giovedì 26 luglio 2018

Snot Girl, Verde (non) d'invidia di Bryan Lee O'Malley e Leslie Hung

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo mercoledì di recupero recensioni!
Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:

 
[copertina italiana ed originale a confronto]

TitoloSnot girl Vol. 1 Verde (non) d'invidia
Titolo originale: Snot girl Vol. 1 Green Hair don't care
Autore:  Bryan Lee O'Malley e Leslie Hung
Pagine: 144 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 19 luglio 2018
Editore: Edizioni BD
Prezzo: € 15,00
Bryan Lee O’Malley torna a raccontare le bizzarre vicende di una twenty-something che naviga con difficoltà le sfide dell’età adulta e si infila in situazioni surreali, e questa volta ci porta nel rutilante mondo della moda e degli influencer!
Lottie Person è una fashion blogger - LA fashion blogger - sulla cresta dell’onda e la sua vita è perfetta. O almeno è quello che vuole farvi credere. La verità è che le sue numerose allergie sono fuori controllo, le sue uniche amiche sono persone terribili e il suo ragazzo l’ha lasciata per una più giovane. Ah, e Lottie potrebbe o non potrebbe aver ucciso qualcuno! Nel primo volume di SNOTGIRL, niente è come sembra!

Snot girl si divide tra una cosa geniale ed un big disappointment, però devo ammettere che nonostante sia assurdo in una maniera inconcepibile MI È PIACIUTO!

In questo primo volume seguiamo la vita di Lottie Person, quasi 26 anni, fèscion bloggher di professione, dallo stile 'effortless chic'.
Da ben otto anni nella blogosfera, ha fatto dello stress e della falsità il suo stile di vita.
Si, perché nonostante i suoi 2 milioni di follouerz, nella vita privata ha zero amici veri, il fidanzato storico l'ha mollata ma intanto esce con la sua copia sputata più giovane, e soffre di terribili allergie che le causano smocciolamenti verdi dal naso.
(Questa credo sia la cosa più disgustosa evah!)


Tra outfit of the day, selfie, hashtag, stagiste non pagate, social media e vestiti venduti su depop, Lottie fa la concorrenza a Chiara Ferragni e Cami Hawke.

Soffre di evidenti disturbi di ansia e della personalità, e viene suo malgrado coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei.
Infatti verso la fine abbiamo una svolta pseudo thriller/psicologica, che se per caso ve fanno schifo le cose alla moda, almeno potete appassionarvi a quello.
Ci sono fatti e cose assolutamente no sense, e Lottie stessa è simpatica quanto una scopa nel culo, sempre col telefono in mano a snapciàttare, a controllare ossessivamente i followers, i commenti, a stalkerare le altre blogger addirittura schedandole. Però sono molto curiosa di capire come verrà snocciolata la storia perché secondo me, qualcuno vuole incastrarla.

E appunto, a proposito di Lottie: è insicura al limite dell'ossessione, non vede più in là del proprio naso (che da bravo traditore, gocciola nei momenti meno opportuni), è egocentrica e manco si ricorda di chi lavora per lei.
In otto anni ha creato un impero dal nulla, senza manco sapere come; non riesce a gestire la sua vita, professionale o sentimentale che sia.

Nella sua vita ha avuto un solo fidanzato, che come appunto abbiamo detto sopra, l'ha mollata per mettersi con una più giovane e uno dei suoi pensieri fissi è come scaricare le uniche amiche che ha, al fine di farsene delle nuove e più cool.
Uno dei suoi passatempi invece, è dare nomignoli a chiunque (spesso anche poco carini), ed è proprio per questo che Lottie è un personaggio abbastanza odioso, difficile da capire e con cui è assolutamente impossibile immedesimarsi o provare anche solo il minimo di empatia.

Anzi, ogni sua frase ci fa girare i coglioni, ogni suo comportamento è dettato dalla falsità e a volte restiamo totalmente sconvolti dalla sua superficialità.
Credo che lo scopo fosse proprio questo, cioè quello di farsi stare sul culo la tipica persona che fondamentalmente potremmo seguire su instagram.

Se invece puntiamo alle tavole e allo stile, nonostante la mano sia palesemente diversa da quella di O'Malley, i disegni mi sono piaciuti perché sono patinati e perfetti, i colori sono sgargianti e con decorazioni super kawaii, forse proprio per rappresentare al meglio il mondo finto e super organizzato del fèscion blogging.

Alla fine il voto è di TRE STELLINE perché è come se in questo primo volume ci fosse stato decisamente troppo, ma allo stesso tempo troppo poco, e quindi mi riservo di leggerne qualche altro volume per farmi un'opinione più dettagliata.
Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

mercoledì 25 luglio 2018

Poesie per ragazze di grazia e di fuoco

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo mercoledì di recupero recensioni!
Come avrete letto dalla recensione di ieri, per un po' non potrò girare video e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:


 
[copertina italiana ed originale a confronto]


TitoloPoesie per ragazze di grazia e di fuoco
Titolo originale: Courage: daring poems for gutsy girls
Autore:  K.Finneyrock
Pagine: 215 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 12 giugno 2018
Editore: Rizzoli

Collana: Rizzoli
Prezzo: € 15,00
"Forse una volta sei stata ragazza. Forse sei una ragazza proprio adesso. O forse conosci una ragazza o qualcuna che lo è stata, e le vuoi bene. Se hai preso in mano questo libro, sai perfettamente che per le ragazze l'adolescenza è un periodo speciale: le metaforiche selve oscure attraverso cui ognuna di loro deve camminare. Non possiamo controllare il mondo che le ragazze abiteranno e contribuiranno a creare. Ma se potessimo regalar loro un incantesimo da tenere in tasca, sarebbe il coraggio. Invece che una spada, ecco qui un libro. Dentro vi abbiamo raccolto poesie che ti shockeranno e ti faranno ridere, poesie che piangeranno e soffriranno insieme a te; poesie che ti ispireranno, e ti daranno quel che ti serve per affrontare la vita con grazia e fegato. Sono le poesie che avremmo voluto avere quando eravamo più giovani." 


Poesie per ragazze di grazia e di fuoco è una piccola perla che ci viene donata da Santa Rizzoli, mantenendo non solo la copertina originale, ed una traduzione fantastica (sia nel titolo che nelle poesie) ma addirittura tenendo il teso a fronte in modo da poter fare dei confronti, da poter imparare nuovi modi di dire o anche solo di sentire come suonano sulla lingua quelle poesie riportate così come sono state pensate.

Sul mio instagram (se non mi seguite MALE!, aniuei sono lasvamps) ci sono delle stories in evidenza in cui vi parlo proprio di questa raccolta di poesie che tanto mi sarebbe servita da adolescente, anche se forse con la testa bacata che avevo, non avrei apprezzato fino in fondo.
Avevo troppo il desiderio di omologarmi alla massa, di essere come tutte le altre, con la paura di risaltare ed essere messa in evidenza.

Non è però un libro che a mia volta darei a qualcuno di troppo giovane.
Senza giri di parole, ci sono troppi riferimenti ad abusi fisici e verbali, disturbi alimentari, sesso e droghe per essere dati in pasto a qualche mente non ancora perfettamente formata.
D'altra parte ci sono anche delle poesie troppo astratte ed indirette per essere capite fino in fondo.

Quindi diciamo che forse è un po' difficile capire dove collocare questa raccolta di poesie.
Per me è stata illuminante, si divide in molteplici parti, quasi come dei macro argomenti, in cui le autrici riportano la loro poesia che si adatta a quel tema in particolare.

Il tipo di poesia con cui abbiamo a che fare non è quello che avevamo già affrontato con Rupi Kaur o Amanda Lovelace, ma è più affine allo stile di The poet X di Elizabeth Acevedo, oppure per farvi un esempio tradotto anche in Italia, lo slam poetry trattato da Colleen Hoover nella sua duologia Tutto ciò che sappiamo dell'amore/Tutto ciò che sappiamo di noi due.

Ho divorato pagine su pagine mettendo le orecchiette a tutte le poesie che mi piacevano e a libro finito, devo dire, che ne erano davvero parecchie.
Ci ho messo un solo pomeriggio, le ho lette decisamente troppo in fretta e ci sono state poesie che ho apprezzato meno delle altre, sono sincera.

Nel complesso è stato un flusso di pensieri liberatori, sfoghi contro le ingiustizie e contro il mondo, nei confronti di genitori troppo severi o di una società che ci impone di essere in un certo modo.
Le poesie a volte sono così emotivamente coinvolgenti che spesso mi sono trovata ad immaginare la vita delle autrici e cosa avesse fatto scattare quel grilletto dentro di loro per scrivere ciò che avevano scritto.

Alla fine il voto è di TRE STELLINE E MEZZO perché se da un lato a volte si è troppo diretti, dall'altro a volte il concetto è troppo astratto.
E' comunque una lettura che mi ha scaldato il cuore e che consiglio alle ragazze della mia età, non proprio alle teen (forse più per ansia che per altro).

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

martedì 24 luglio 2018

Night bus di Zuo Ma

Salve svampitelli belli e benvenuti in un nuovo video!
No, mi sa che ho sbagliato *facepalm

Scherzi a parte, ultimamente ho avuto problemi nel registrare video, e quindi ho deciso di rimediare alla cosa con delle recensioni scritte qui sul blog.

Ovviamente quando avrò di nuovo la possibilità di girare, ne parlerò nel wrap up e farò in modo di mostrarvi le tavole e quant'altro.

Oggi vi parlo dell'ultimo arrivata in casa Bao per quanto riguarda la collana cinese.
Mi riferisco a ...

 


[LA RECENSIONE E' SPOILER FREE]

TitoloNight bus
Autore: Zuo Ma
Pagine: 210 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 12 luglio 2018
Editore: Bao Publishing

Prezzo: € 18,00
Quando cala l’oscurità, i mezzi pubblici smettono di circolare. Il solo modo che hai per tornare a casa, se hai la fortuna di trovare la fermata, è l’autobus notturno. Non è detto che ti porterà dove volevi andare tu, perché l’autobus notturno sa dove dovresti essere, e ti ci porta. E non è detto che la destinazione sia un luogo reale, ma troverai quello che forse neanche ti rendevi conto di stare cercando.
Zuo Ma è uno dei fumettisti più importanti della scena artistica cinese contemporanea. Le sue storie sono intrise di poesia del quotidiano e di una magia lieve, legata alle emozioni, ai ricordi, ai desideri più profondi. Night Bus è precisamente così: un viaggio che pare concreto, poi diviene surreale, ma quando il lettore mette a fuoco il panorama capisce di trovarsi davanti a qualcosa che gli è familiare: un panorama delle emozioni profonde che spesso ci disabituiamo a scrutare.
Terzo titolo inedito della Collana Cinese “宝” (“Bǎo”, ovvero Tesoro) in casa Bao Publishing - very baotiful- Night bus è uno dei graphic novel più strani che io abbia mai letto.

Sarò sincera, a fine lettura avevo la stessa faccia di Bradley Cooper ne Il lato positivo quando termina il romanzo di Hemingway e ne resta sconvolto.

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Non preoccupatevi, nessun graphic novel è stato maltrattato durante la lettura, ma sono rimasta tipo con la faccia di cazzo della serie: no scusate ma cosa ho appena letto?
Night bus è una storia che sta a metà tra Paranoia agent (un anime angosciantissimo risalente al 2004), Alice nel paese delle meraviglie (con quel pelino di droghe in più) e il lato più oscuro di Hayao Miyazaki.

Una ragazza sale sul treno diretta a casa, ma praticamente è come stare sull'R2 che porta a piazza Garibaldi o alla metro linea 2 fermata Cavour quando stai così strizzato che manco riesci a respirare e dalla banchina senti la solita voce fastidiosa grattare: Entrate nei corridoi / un po' più avanti / c'è ancora spazio.
Una cantilena che almeno nel mio caso, ancora mi fa accapponare la pelle al solo ricordo.

Di conseguenza, siccome ha avuto la brillante idea di mettersi vicina alle porte (il galateo non scritto dei mezzi pubblici vuole che ci si metta vicino alle porte solo se devi fare una MASSIMO DUE fermate), quando arriva la fermata, è praticamente trascinata dalla folla uscente e si ritrova sulla banchina, col treno che chiude le porte e riparte senza darle la possibilità di risalire.

E' proprio qui che inizia la sua avventura.
Senza perdersi d'animo (ma senza neanche l'intelligenza di assicurarsi che dopo ci sia un altro treno, perché ops non c'è, è calata la notte e quindi i mezzi smettono di circolare), la nostra protagonista si avvia alla fermata del bus notturno.

A quanto pare, i mezzi sono come i Gremlins.
Dopo mezzanotte diventano ingestibili.

L'autobus notturno è infatti quasi un essere mitologico/leggendario (mi ha ricordato moltissimo il gattobus de Il mio vicino Totoro), che accoglie i passeggeri tra i suoi sedili, ma che scatta in avanti in quello che è un viaggio onirico tra universi alternativi, dove distinguere il sogno dalla realtà è assolutamente impossibile.
Ed è qui che entra in gioco il paragone con Alice nel paese delle Meraviglie.
Il viaggio notturno diventa sempre più lungo ed intricato, e bizzarri personaggi vanno a sedersi accanto alla nostra protagonista, coinvolgendola in quello che potrebbero essere memorie condivise.
Nei vari capitoli assistiamo a ricordi sconnessi e pezzi di vita apparentemente scollegati tra loro dei vari personaggi, e non nego che è stato molto difficile seguire il filo del discorso e riuscire ad apprezzarlo fino in fondo.

La storia ed il viaggio continuano, portando la ragazza ad arrivare al capolinea del bus, dove ci sarà un cambio di scena (con vaghe reminiscenze alla Charlie e il grande ascensore di cristallo) che la farà entrare in contatto con quelli che sono i suoi ricordi d'infanzia, rendendo il tutto ancora più assurdo e confusionario.

La fine di Night bus è una scoperta sconcertante, quasi triste, ricca di consapevolezza e spinge il lettore a rileggerlo daccapo per cogliere quei particolari che si era perso nel tentativo di andare avanti quanto più velocemente con la storia per capirci qualcosa.
Non è di certo un'opera che consiglierei a tutti, io stessa subito dopo la lettura, ho contattato le mie amiche dicendo: no ragà giuro che non ho capito un cazzo, c'è un autobus notturno, una ragazza incosciente che invece di alzare il telefono e farsi venire a prendere, preferisce viaggiare di notte insieme a degli sconosciuti, e ci sono un sacco di mostri.

Occhestupenda recensione eh?
Ho riletto alcuni capitoli e cercato di capirci qualcosa in più che potesse darmi l'idea della metafora generale, e cioè che il viaggio sull'autobus è solo un escamotage per effettuare un viaggio dentro noi stessi e nella nostra memoria.

Nelle tavole ci sono tanti chiaroscuri, gioca tutto sui toni del bianco e del nero, la protagonista è visivamente poco definita, i mostri sono rappresentati come gli animali tipici della cultura cinese come le carpe e gli scarabei (anche nel loro modo di essere disegnati, mi hanno ricordato in maniera impressionante tutti gli spiriti de La città incantata).

Alla fine il voto che ho dato alla graphic novel è di TRE STELLINE E MEZZO su cinque perché nonostante il tema centrale della storia sia interessante e surreale, non sono riuscita a lasciarmi trasportare fino in fondo.
Non ne escludo comunque una seconda rilettura.

Per oggi è tutto, ci sentiamo alla prossima recensione!


Con amore,
Svamps.

venerdì 13 luglio 2018

Mosquitoland di David Arnold [o anche un aspirante John Green che non ce l'ha fatta o che ce l'ha fatta troppo]

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli!
Nuovo giorno e nuova recensione.
Oggi vi parlo di un libro che ho iniziato con delle aspettative altissime e che le ha deluse tutte dalla prima all'ultima.
Ma andiamo con calma e procediamo per gradi.

Oggi ci lamentiamo di:



  
[Copertina italiana ed originale a confronto]


TitoloMosquitoland
Titolo originale: Mosquitoland
Autore:  David Arnold
Pagine: 406 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 12 Giugno 2018
Editore: Rizzoli
Collana: Narratori Moderni
Prezzo: € 18,00
All'indomani dell'inaspettato sfasciarsi della sua famiglia, Mim viene trascinata via dalla cittadina in cui è nata e costretta a trasferirsi dal padre e dalla sua nuova, freschissima moglie, lontano mille chilometri. Prima ancora però che la polvere abbia il tempo di posarsi, Mim scopre che la madre, rimasta a Cleveland, è ricoverata in ospedale, e riempito in fretta uno zaino, scappa di casa e salta su un autobus per correre in soccorso dell'unica persona che abbia mai capito - e adorato - i suoi tanti bordi affilati. È l'inizio di una strana, imprevista odissea, che porterà Mim a sedersi accanto a compagni di viaggio diversi, alcuni luminosi, altri molto, molto oscuri. E attraverso di loro, come in uno specchio Mim ripercorrerà gli ultimi anni, le malinconie che li hanno accompagnati, e i demoni segreti di cui è rimasta imprigionata. Per finalmente affrontare la verità che ha sempre avuto sotto gli occhi, e non ha mai voluto vedere.

La storia intorno a Mosquitoland è un po' intricata.
Nel 2015 uscirono tutta una serie di letture che mi interessavano ma che per un motivo o l'altro non riuscii a leggere, tra cui Falling into pieces (che ho letto l'anno scorso e mi ha fatto cagare come pochi) e Mosquitoland.

Quindi capirete l'entusiasmo che mi era partito nel cervello quando ho scoperto che la Rizzoli l'avrebbe pubblicato in questi mesi estivi.
L'ho richiesto alla casa editrice che mi ha inviato l'ebook, ma poi a culo l'ho trovato usato a metà prezzo su Libraccio. 
E che facevi?
Non sgraffignavi la carta di Fidanzato per comprarlo?
C'erano pure le spedizioni GRATISSSSSSE!

Ergo mi beo della mia bellissima copia (abbiamo anche mantenuto la copertina originale che fa tanto locandina di Into the wild) ed inizio a leggerlo.

Come avrete letto dall'introduzione, il libro non mi è piaciuto e mi ha deluso un botto.
Lo avevo inserito all'interno della mia summer challenge alla sezione Montagna: un libro per cui nutri delle aspettative altissime, eppure non solo non mi è piaciuta la storia ma neanche il modo in cui è stata raccontata.

Ma perché avevo delle aspettative altissime?
Questo libro era piaciuto a tutti (e questo devo dire che mi puzzava) ma a gasarmi in realtà era stato il fatto che ben tre persone diverse, che non si conoscono tra loro, che conducono stili di vita diversi e con gusti letterari praticamente agli antipodi, avevano amato questo libro consigliandomelo.

Ho deciso di fidarmi e gli ho concesso una possibilità.
Non è un libro brutto, anzi, i libri con le stories on the road e i viaggi mi piacciono, ricordo infatti che Amy and Roger's epic detour (na cosa del genere) mi piacque molto, c'erano perfino le playlist perfette per ogni tappa del viaggio.
E onestamente ho letto libri peggiori.

Il problema con questo romanzo è che ho provato zero empatia per i personaggi, ma proprio zero. Mi stavano tutti sul culo dal primo all'ultimo, anzi forse peggio che sul culo. Totalmente indifferenti.
Mi sono sembrati tutti senza spessore, a partire dalla sua insulsa protagonista Mim, che a libro chiuso ancora ci chiediamo se effettivamente ha tutte le rotelle a posto o meno.


Mim è attaccatissima a sua mamma (che non ci vuole un arco di scienza per capire che ha seri problemi mentali, depressione, bipolarismo, semplice cima di scirocco, fate voi! - e no non vi sto facendo spoiler, perché già dalla prime righe si evince che in questa famiglia nessuno ha le rotelle a posto), e quindi quando improvvisamente i suoi divorziano, suo padre si risposa e la trascina a vivere lontanissima da Cleveland, le salgono i cinque minuti e decide di scappare.

Inizia così il viaggio che da Mosquitoland la porterà a Cleveland e in cui incontrerà tantissimi personaggi con cui condividere esperienze e kumbajè. No?

NO!

Vi aveva accennato su quanto Mim sia insulsa ed insopportabile, sta a metà tra le fighe di legno alla John Green ed Alex di Made you up (che se siete di stomaco debole, forse è meglio non leggerlo).
Mim (che sta per Mary Iris Malone) non sta bene.
E' proprio lei a comunicarcelo a inizio libro quando afferma: 'Mi chiamo Mary Iris Malone e non sto bene.'

TUTT APPOST FRATE'!
Iniziamo col piede giusto.

Il modo di Mim di narrarci le sue avventure si divide tra l'epistolare/diario (scrive delle lettere ad una persona in cui le racconta cosa le sta succedendo) e la telecronaca in prima persona, quindi spesso leggiamo due volte le stesse cose; però magari in qualche lettera racconta dei motivi che l'hanno spinta a fuggire oppure condivide con l'interlocutore dei ricordi del suo passato e diciamo che questo è l'unico modo che abbiamo per capirne di più su cosa le sia successo.

Mi rendo conto che la sua situazione familiare non sia facile, nei suoi ricordi si descrive come divisa tra una mamma fin troppo tranquilla con frequenti sbalzi d'umore ed un padre assillante e soffocante che vede mostri dove forse non ce ne sono.
Lui vede una Mim malata, con 100/100 un disturbo mentale ereditato da sua sorella (praticamente sua zia Isobel), mentre sua moglie minimizza il tutto come giochi da bambini.
E quindi è un via vai di dottori ed esami e medicine.

Per questo arriviamo alla conclusione che fondamentalmente Mim si è rassegnata all'idea di non essere perfettamente a posto, anche se non da palesi segni di disturbi (almeno non tanto quanto Alex di Made you up).

Spesso si ritrova intrappolata nel proprio cervello con sempre lo stesso flusso di pensieri che le vorticano intorno e che non riescono a farla respirare e questo mi ha fatto tenerezza, ma per il resto non è riuscita a conquistarmi, e le frequenti situazioni pericolose in cui va a ficcarsi spontaneamente mi ha fanno fatto salire la pressione a 200 dall'ansia.

Il viaggio di Mim, fatto coi soldi rubati alla matrigna, è un viaggio costellato di peripezie, ostacoli, persone cattive e di eventi che mettono a repentaglio la sua vita nel vero senso della parola.

Purtroppo la fine è abbastanza scontata e aggiungeteci che nella trama in inglese o forse quella italiana non ricordo, viene spoilerato bellamente ciò che succede alla fine, quindi non solo zero empatia ma anche zero sorpresa.

Mi è dispiaciuto molto che questo libro non sia stato di mio gradimento. Ci tenevo proprio ad apprezzarlo e speravo che Mim mi lasciasse qualcosa di più che un retrogusto amaro sulla lingua.

So che in molti lo hanno amato, e probabilmente ho anche sbagliato il periodo di lettura, perché non riuscivo mai a concentrarmi, leggevo tre righe e mi distraevano, la frasi mi sembravano senza senso.
Solo verso la fine ho ingranato e ho macinato pagine su pagine, ma diciamo che ero mossa più dal desiderio di capire che fine faceva Mim. (cioè se la ammazzavano i pazzi o meno ahahah)

Lo stile molto spesso è lento e pesante, i discorsi sembrano non avere né capo né coda e spesso mi sono ritrovata a desiderare di abbandonare la lettura o di lanciarlo dalla finestra come Bradley Cooper con Hemingway ne Il Lato Positivo.



Alla fine il voto è di DUE STELLINE perché proprio non ci siamo.
In compenso di Rizzoli ho apprezzato particolarmente Poesie per Ragazze di grazia e di fuoco di cui vi parlerò prossimamente!

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

giovedì 12 luglio 2018

Speciale Maschi da evitare di Davide Calì e Veronica Veci Carratello



Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo giovedì.
Oggi torno sul blog con uno speciale su un libriccino davvero illuminante.

Infatti Ohmacheansia ha il piacere di ospitare sul blog lo speciale dedicato a 'Maschi da evitare' di Davide Calì e Veronica Veci Carratello.
(Uscito per Hop!Edizioni a € 16,00)

Innanzitutto vi lascio qualche info sul volume:



Titolo: Maschi da evitare
Autore:  Davide Calì e Veronica Veci Carratello
Pagine: 128 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: luglio 2018
Editore: Hop! Edizioni

Prezzo: € 16,00
In un mondo liquido che ci fa fluire senza più certezze, anche i maschi per ancorarsi a qualcosa hanno sviluppato manie e ossessioni che li rendono agli occhi delle donne sempre meno affascinanti, meno affidabili, meno rassicuranti e anche meno “machi”. Mentre cerchi l’uomo dei tuoi sogni, o anche solo un’avventura, puoi incappare allora nel culturista, nel fan di Star Wars, nel cinefilo, nel raccoglitore di firme, nel complottista e nel pianificatore, molto più interessati alle loro passioni che a te. Un esilarante catalogo di maschi da evitare, raccontato in piccole divertenti storie, ideate e scritte da Davide Calì e disegnate da Veronica “Veci” Carratello.


La mia tappa di questo speciale prevede di parlarvi di due particolari categorie di maschi da evitare: il TATUATO ed il CINEFILO.

(commento di Luigi fuoricampo: guarda che il tatuato ce lo hai per Fidanzato!)

I KNOW!


Siori e siore, ecco a voi Mr.Tattoo.
Bello, figo, bellofigo, super swag yo wannasghè. 
L'uomo che non deve chiedere mai.
L'uomo che non sa cosa sia il dolore perché si è tatuato pure sull'occhio di pernice tra il mignolino e l'anulare del piede destro.
L'uomo che ormai misura il suddetto dolore in base ai tatuaggi fatti.
"Sbucciarmi un ginocchio o rompermi una gamba a 35 anni cadendo dallo skate potrebbe essere doloroso!" ... "Vabbé, ma mai quanto il tatuaggio del veliero pirata co' Jack Sparrò e tutta la ciurma della Perla Nera. Ok annamo!"

Il suo metro di paragone per tutte le situazioni della vita è il dolore causato dai tatuaggi.
In spiaggia lo si riconosce perché (se è un vero appassionato di tatuaggi) lo vedi coperto dalla testa ai piedi di crema protettiva 50 + infinite dolcezze (praticamente lo stuccofix) in aggiunta a quella specifica per i tatuaggi che costa più di 50 dindini per un flaconcino minuscolo.

Saggiamente dispensa consigli a destra e a manca, i posti meno dolorosi e più indicati, i tatuatori specializzati in diversi stili, i periodi in cui è meglio tatuarsi.
Insomma, l'avrete capito.
Gira tutto intorno ai tatuaggi, i suoi e quelli delle persone intorno a sé.
Se tu non ne hai, stai sicura che decanterà la libertà di espressione su di una tela vuota e magari non avrà neanche ascoltato la tua prima frase quando hai detto: ho paura degli aghi e sono allergica all'inchiostro.

Se non siete amanti dei tatuaggi, astenersi perditempo.
Gambe in spalla e fuggite sciocche!



Se nel caso del Tatuato abbiamo un soggetto almeno piacevole agli occhi (non tutti i tatuati sono belli, ma alcuni lo sono davvero tanto), col cinefilo è tutto spine nei fianchi e shhh e goditi il film e la fotografia di questo cortometraggi è impressionismo puro!

Tra un film di Godard ed un vernissage allo spazio occupato, il nostro maschio da evitare è solitamente un radical chic che cerca di non dare a vedere troppo che fondamentalmente lui SA di essere radical chic e nel suo intimo se ne vanta pure.

Ha una vasta cultura cinematografica, ha delle occhiaie che glie arrivano fino alle ginocchia, conosce a menadito in lingua Jules et Jim, guarda film in almeno dieci lingue diverse, spesso anche senza sottotitoli e la notte degli Oscar per lui è un affronto personale.

Da evitare come la peste se passate il tempo a bingiare le serie tv su Netflix mangiando rumorosamente pop corn e patatine.

Dunque, per oggi è tutto!
Sui blog di Elisa, Luigi e Sabrina troverete altri bei tizi da cui tenervi alla larga (di mio posso [s]consigliarvi il superbo studente di medicina che ti diagnostica tutte le malattie possibili e immaginabili, comprese quelle sessualmente trasmissibili).

A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

Con amore,
Svamps.

mercoledì 20 giugno 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo [e si vede, o fatt e chest!]

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli!
Ebbene si, anche oggi torno con una nuova recensione, ma quella di oggi è specialissima perché cercherò di raccontarvi quanto più posso (senza fare spoiler ovvio) di uno dei libri più belli e strazianti che io abbia mai letto (e che va a piazzarsi tra i migliori del 2018 a mani basse).

Oggi vi parlo di:



Eleanor Oliphant sta benissimo di [Honeyman, Gail] Eleanor Oliphant is Completely Fine: Debut Sunday Times Bestseller and Costa First Novel Book Award winner 2017 di [Honeyman, Gail]
[Copertina italiana ed originale - quella col bollino di Costa è proprio la versione che ho io - a confronto]


TitoloEleanor Oliphant sta benissimo
Titolo originale: Eleanor Oliphant is completely fine
Autore:  Gail Honeyma
Pagine: 344 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 17 Maggio 2018
Editore: Garzanti
Collana: Narratori Moderni
Prezzo: € 17,90
Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.


Prima cosa: ABBIAMO TENUTO LA COPERTINA ORIGINALE ADDDDOROH.
Sapete quanto io ami questo particolare, e specialmente quando la copertina originale è pure super figa.
Ma senza perderci troppo in chiacchiere parliamo di quanto Eleanor Oliphant stia benissimo (#CREDICI)

Ho comprato questo libro poco prima di salire sull'aereo che mi avrebbe riportata a casa da Londra.
Sapevo che in Italia era stato pubblicato da qualche giorno, ma visto che in uno dei negozietti c'era Circe in offerta, con la possibilità di acquistare un secondo libro a metà prezzo, che fai? Non lo scegli quel libro con la copertina bianca ed i fiammiferi?

Ovvio che lo fai.
Lo prendi e lo nascondi a Fidanzato, ben consapevole di quanto si incazzerà per l'ennesimo libro comprato (lo zaino che ci trascinavamo come bagaglio a mano era pieno dei libri che avevo comprato negli altri giorni).
PORA STELLA.

Come avrete letto dall'introduzione, il libro mi è piaciuto talmente tanto da piazzarsi direttamente tra i miei preferiti del 2018, se non di sempre.
Ho divorato pagine su pagine, incazzandomi o provando tenerezza o trattenendo a stento le lacrime, e nel mentre odiando tutti quelli che mi interrompevano. (comprese le pause pipì e cibo e lavoro, odiavo tutti, anche me stessa!)

Miss Oliphant (o anche Signorina Oliphant, che per carità ci tiene tanto ad essere chiamata così, che è sta confidenza di chiamare le persone per nome?) è un personaggio eccentrico, ambiguo, imbarazzante e con una personalità talmente bizzarra da farti pensare che soffra di qualche disturbo cognitivo (non nego che in molte sue uscite ho pensato: questa è un'Asperger mancata).
Le manca appunto proprio la cognizione di causa, la capacità di campare in società, quella serie di regole base per interagire (anche al minimo) con gli altri.
Praticamente quando è venuta al mondo, si son scordati di darle la brochure introduttiva!

E' la classica impiegatuccia mediocre senza ambizioni che mira ad essere quanto più invisibile ed insignificante possibile.
Lavora dal lunedì al venerdì per otto ore, in pausa pranzo mangia da sola evitando i colleghi e le loro sciocchezze e facendo i suoi amati cruciverba, alla sera torna a casa dalla sua pianta Polly e poi nei weekend si schianta di vino e vodka fino a che non si addormenta ed arriva di nuovo il lunedì.

No ma tutto a posto eh, Eleonò??! *rotea gli occhi al cielo*
Hanno chiamato quelli dell'alienazione da catena di montaggio, è lunedì e devi lavorà. 
Quindi torn', st'ufficio aspett a te!

Eleanor ha trent'anni ma è come se ne avesse circa ottanta (incapacità tecnologiche comprese), in un corpo giovane, tenuto in splendida forma da chissà quale fissazione mentale che la spinge a mangiare solo determinate cose al fine di mantenere 'il suo involucro' quanto più a lungo in ottime condizioni.

Laureata in lettere classiche, con un amore segreto per Jane Eyre (qui le ho strizzato l'occhio), Eleanor è, così come ha evidenziato Mr.Ink qui, (da cui cito testualmente): 
"A metà tra una versione femminile di Sheldon Cooper e Amélie Poulain (ma con la famiglia da incubo di Michael Myers), ha un viso e maniere brusche che scoraggiano: una ragnatela di bruciature che invitano a distogliere lo sguardo per discrezione; una schiettezza a confine con la maleducazione che ora offende, ora fa ridere."
Come abbiamo detto, vive nella mediocrità, nell'alienazione e nell'isolamento.
Ne è perfettamente consapevole e pare quasi che se ne compiaccia.
Come Amélie si pone quesiti assurdi, della serie: se morissi, dopo quanto tempo i vicini, insospettiti dalla puzza di marcio, indurrebbero al ritrovamento del mio cadavere?

Una questione filosofica: se un albero cade in una foresta e non c’è nessuno a sentirlo, fa rumore?

Vi chiedete perché?
Perché nella sua incapacità di instaurare il benché minimo rapporto umano, Eleanor non riceve mai visite tranne dagli assistenti sociali ogni sei mesi e dai tizi che leggono il contatore. Wuooo che trasgry!
Se pensate che io sia troppo dura, tranquilli.
Il nostro personaggio principale è pensato esattamente per far incazzare, per suscitare in noi quella sorta di indignazione sociale che ci impedisce di immedesimarsi in lei e provare la più piccola empatia.
Il suo è un carattere costruito ad hoc per spingerci a non sopportarla per le prime 50/60 pagine, poi avviene la magia.

Lei sta bene così, con il suo lavoro sottopagato, la pizza il venerdì, la vodka nei weekend, e quelle bellissime telefonate del mercoledì che la fanno sudare fredda dietro al collo anche solo udendo il primo squillo, ancor prima di afferrare la cornetta, avvicinarla all'orecchio e sentire la graffiante voce di sua madre (in prigione) che mai ha una buona parola per lei.

E via tutto daccapo che ricomincia.

Fino a che però un giorno accade qualcosa di inaspettato, ma anche abbastanza banale (si ritrova a soccorrere un vecchietto che sta male per strada, nient e che) e questo episodio così 'particolare' per lei, innescherà una serie di meccanismi mentali che la porteranno a chiedersi cosa lei stia facendo effettivamente nella sua vita.

Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?
Per la signorina Oliphant inizierà un percorso di rinascita, ma alla fine credo sia stata più una sorta di riscoperta, di reciproca conoscenza con se stessa.
Non è tanto la questione del: cosa c'è che non va in me, quanto: come ho fatto a vivere per trent'anni con una visione della realtà così distorta?

Il motivo ovviamente non ve lo svelo, ma credetemi se vi dico che la Honeyman ha mascherato da pseudo chick lit qualcosa di profondo e viscerale, che vi terrà incollati alle pagine per sapere cosa succede e dove sta l'intoppo.

Ho amato davvero tanto questo romanzo e l'ho praticamente consigliato a tutti, lettori e 'non', chiamiamoli così XD
Nonostante una protagonista poco amabile, nonostante la totale assenza di empatia che proviamo nei suoi confronti nelle prime pagine, nonostante il fatto che Eleanor fondamentalmente sia una sputasentenze senza se e senza ma, nonostante tutto quello che ci provoca un certo fastidio, non possiamo staccarci da lei, dal suo modo di essere e di fare, non possiamo impedirci di trattenere il respiro per l'ansia, non possiamo non ridere ad alcune sue uscite davvero poco eleganti e davvero antiquate (usa un linguaggio forbito e parole desuete, roba che la gente la guarda e fa: cheee?).

Eleanor è il classico personaggio con cui non vorresti avere niente a che fare perché la cataloghi subito come stramba, ti mette a disagio e ti mette anche di fronte a tutte quelle convenzioni di cui siamo schiavi in società perché è così che va, è così che funziona e non si può cambiare.

E' come se guardasse il mondo senza filtri da un lato, ma come se ne fosse ottenebrata dall'altro.
Questo mi ha affascinata, ma mi ha fatto riflettere tanto. (vi lascio qualche citazione per farvi capire)

Se qualcuno ti chiede come stai, si aspetta che tu risponda BENE. Non devi dire che la sera prima ti sei addormentata piangendo perché erano due giorni di fila che non parlavi con un’altra persona. Devi dire: BENE.


Ai giorni nostri la solitudine è il nuovo cancro, una cosa vergognosa e imbarazzante, così spaventosa che non si osa nominarla: gli altri non vogliono sentire pronunciare questa parola ad alta voce per timore di esserne contagiati a loro volta, o che ciò possa indurre il destino a infliggere loro il medesimo orrore.

Lo stile può essere un po' ostico e pesante, avrete voglia di abbandonare il romanzo che appunto nella parte iniziale è di una lentezza unica, e a volte anche mortalmente noioso.
Ma vi dico di tenere duro perché la vostra pazienza sarà ripagata da una svolta inaspettata (o forse no nel caso siate dotati di un buon intuito).

Alla fine il voto è di CINQUE STELLINE giusto perché non posso dargliene almeno cento.
Una lettura che non è per tutti, ma che rapisce il cuore di quei pochi che hanno lo stomaco di sopportarlo.

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.