che ho letto, e nonostante questa storia non mi abbia appassionata pagina dopo pagina, sicuramente la leggerò ancora in future. Magari non subito, ma non la lascerò andare facilmente perché trovo che sia una scrittrice davvero valida.

Alla fine il voto è di TRE STELLINE E MEZZO perché se non fosse stato per il rallentamento centrale in cui la storia ha subito quasi un arresto, l'avrei apprezzato molto di più.

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

mercoledì 5 settembre 2018

2ª Tappa Blogtour: Ansia di Elena Triolo



Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo mercoledì di settembre che per me è il lunedì dell'anno.
Oggi torno sul blog con la presentazione di un libro che avrei potuto scrivere io tranquillamente e invece l'ha scritto Caroteecannella (altrimenti detta Elena Triolo).

Infatti Ohmacheansia ha il piacere di ospitare sul blog la seconda tappa del BT dedicato ad 'Ansia' di Elena Triolo.
(Uscito il 28 agosto per Hop!Edizioni a € 13,00)

Innanzitutto vi lascio qualche info sul volume:


Titolo: Ansia
Autore:  Elena Triolo
Pagine: 100 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 28 agosto 2018
Editore: Hop! Edizioni
Prezzo: € 13,00
Una sottile inquietudine che serpeggia nei giorni in cui attendiamo una risposta importante o ci misuriamo con qualcosa che pensiamo possa cambiare il nostro destino. Un senso di insoddisfazione che annulla i benefici delle giornate di tranquillità. Una paura anticipatoria che ci fa pensare che tutto andrà per il verso sbagliato. Ma anche una fame di rinnovamento che ci tiene attivi e mentalmente in allerta. Cos’è l’ansia? Elena Triolo, aka Carote e Cannella, l’ha immaginata come la BFF (best friend forever) bacchettona, sempre in abiti vittoriani, che ci dà il benvenuto alla nascita e non si scolla più. In vignette situazionali, proponendo esperienze che tutti, prima o poi, abbiamo vissuto, ci lascia un concentrato di ansie in formato pocket da portare in borsetta con noi.


La mia tappa consiste nel raccontarvi i miei cinque momenti di ansia preferiti presenti all'interno del volume (scelti appositamente per voi e solo perché sono quelli di cui soffro maggiormente anche io).
Dopo tutto non dimentichiamoci il nome di questo blog eh.


L'ANSIA PER ECCELLENZA (che in questo caso è Matre)


Questa è una delle ansia che mi porto dietro da più tempo, circa 12 anni e cioè da quando ai miei 18 anni, i miei genitori mi regalarono un telefono super figocostosotecnologico (ndr, era un Nokia N70 ma era l'ultimissimo modello ed io fin ad allora avevo avuto solo Nokia cessi).
Inizialmente mia madre, impaurita dalla possibilità che mi rapinassero, intimò che io non me lo portassi dietro, il che va contro il concetto di telefono cellulare e contro la sua possibilità di controllare che non fossi morta in qualche fosso.
Poi pattuimmo (essendo nata a marzo) che lo tenessi sempre nella giacca interna del giubbotto in modo da non poter essere borseggiata.
Da allora, ripeto questa frase a tutti e quando vedo i nanerottoli di 8 anni con l'iphone che giocano per strada vorrei urlare ai loro genitori: MA SIETE PAZZI O COSA?
(Da premettere che a mio fratello, un cinque/sei anni prima, i miei zii presero per la comunione la bici elettrica, e mia madre non voleva che lui ci andasse in giro per paura che i ragazzi più grandi 'gliela togliessero da sotto')


I VIAGGI (ed i mezzi con cui farli)


Se all'aeroporto è doveroso arrivare almeno un'ora e mezza / due ore prima, non lo è per la stazione è fondamentalmente concepita per arrivare lì, salire sulla carrozza, sedersi al proprio posto e partire.

E invece no!
E se c'è traffico sulla strada?
E se devi prendere qualche mezzo per arrivarci e ci sono dei guasti/scioperi/ritardi?
E se ci sono problemi col biglietto?
E se il biglietto elettronico non funziona?
E il tuo treno parte dal binario 1 o dal binario 25 di Garibaldi? (nota per i non avvezzi alla stazione di Napoli. I suddetti binari sono in culonia e ci vuole un botto a raggiungerli, soprattutto quando sei in ritardo, stai correndo trascinandoti dietro borse e trolley, e il treno doveva partire un minuto fa).


LE MEDICINE


Vi dico solo che nella mia borsa c'è un borsello blu al cui interno c'è (perennemente e non solo in caso di viaggi): bentalan, antistaminico, efferalgan, tachipirina, oki, moment, mesulid, imodium, cerotti, stuzzicadenti, due salvaslip e almeno tre assorbenti di forme differenti, una quantità industriale di gaviscon advance, crema per le punture di insetto alla calendula e un'altra crema alla lavanda, e salviettine umidificate disinfettanti.
Mic drop.

[in caso di viaggio ci si aggiunge antibiotico, crema per le ustioni (oppure foille all'occorrenza) e credo basti così ... ]



'VEDI DI NON AMMALARTI'

Il pensiero fisso del cervello (insieme a: speriamo che non mi venga il ciclo proprio quando devo partire).

'PISS'

Ma perché ci metti così tanto ogni volta che vai in un bagno pubblico?
Provatece voi, con la borsa attorno al collo, il cappotto sollevato, i capelli che vi fanno davanti agli occhi, stare attente a non far urtare la mutanda contro il bordo del cesso incriminato, piegarsi a squat perfetto per non schizzarsi da sola e blabla
E' na vitaccia insomma!

BONUS perché:

Allò, io non uso assorbenti interni.
Mi fanno senso, portano la candida se li tieni troppo, me li infilo sempre male e sto ritta come una scopa dolorante per tutto il tempo.
Ma ci ho provato giuro.
La prima volta in cui mi decisi ad usarlo, costrinsi la mia migliore amica a tirare l'assorbente mentre io tiravo il cordino, così, giusto per assicurarmi che non cedesse.
Ho ripetuto l'esperimenti anni dopo con Fidanzato, perché volevo riprovarci.



BONUS per i concerti a cui solitamente svengo per l'ansia.
Parterre? No grazie.
Entro e cerco le uscite di sicurezza ed i bagni.
Faccio le macumbe sperando di non ammalarmi e poi dopo ogni sfacchinata mi riprometto di non farlo mai più perché non sono fisicamente e psicologicamente adatta ad andare ad un concerto.

Dunque, per oggi è tutto!
Sui blog di Elisa, Luigi e Sabrina troverete altri momenti ansiosi di cui bearvi (sempre che non lo facciate già).

A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

Con amore,
Svamps.

giovedì 26 luglio 2018

Snot Girl, Verde (non) d'invidia di Bryan Lee O'Malley e Leslie Hung

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo mercoledì di recupero recensioni!
Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:

 
[copertina italiana ed originale a confronto]

TitoloSnot girl Vol. 1 Verde (non) d'invidia
Titolo originale: Snot girl Vol. 1 Green Hair don't care
Autore:  Bryan Lee O'Malley e Leslie Hung
Pagine: 144 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 19 luglio 2018
Editore: Edizioni BD
Prezzo: € 15,00
Bryan Lee O’Malley torna a raccontare le bizzarre vicende di una twenty-something che naviga con difficoltà le sfide dell’età adulta e si infila in situazioni surreali, e questa volta ci porta nel rutilante mondo della moda e degli influencer!
Lottie Person è una fashion blogger - LA fashion blogger - sulla cresta dell’onda e la sua vita è perfetta. O almeno è quello che vuole farvi credere. La verità è che le sue numerose allergie sono fuori controllo, le sue uniche amiche sono persone terribili e il suo ragazzo l’ha lasciata per una più giovane. Ah, e Lottie potrebbe o non potrebbe aver ucciso qualcuno! Nel primo volume di SNOTGIRL, niente è come sembra!

Snot girl si divide tra una cosa geniale ed un big disappointment, però devo ammettere che nonostante sia assurdo in una maniera inconcepibile MI È PIACIUTO!

In questo primo volume seguiamo la vita di Lottie Person, quasi 26 anni, fèscion bloggher di professione, dallo stile 'effortless chic'.
Da ben otto anni nella blogosfera, ha fatto dello stress e della falsità il suo stile di vita.
Si, perché nonostante i suoi 2 milioni di follouerz, nella vita privata ha zero amici veri, il fidanzato storico l'ha mollata ma intanto esce con la sua copia sputata più giovane, e soffre di terribili allergie che le causano smocciolamenti verdi dal naso.
(Questa credo sia la cosa più disgustosa evah!)


Tra outfit of the day, selfie, hashtag, stagiste non pagate, social media e vestiti venduti su depop, Lottie fa la concorrenza a Chiara Ferragni e Cami Hawke.

Soffre di evidenti disturbi di ansia e della personalità, e viene suo malgrado coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei.
Infatti verso la fine abbiamo una svolta pseudo thriller/psicologica, che se per caso ve fanno schifo le cose alla moda, almeno potete appassionarvi a quello.
Ci sono fatti e cose assolutamente no sense, e Lottie stessa è simpatica quanto una scopa nel culo, sempre col telefono in mano a snapciàttare, a controllare ossessivamente i followers, i commenti, a stalkerare le altre blogger addirittura schedandole. Però sono molto curiosa di capire come verrà snocciolata la storia perché secondo me, qualcuno vuole incastrarla.

E appunto, a proposito di Lottie: è insicura al limite dell'ossessione, non vede più in là del proprio naso (che da bravo traditore, gocciola nei momenti meno opportuni), è egocentrica e manco si ricorda di chi lavora per lei.
In otto anni ha creato un impero dal nulla, senza manco sapere come; non riesce a gestire la sua vita, professionale o sentimentale che sia.

Nella sua vita ha avuto un solo fidanzato, che come appunto abbiamo detto sopra, l'ha mollata per mettersi con una più giovane e uno dei suoi pensieri fissi è come scaricare le uniche amiche che ha, al fine di farsene delle nuove e più cool.
Uno dei suoi passatempi invece, è dare nomignoli a chiunque (spesso anche poco carini), ed è proprio per questo che Lottie è un personaggio abbastanza odioso, difficile da capire e con cui è assolutamente impossibile immedesimarsi o provare anche solo il minimo di empatia.

Anzi, ogni sua frase ci fa girare i coglioni, ogni suo comportamento è dettato dalla falsità e a volte restiamo totalmente sconvolti dalla sua superficialità.
Credo che lo scopo fosse proprio questo, cioè quello di farsi stare sul culo la tipica persona che fondamentalmente potremmo seguire su instagram.

Se invece puntiamo alle tavole e allo stile, nonostante la mano sia palesemente diversa da quella di O'Malley, i disegni mi sono piaciuti perché sono patinati e perfetti, i colori sono sgargianti e con decorazioni super kawaii, forse proprio per rappresentare al meglio il mondo finto e super organizzato del fèscion blogging.

Alla fine il voto è di TRE STELLINE perché è come se in questo primo volume ci fosse stato decisamente troppo, ma allo stesso tempo troppo poco, e quindi mi riservo di leggerne qualche altro volume per farmi un'opinione più dettagliata.
Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

mercoledì 25 luglio 2018

Poesie per ragazze di grazia e di fuoco

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo mercoledì di recupero recensioni!
Come avrete letto dalla recensione di ieri, per un po' non potrò girare video e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:


 
[copertina italiana ed originale a confronto]


TitoloPoesie per ragazze di grazia e di fuoco
Titolo originale: Courage: daring poems for gutsy girls
Autore:  K.Finneyrock
Pagine: 215 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 12 giugno 2018
Editore: Rizzoli

Collana: Rizzoli
Prezzo: € 15,00
"Forse una volta sei stata ragazza. Forse sei una ragazza proprio adesso. O forse conosci una ragazza o qualcuna che lo è stata, e le vuoi bene. Se hai preso in mano questo libro, sai perfettamente che per le ragazze l'adolescenza è un periodo speciale: le metaforiche selve oscure attraverso cui ognuna di loro deve camminare. Non possiamo controllare il mondo che le ragazze abiteranno e contribuiranno a creare. Ma se potessimo regalar loro un incantesimo da tenere in tasca, sarebbe il coraggio. Invece che una spada, ecco qui un libro. Dentro vi abbiamo raccolto poesie che ti shockeranno e ti faranno ridere, poesie che piangeranno e soffriranno insieme a te; poesie che ti ispireranno, e ti daranno quel che ti serve per affrontare la vita con grazia e fegato. Sono le poesie che avremmo voluto avere quando eravamo più giovani." 


Poesie per ragazze di grazia e di fuoco è una piccola perla che ci viene donata da Santa Rizzoli, mantenendo non solo la copertina originale, ed una traduzione fantastica (sia nel titolo che nelle poesie) ma addirittura tenendo il teso a fronte in modo da poter fare dei confronti, da poter imparare nuovi modi di dire o anche solo di sentire come suonano sulla lingua quelle poesie riportate così come sono state pensate.

Sul mio instagram (se non mi seguite MALE!, aniuei sono lasvamps) ci sono delle stories in evidenza in cui vi parlo proprio di questa raccolta di poesie che tanto mi sarebbe servita da adolescente, anche se forse con la testa bacata che avevo, non avrei apprezzato fino in fondo.
Avevo troppo il desiderio di omologarmi alla massa, di essere come tutte le altre, con la paura di risaltare ed essere messa in evidenza.

Non è però un libro che a mia volta darei a qualcuno di troppo giovane.
Senza giri di parole, ci sono troppi riferimenti ad abusi fisici e verbali, disturbi alimentari, sesso e droghe per essere dati in pasto a qualche mente non ancora perfettamente formata.
D'altra parte ci sono anche delle poesie troppo astratte ed indirette per essere capite fino in fondo.

Quindi diciamo che forse è un po' difficile capire dove collocare questa raccolta di poesie.
Per me è stata illuminante, si divide in molteplici parti, quasi come dei macro argomenti, in cui le autrici riportano la loro poesia che si adatta a quel tema in particolare.

Il tipo di poesia con cui abbiamo a che fare non è quello che avevamo già affrontato con Rupi Kaur o Amanda Lovelace, ma è più affine allo stile di The poet X di Elizabeth Acevedo, oppure per farvi un esempio tradotto anche in Italia, lo slam poetry trattato da Colleen Hoover nella sua duologia Tutto ciò che sappiamo dell'amore/Tutto ciò che sappiamo di noi due.

Ho divorato pagine su pagine mettendo le orecchiette a tutte le poesie che mi piacevano e a libro finito, devo dire, che ne erano davvero parecchie.
Ci ho messo un solo pomeriggio, le ho lette decisamente troppo in fretta e ci sono state poesie che ho apprezzato meno delle altre, sono sincera.

Nel complesso è stato un flusso di pensieri liberatori, sfoghi contro le ingiustizie e contro il mondo, nei confronti di genitori troppo severi o di una società che ci impone di essere in un certo modo.
Le poesie a volte sono così emotivamente coinvolgenti che spesso mi sono trovata ad immaginare la vita delle autrici e cosa avesse fatto scattare quel grilletto dentro di loro per scrivere ciò che avevano scritto.

Alla fine il voto è di TRE STELLINE E MEZZO perché se da un lato a volte si è troppo diretti, dall'altro a volte il concetto è troppo astratto.
E' comunque una lettura che mi ha scaldato il cuore e che consiglio alle ragazze della mia età, non proprio alle teen (forse più per ansia che per altro).

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

martedì 24 luglio 2018

Night bus di Zuo Ma

Salve svampitelli belli e benvenuti in un nuovo video!
No, mi sa che ho sbagliato *facepalm

Scherzi a parte, ultimamente ho avuto problemi nel registrare video, e quindi ho deciso di rimediare alla cosa con delle recensioni scritte qui sul blog.

Ovviamente quando avrò di nuovo la possibilità di girare, ne parlerò nel wrap up e farò in modo di mostrarvi le tavole e quant'altro.

Oggi vi parlo dell'ultimo arrivata in casa Bao per quanto riguarda la collana cinese.
Mi riferisco a ...

 


[LA RECENSIONE E' SPOILER FREE]

TitoloNight bus
Autore: Zuo Ma
Pagine: 210 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 12 luglio 2018
Editore: Bao Publishing

Prezzo: € 18,00
Quando cala l’oscurità, i mezzi pubblici smettono di circolare. Il solo modo che hai per tornare a casa, se hai la fortuna di trovare la fermata, è l’autobus notturno. Non è detto che ti porterà dove volevi andare tu, perché l’autobus notturno sa dove dovresti essere, e ti ci porta. E non è detto che la destinazione sia un luogo reale, ma troverai quello che forse neanche ti rendevi conto di stare cercando.
Zuo Ma è uno dei fumettisti più importanti della scena artistica cinese contemporanea. Le sue storie sono intrise di poesia del quotidiano e di una magia lieve, legata alle emozioni, ai ricordi, ai desideri più profondi. Night Bus è precisamente così: un viaggio che pare concreto, poi diviene surreale, ma quando il lettore mette a fuoco il panorama capisce di trovarsi davanti a qualcosa che gli è familiare: un panorama delle emozioni profonde che spesso ci disabituiamo a scrutare.
Terzo titolo inedito della Collana Cinese “宝” (“Bǎo”, ovvero Tesoro) in casa Bao Publishing - very baotiful- Night bus è uno dei graphic novel più strani che io abbia mai letto.

Sarò sincera, a fine lettura avevo la stessa faccia di Bradley Cooper ne Il lato positivo quando termina il romanzo di Hemingway e ne resta sconvolto.

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Non preoccupatevi, nessun graphic novel è stato maltrattato durante la lettura, ma sono rimasta tipo con la faccia di cazzo della serie: no scusate ma cosa ho appena letto?
Night bus è una storia che sta a metà tra Paranoia agent (un anime angosciantissimo risalente al 2004), Alice nel paese delle meraviglie (con quel pelino di droghe in più) e il lato più oscuro di Hayao Miyazaki.

Una ragazza sale sul treno diretta a casa, ma praticamente è come stare sull'R2 che porta a piazza Garibaldi o alla metro linea 2 fermata Cavour quando stai così strizzato che manco riesci a respirare e dalla banchina senti la solita voce fastidiosa grattare: Entrate nei corridoi / un po' più avanti / c'è ancora spazio.
Una cantilena che almeno nel mio caso, ancora mi fa accapponare la pelle al solo ricordo.

Di conseguenza, siccome ha avuto la brillante idea di mettersi vicina alle porte (il galateo non scritto dei mezzi pubblici vuole che ci si metta vicino alle porte solo se devi fare una MASSIMO DUE fermate), quando arriva la fermata, è praticamente trascinata dalla folla uscente e si ritrova sulla banchina, col treno che chiude le porte e riparte senza darle la possibilità di risalire.

E' proprio qui che inizia la sua avventura.
Senza perdersi d'animo (ma senza neanche l'intelligenza di assicurarsi che dopo ci sia un altro treno, perché ops non c'è, è calata la notte e quindi i mezzi smettono di circolare), la nostra protagonista si avvia alla fermata del bus notturno.

A quanto pare, i mezzi sono come i Gremlins.
Dopo mezzanotte diventano ingestibili.

L'autobus notturno è infatti quasi un essere mitologico/leggendario (mi ha ricordato moltissimo il gattobus de Il mio vicino Totoro), che accoglie i passeggeri tra i suoi sedili, ma che scatta in avanti in quello che è un viaggio onirico tra universi alternativi, dove distinguere il sogno dalla realtà è assolutamente impossibile.
Ed è qui che entra in gioco il paragone con Alice nel paese delle Meraviglie.
Il viaggio notturno diventa sempre più lungo ed intricato, e bizzarri personaggi vanno a sedersi accanto alla nostra protagonista, coinvolgendola in quello che potrebbero essere memorie condivise.
Nei vari capitoli assistiamo a ricordi sconnessi e pezzi di vita apparentemente scollegati tra loro dei vari personaggi, e non nego che è stato molto difficile seguire il filo del discorso e riuscire ad apprezzarlo fino in fondo.

La storia ed il viaggio continuano, portando la ragazza ad arrivare al capolinea del bus, dove ci sarà un cambio di scena (con vaghe reminiscenze alla Charlie e il grande ascensore di cristallo) che la farà entrare in contatto con quelli che sono i suoi ricordi d'infanzia, rendendo il tutto ancora più assurdo e confusionario.

La fine di Night bus è una scoperta sconcertante, quasi triste, ricca di consapevolezza e spinge il lettore a rileggerlo daccapo per cogliere quei particolari che si era perso nel tentativo di andare avanti quanto più velocemente con la storia per capirci qualcosa.
Non è di certo un'opera che consiglierei a tutti, io stessa subito dopo la lettura, ho contattato le mie amiche dicendo: no ragà giuro che non ho capito un cazzo, c'è un autobus notturno, una ragazza incosciente che invece di alzare il telefono e farsi venire a prendere, preferisce viaggiare di notte insieme a degli sconosciuti, e ci sono un sacco di mostri.

Occhestupenda recensione eh?
Ho riletto alcuni capitoli e cercato di capirci qualcosa in più che potesse darmi l'idea della metafora generale, e cioè che il viaggio sull'autobus è solo un escamotage per effettuare un viaggio dentro noi stessi e nella nostra memoria.

Nelle tavole ci sono tanti chiaroscuri, gioca tutto sui toni del bianco e del nero, la protagonista è visivamente poco definita, i mostri sono rappresentati come gli animali tipici della cultura cinese come le carpe e gli scarabei (anche nel loro modo di essere disegnati, mi hanno ricordato in maniera impressionante tutti gli spiriti de La città incantata).

Alla fine il voto che ho dato alla graphic novel è di TRE STELLINE E MEZZO su cinque perché nonostante il tema centrale della storia sia interessante e surreale, non sono riuscita a lasciarmi trasportare fino in fondo.
Non ne escludo comunque una seconda rilettura.

Per oggi è tutto, ci sentiamo alla prossima recensione!


Con amore,
Svamps.

venerdì 13 luglio 2018

Mosquitoland di David Arnold [o anche un aspirante John Green che non ce l'ha fatta o che ce l'ha fatta troppo]

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli!
Nuovo giorno e nuova recensione.
Oggi vi parlo di un libro che ho iniziato con delle aspettative altissime e che le ha deluse tutte dalla prima all'ultima.
Ma andiamo con calma e procediamo per gradi.

Oggi ci lamentiamo di:



  
[Copertina italiana ed originale a confronto]


TitoloMosquitoland
Titolo originale: Mosquitoland
Autore:  David Arnold
Pagine: 406 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 12 Giugno 2018
Editore: Rizzoli
Collana: Narratori Moderni
Prezzo: € 18,00
All'indomani dell'inaspettato sfasciarsi della sua famiglia, Mim viene trascinata via dalla cittadina in cui è nata e costretta a trasferirsi dal padre e dalla sua nuova, freschissima moglie, lontano mille chilometri. Prima ancora però che la polvere abbia il tempo di posarsi, Mim scopre che la madre, rimasta a Cleveland, è ricoverata in ospedale, e riempito in fretta uno zaino, scappa di casa e salta su un autobus per correre in soccorso dell'unica persona che abbia mai capito - e adorato - i suoi tanti bordi affilati. È l'inizio di una strana, imprevista odissea, che porterà Mim a sedersi accanto a compagni di viaggio diversi, alcuni luminosi, altri molto, molto oscuri. E attraverso di loro, come in uno specchio Mim ripercorrerà gli ultimi anni, le malinconie che li hanno accompagnati, e i demoni segreti di cui è rimasta imprigionata. Per finalmente affrontare la verità che ha sempre avuto sotto gli occhi, e non ha mai voluto vedere.

La storia intorno a Mosquitoland è un po' intricata.
Nel 2015 uscirono tutta una serie di letture che mi interessavano ma che per un motivo o l'altro non riuscii a leggere, tra cui Falling into pieces (che ho letto l'anno scorso e mi ha fatto cagare come pochi) e Mosquitoland.

Quindi capirete l'entusiasmo che mi era partito nel cervello quando ho scoperto che la Rizzoli l'avrebbe pubblicato in questi mesi estivi.
L'ho richiesto alla casa editrice che mi ha inviato l'ebook, ma poi a culo l'ho trovato usato a metà prezzo su Libraccio. 
E che facevi?
Non sgraffignavi la carta di Fidanzato per comprarlo?
C'erano pure le spedizioni GRATISSSSSSE!

Ergo mi beo della mia bellissima copia (abbiamo anche mantenuto la copertina originale che fa tanto locandina di Into the wild) ed inizio a leggerlo.

Come avrete letto dall'introduzione, il libro non mi è piaciuto e mi ha deluso un botto.
Lo avevo inserito all'interno della mia summer challenge alla sezione Montagna: un libro per cui nutri delle aspettative altissime, eppure non solo non mi è piaciuta la storia ma neanche il modo in cui è stata raccontata.

Ma perché avevo delle aspettative altissime?
Questo libro era piaciuto a tutti (e questo devo dire che mi puzzava) ma a gasarmi in realtà era stato il fatto che ben tre persone diverse, che non si conoscono tra loro, che conducono stili di vita diversi e con gusti letterari praticamente agli antipodi, avevano amato questo libro consigliandomelo.

Ho deciso di fidarmi e gli ho concesso una possibilità.
Non è un libro brutto, anzi, i libri con le stories on the road e i viaggi mi piacciono, ricordo infatti che Amy and Roger's epic detour (na cosa del genere) mi piacque molto, c'erano perfino le playlist perfette per ogni tappa del viaggio.
E onestamente ho letto libri peggiori.

Il problema con questo romanzo è che ho provato zero empatia per i personaggi, ma proprio zero. Mi stavano tutti sul culo dal primo all'ultimo, anzi forse peggio che sul culo. Totalmente indifferenti.
Mi sono sembrati tutti senza spessore, a partire dalla sua insulsa protagonista Mim, che a libro chiuso ancora ci chiediamo se effettivamente ha tutte le rotelle a posto o meno.


Mim è attaccatissima a sua mamma (che non ci vuole un arco di scienza per capire che ha seri problemi mentali, depressione, bipolarismo, semplice cima di scirocco, fate voi! - e no non vi sto facendo spoiler, perché già dalla prime righe si evince che in questa famiglia nessuno ha le rotelle a posto), e quindi quando improvvisamente i suoi divorziano, suo padre si risposa e la trascina a vivere lontanissima da Cleveland, le salgono i cinque minuti e decide di scappare.

Inizia così il viaggio che da Mosquitoland la porterà a Cleveland e in cui incontrerà tantissimi personaggi con cui condividere esperienze e kumbajè. No?

NO!

Vi aveva accennato su quanto Mim sia insulsa ed insopportabile, sta a metà tra le fighe di legno alla John Green ed Alex di Made you up (che se siete di stomaco debole, forse è meglio non leggerlo).
Mim (che sta per Mary Iris Malone) non sta bene.
E' proprio lei a comunicarcelo a inizio libro quando afferma: 'Mi chiamo Mary Iris Malone e non sto bene.'

TUTT APPOST FRATE'!
Iniziamo col piede giusto.

Il modo di Mim di narrarci le sue avventure si divide tra l'epistolare/diario (scrive delle lettere ad una persona in cui le racconta cosa le sta succedendo) e la telecronaca in prima persona, quindi spesso leggiamo due volte le stesse cose; però magari in qualche lettera racconta dei motivi che l'hanno spinta a fuggire oppure condivide con l'interlocutore dei ricordi del suo passato e diciamo che questo è l'unico modo che abbiamo per capirne di più su cosa le sia successo.

Mi rendo conto che la sua situazione familiare non sia facile, nei suoi ricordi si descrive come divisa tra una mamma fin troppo tranquilla con frequenti sbalzi d'umore ed un padre assillante e soffocante che vede mostri dove forse non ce ne sono.
Lui vede una Mim malata, con 100/100 un disturbo mentale ereditato da sua sorella (praticamente sua zia Isobel), mentre sua moglie minimizza il tutto come giochi da bambini.
E quindi è un via vai di dottori ed esami e medicine.

Per questo arriviamo alla conclusione che fondamentalmente Mim si è rassegnata all'idea di non essere perfettamente a posto, anche se non da palesi segni di disturbi (almeno non tanto quanto Alex di Made you up).

Spesso si ritrova intrappolata nel proprio cervello con sempre lo stesso flusso di pensieri che le vorticano intorno e che non riescono a farla respirare e questo mi ha fatto tenerezza, ma per il resto non è riuscita a conquistarmi, e le frequenti situazioni pericolose in cui va a ficcarsi spontaneamente mi ha fanno fatto salire la pressione a 200 dall'ansia.

Il viaggio di Mim, fatto coi soldi rubati alla matrigna, è un viaggio costellato di peripezie, ostacoli, persone cattive e di eventi che mettono a repentaglio la sua vita nel vero senso della parola.

Purtroppo la fine è abbastanza scontata e aggiungeteci che nella trama in inglese o forse quella italiana non ricordo, viene spoilerato bellamente ciò che succede alla fine, quindi non solo zero empatia ma anche zero sorpresa.

Mi è dispiaciuto molto che questo libro non sia stato di mio gradimento. Ci tenevo proprio ad apprezzarlo e speravo che Mim mi lasciasse qualcosa di più che un retrogusto amaro sulla lingua.

So che in molti lo hanno amato, e probabilmente ho anche sbagliato il periodo di lettura, perché non riuscivo mai a concentrarmi, leggevo tre righe e mi distraevano, la frasi mi sembravano senza senso.
Solo verso la fine ho ingranato e ho macinato pagine su pagine, ma diciamo che ero mossa più dal desiderio di capire che fine faceva Mim. (cioè se la ammazzavano i pazzi o meno ahahah)

Lo stile molto spesso è lento e pesante, i discorsi sembrano non avere né capo né coda e spesso mi sono ritrovata a desiderare di abbandonare la lettura o di lanciarlo dalla finestra come Bradley Cooper con Hemingway ne Il Lato Positivo.



Alla fine il voto è di DUE STELLINE perché proprio non ci siamo.
In compenso di Rizzoli ho apprezzato particolarmente Poesie per Ragazze di grazia e di fuoco di cui vi parlerò prossimamente!

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

giovedì 12 luglio 2018

Speciale Maschi da evitare di Davide Calì e Veronica Veci Carratello



Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo giovedì.
Oggi torno sul blog con uno speciale su un libriccino davvero illuminante.

Infatti Ohmacheansia ha il piacere di ospitare sul blog lo speciale dedicato a 'Maschi da evitare' di Davide Calì e Veronica Veci Carratello.
(Uscito per Hop!Edizioni a € 16,00)

Innanzitutto vi lascio qualche info sul volume:



Titolo: Maschi da evitare
Autore:  Davide Calì e Veronica Veci Carratello
Pagine: 128 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: luglio 2018
Editore: Hop! Edizioni

Prezzo: € 16,00
In un mondo liquido che ci fa fluire senza più certezze, anche i maschi per ancorarsi a qualcosa hanno sviluppato manie e ossessioni che li rendono agli occhi delle donne sempre meno affascinanti, meno affidabili, meno rassicuranti e anche meno “machi”. Mentre cerchi l’uomo dei tuoi sogni, o anche solo un’avventura, puoi incappare allora nel culturista, nel fan di Star Wars, nel cinefilo, nel raccoglitore di firme, nel complottista e nel pianificatore, molto più interessati alle loro passioni che a te. Un esilarante catalogo di maschi da evitare, raccontato in piccole divertenti storie, ideate e scritte da Davide Calì e disegnate da Veronica “Veci” Carratello.


La mia tappa di questo speciale prevede di parlarvi di due particolari categorie di maschi da evitare: il TATUATO ed il CINEFILO.

(commento di Luigi fuoricampo: guarda che il tatuato ce lo hai per Fidanzato!)

I KNOW!


Siori e siore, ecco a voi Mr.Tattoo.
Bello, figo, bellofigo, super swag yo wannasghè. 
L'uomo che non deve chiedere mai.
L'uomo che non sa cosa sia il dolore perché si è tatuato pure sull'occhio di pernice tra il mignolino e l'anulare del piede destro.
L'uomo che ormai misura il suddetto dolore in base ai tatuaggi fatti.
"Sbucciarmi un ginocchio o rompermi una gamba a 35 anni cadendo dallo skate potrebbe essere doloroso!" ... "Vabbé, ma mai quanto il tatuaggio del veliero pirata co' Jack Sparrò e tutta la ciurma della Perla Nera. Ok annamo!"

Il suo metro di paragone per tutte le situazioni della vita è il dolore causato dai tatuaggi.
In spiaggia lo si riconosce perché (se è un vero appassionato di tatuaggi) lo vedi coperto dalla testa ai piedi di crema protettiva 50 + infinite dolcezze (praticamente lo stuccofix) in aggiunta a quella specifica per i tatuaggi che costa più di 50 dindini per un flaconcino minuscolo.

Saggiamente dispensa consigli a destra e a manca, i posti meno dolorosi e più indicati, i tatuatori specializzati in diversi stili, i periodi in cui è meglio tatuarsi.
Insomma, l'avrete capito.
Gira tutto intorno ai tatuaggi, i suoi e quelli delle persone intorno a sé.
Se tu non ne hai, stai sicura che decanterà la libertà di espressione su di una tela vuota e magari non avrà neanche ascoltato la tua prima frase quando hai detto: ho paura degli aghi e sono allergica all'inchiostro.

Se non siete amanti dei tatuaggi, astenersi perditempo.
Gambe in spalla e fuggite sciocche!



Se nel caso del Tatuato abbiamo un soggetto almeno piacevole agli occhi (non tutti i tatuati sono belli, ma alcuni lo sono davvero tanto), col cinefilo è tutto spine nei fianchi e shhh e goditi il film e la fotografia di questo cortometraggi è impressionismo puro!

Tra un film di Godard ed un vernissage allo spazio occupato, il nostro maschio da evitare è solitamente un radical chic che cerca di non dare a vedere troppo che fondamentalmente lui SA di essere radical chic e nel suo intimo se ne vanta pure.

Ha una vasta cultura cinematografica, ha delle occhiaie che glie arrivano fino alle ginocchia, conosce a menadito in lingua Jules et Jim, guarda film in almeno dieci lingue diverse, spesso anche senza sottotitoli e la notte degli Oscar per lui è un affronto personale.

Da evitare come la peste se passate il tempo a bingiare le serie tv su Netflix mangiando rumorosamente pop corn e patatine.

Dunque, per oggi è tutto!
Sui blog di Elisa, Luigi e Sabrina troverete altri bei tizi da cui tenervi alla larga (di mio posso [s]consigliarvi il superbo studente di medicina che ti diagnostica tutte le malattie possibili e immaginabili, comprese quelle sessualmente trasmissibili).

A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

Con amore,
Svamps.