mercoledì 7 novembre 2018

Sarah. Vita di Jessica Parker di Roberta Zeta

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo giorno uggioso e freddo di novembre.
Oggi torno sul blog con la recensione di un picture book della collana Per Aspera ad Astra di Hop! di cui vi avevo già parlato in un welcome party.

Sto parlando di:

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, testo


Titolo: Sarah. Vita di Sarah Jessica Parker
Autore:  Roberta Zeta (con testa di Lorenza Tonani)
Pagine: 88 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 28 settembre 2018
Editore: Hop! 
Prezzo: € 18,00
Carrie Bradshaw, protagonista della serie TV "Sex and the City", ha regalato a Sarah Jessica Parker una notorietà planetaria e un destino non immaginabile, stando almeno alle premesse. C'era una volta, prima di Carrie, Sarah: una bambina intelligente e vivace, nata in Ohio, da una famiglia poverissima, ma convinta dell'importanza dell'arte nella vita di ogni persona. Nonostante un'infanzia da romanzo di Dickens, Sarah ha coltivato, con immensi sacrifici, la propria vocazione artistica e cominciato prestissimo a recitare in teatro e poi al cinema. Fino alla consacrazione in quel ruolo che l'ha resa notissima in tutto il mondo, in una delle serie TV che hanno cambiato il volto della televisione e per cui i suoi ruoli, non solo di protagonista ma anche di produttore esecutivo, sono stati fondamentali. Dopo la fortunata parentesi del serial, Sarah Jessica Parker, insieme alla carriera di attrice, porta avanti diversi progetti personali in ambito umanitario, culturale e imprenditoriale con l'equilibrio e la pacatezza che la contraddistinguono. C'è molto della bambina di Nelsonville nella Sarah di oggi: una donna intelligente, pragmatica e di grande cuore.


L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piedi
Questa è una delle mie illustrazioni preferite


L'immagine può contenere: 4 persone

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono



Come succede ogni volta, i picture book della Hop mi stupiscono e mi emozionano.
Spesso dimentichiamo che dietro un grande personaggio, dietro la facciata da star, dietro i soldi e i bei vestiti e la fama e le paparazzate, ci sono delle persone con delle vite, un passato (spesso scomodo o triste), delle esperienze, cose che li hanno portati ad essere così come li vediamo.

E' il caso di Sarah Jessica Parker, destinata fin dall'infanzia a diventare QUALCUNO (si scritto in maiuscolo), e che nonostante le mille difficoltà che la vita le ha riservata, ce l'ha fatta.

Non conoscevo la storia della sua famiglia, dei suoi numerosissimi fratelli, molti dei quali con aspirazioni ed ambizioni artistiche, della povertà, dei buon pasto, delle bollette non pagate, delle lezioni di recitazione e le piccole parti a teatro.
Sono onesta, ho conosciuto SJP solo con Sex and the City (che a detta di uno stronzo che ho conosciuto anni fa: 'ha dato il permesso alle donne di comportarsi da troie'), e poi negli anni ho visto altri film (non mi picchiate ma ancora non ho mai visto per intero Hocus Pocus!), ma nulla le ha reso giustizia come il personaggio di Carrie.

Purtroppo però, quando ricopri un ruolo per così tanto tempo e con così tanto impatto sulla società, staccarsi l'etichetta di dosso è difficile (pensate agli attori di Harry Potter, se li vedete in altri film mica dite: 'toh daniel radcliff! uh Emma watson!', no, dite: 'oh ecco Potter! oppure Ua ma questa è Hermione!), anche se in realtà è stato proprio Sex and the city a consacrarla realmente nel mondo del piccolo schermo, dopo la fama già ottenuta con il teatro.

Le illustrazioni sono stupende, avevamo già ammirato il tratto di Roberta Zeta in Audrey, ma rendono omaggio alla Parker in maniera magistrale.
Colei che ha rotto tutti gli schemi e i canoni di bellezza tipici di Hollywood.

Sappiamo che Sarah non è bellissima, non nel modo tipico del termine, mi ha sempre ricordato Barbara Streisand per il naso importante, eppure nessuna riesce ad essere più stilosa di lei.
Ogni volta che la vedo indossare la bralette di intimissimi, mi vien voglia di affondare nel gelato.

Questo picture book insomma, ci permette di conoscere più a fondo una donna complessa, dedita alla beneficenza e alla diffusione della cultura, con una propria linea di scarpe (ne vorrei un paio anche io!), una donna forte ed indipendente, una leonessa forte che ci tiene alla propria famiglia e alla propria privacy.

Insomma un personaggio da ammirare e da approfondire grazie a questa biografia!

Sull'autrice:
Roberta Zeta

Casualmente laureata in legge, disegna da sempre e dal 2007 lavora come illustratrice per moda e magazine. Tra i suoi clienti figurano Harper Collins, Mondadori, Saatchi & Saatchi. Le sue illustrazioni sono state incluse dalla Triennale di Milano nel Nuovo vocabolario della moda italiana. Ha pubblicato libri per bambini e ragazzi con Kite Edizioni, Edizioni EL e con le case editrici francesi Pocket e Pocket Jeunesse. Per Hop! ha pubblicato il volume Audrey, per questa stessa collana. Collabora come content editor per Picame, web magazine impostosi come punto di riferimento per la visual art e l’illustrazione. La sua è una tecnica mista a matita su carta, acquerelli, disegno vettoriale e colore digitale.

Dunque, per oggi è tutto!


A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

Con amore,
Svamps.

lunedì 8 ottobre 2018

Welcome Party: Sarah. Vita di Jessica Parker di Roberta Zeta

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, testo


Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in lunedì di ottobre.
Oggi torno sul blog con la presentazione di un picture book della collana Per Aspera ad Astra di Hop!.

Infatti Ohmacheansia ha il piacere di ospitare sul blog un party di benvenuto per 'Sarah. Vita di Sarah Jessica Parker' di Roberta Zeta.
(Uscito il 28 settembre per Hop! a € 18,00)

Innanzitutto vi lascio qualche info sul volume:

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, testo


Titolo: Sarah. Vita di Sarah Jessica Parker
Autore:  Roberta Zeta (con testa di Lorenza Tonani)
Pagine: 88 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 28 settembre 2018
Editore: Hop! 
Prezzo: € 18,00
Carrie Bradshaw, protagonista della serie TV "Sex and the City", ha regalato a Sarah Jessica Parker una notorietà planetaria e un destino non immaginabile, stando almeno alle premesse. C'era una volta, prima di Carrie, Sarah: una bambina intelligente e vivace, nata in Ohio, da una famiglia poverissima, ma convinta dell'importanza dell'arte nella vita di ogni persona. Nonostante un'infanzia da romanzo di Dickens, Sarah ha coltivato, con immensi sacrifici, la propria vocazione artistica e cominciato prestissimo a recitare in teatro e poi al cinema. Fino alla consacrazione in quel ruolo che l'ha resa notissima in tutto il mondo, in una delle serie TV che hanno cambiato il volto della televisione e per cui i suoi ruoli, non solo di protagonista ma anche di produttore esecutivo, sono stati fondamentali. Dopo la fortunata parentesi del serial, Sarah Jessica Parker, insieme alla carriera di attrice, porta avanti diversi progetti personali in ambito umanitario, culturale e imprenditoriale con l'equilibrio e la pacatezza che la contraddistinguono. C'è molto della bambina di Nelsonville nella Sarah di oggi: una donna intelligente, pragmatica e di grande cuore.


L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piedi

Vi lascio una delle mie citazioni preferite:

Le regole del lasciarsi. Distruggere tutte le foto dove lui ha un’aria sexy e tu sembri felice. Mentire. È più facile che ammettere la realtà delle cose. Finché non si è emotivamente stabili non mettere piede nei negozi. Non smettere di pensare a lui neanche per un momento perché è proprio in quel momento che lui apparirà. La più importante di tutte. Non conta chi ti ha spezzato il cuore o quanto ci vuole per guarire, non ce la farai mai senza le tue amiche.


L'immagine può contenere: 4 persone

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Sull'autrice:
Roberta Zeta

Casualmente laureata in legge, disegna da sempre e dal 2007 lavora come illustratrice per moda e magazine. Tra i suoi clienti figurano Harper Collins, Mondadori, Saatchi & Saatchi. Le sue illustrazioni sono state incluse dalla Triennale di Milano nel Nuovo vocabolario della moda italiana. Ha pubblicato libri per bambini e ragazzi con Kite Edizioni, Edizioni EL e con le case editrici francesi Pocket e Pocket Jeunesse. Per Hop! ha pubblicato il volume Audrey, per questa stessa collana. Collabora come content editor per Picame, web magazine impostosi come punto di riferimento per la visual art e l’illustrazione. La sua è una tecnica mista a matita su carta, acquerelli, disegno vettoriale e colore digitale.

Dunque, per oggi è tutto!
Sugli altri blog partecipanti al Welcome Party trovate altre bellissime citazioni del personaggio di Carrie in Sex and the City.

A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

Con amore,
Svamps.

venerdì 28 settembre 2018

Everland - Attraverso lo Specchio (Cronache delle storie #1) di Luigi Nunziante

Salve svampitelli belli e benvenuti in una nuova recensione.
Oggi vi parlo di un libro 

Mi riferisco a ...

40959327 
[copertina originale italiana]


[LA RECENSIONE E' SPOILER FREE]

Titolo: Everland - Attraverso lo Specchio (Cronache delle storie #1)
Autore: Luigi Nunziante
Pagine: 350 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 20 settembre 2018
Editore: Decima Musa Edizioni

Prezzo: € 16,00
"Tutte le storie iniziano da qualche parte". 
Quella di Lara inizia esattamente con un trasloco, il trasferimento a Wichita voluto dal padre, al fine di superare il lutto per la perdita della madre. Costretta a dover ricominciare "tutto da capo" Lara non immagina che l'incontro con Damian, il giovanissimo vicino di casa, è solo l'inizio di una folle e stravagante avventura che porterà entrambi in un altro mondo: Everland. 
Tra amori e incantesimi, e tanti personaggi noti, Lara e Damian dovranno far ritorno a casa grazie ad un incantesimo... in un mondo dove però la magia non esiste.

“E vissero per sempre felici e contenti.” 

E poi? Che succede? Vanno a vivere insieme? E le pulizie chi le fa? E la spesa? E i bambini a scuola? E le bollette, il mutuo? Insomma, la vita reale... Come si incastra in questo 'vissero per sempre felici e contenti'?

Se ci fate caso sembra un po' l'inizio di 'Friends with benefits con Mila Kunis e Justin Timberlake, quando guardano un film d'amore e lei dice: perché non fanno un film su cosa succede dopo? e lui le risponde: li fanno film del genere, si chiama Porno. (quella frase mi stende sempre).

Beh in questo caso la nostra protagonista Lara, diciassettenne trasferitasi da poco col padre psicologo nella città dei nonni, trova che far finire un libro con una frase del genere sia davvero assurdo, e con una mossa alla Bradley Cooper ne Il lato positivo, sta a tanto così dal buttare il libro dalla macchina in corsa.

Devastata dalla morte della madre, l'unica cosa che il padre ha trovato la forza di fare per permetterle di riprendersi è stato fare bagagli e bagaglielli e andarsene via lontano dalla vecchia vita. (mossa tipica nei romanzi ya, muore qualcuno? trasferiamoci a mille km di distanza che sarà mai? XD )

Arrivata dai nonni, Lara inizia a sentirsi strana e fa la conoscenza di Damian, nipote della vicina, quattordici anni, nerd ed amante dei libri. Ve lo anticipo, è il cervello della coppia, perché Lara vi farà roteare così tanto gli occhi al cielo che probabilmente vi verrà un attacco di cervicale.
Damian è quello razionale ed intelligente, una spalla perfetta per un'eroina che non è consapevole di esserlo e che dovrà affrontare un percorso tortuoso prima di arrivare ad un grammo di verità in un mare di cose non dette e di bugie.

Tutto nasce da una banalissima visita al parco giochi che varrà ai ragazzi un biglietto diretto per Everland, la terra delle storie e delle favole, dove è possibile incontrare la Bella e la Bestia, i tre porcellini, il Grillo Parlante con la Fata Turchina, Glinda la strega buona ed una Cappuccetto Rosso incazzata come una biscia (inutile dire che è il mio personaggio preferito insieme a Jack - del fagiolo magico, sì).

E' divertente individuare i personaggi e la loro storia non appena vengono nominati, e alcuni (forse un paio) non li ho beccati subito, anche se hanno sempre quel tratto distintivo che senti il clic nel tuo cervello e capisci!

Ovviamente non posso dirvi di più perché le avventure iniziano manco il tempo di mettere piede ad Everland, e terminano con l'ultima pagina quando credi che girando ce ne sia ancora e invece il libro è finito (ma continuerà nel secondo non temete).
Perché Everland sembra tutta rose e fiori, ma invece è un covo di pazzi con segreti e scheletri nell'armadio, e anche perché la stratificazione temporale degli universi, la collega ad Earthland e a Enderland (di cui scopriremo altro negli altri libri).

Quello che posso dirvi è che la narrazione scorre veloce e il libro si divora in pochissimo, ha uno stile semplice e leggero, tipico dei Middle grade e degli Young adult. 
Il cattivo della situazione è una Malefica/Regina di OUAT, combattuta tra un grande amore ed una grande vendetta mixati a dei gran giramenti di palle perché giustamente odia tutti, con una giusta dose di misoginia e sarcasmo (l'ho adorata!, anche se il nome scelto mmmm mi ha fatta un po' storcere il naso).
Crea scompiglio fino all'ultimo e mette ansia, come un cattivo perfetto. La amerete.

Mi è piaciuto il rapporto tra Damian e Lara, ed in particolare il modo protettivo con Damian si prende cura di Lara nonostante sia più piccolo.

Quello che invece non ho apprezzato particolarmente è stata proprio Lara, ma Luigi mi aveva già avvisato che l'avrei odiata dalla prima all'ultima pagina.
E infatti avrei voluto schiaffeggiarla con la stessa veemenza con cui avrei voluto schiaffeggiare Clary di Shadowhunters e Bella di Twilight, ma vabbé! Diciamo che forse questo punto non conta perché io odio tutte le personaGGIE sbarbine svenevoline blablablero.

Oltre a Lara mettiamoci l'instalove, che lo so, lo so, è tipico delle favole (ricordiamoci che: Biancaneve va a vivere con uno che ha visto mezza volta nel riflesso di un pozzo e che l'ha baciata credendola morta; Cenerentola se ne va con uno così deficiente da non riconoscerla senza trucco e parrucco, che può essere paragonato solo a quelli con le fette di prosciutto crudo di norcia sugli occhi, che stanno gomito a gomito con Clark Kent; Aurora si sposa con un altro feticista dei morti viventi/dormienti quindi l'instalove ce sta!), ma proprio io non riesco a farmelo andare giù.
E' più forte di me.

Ed infine trovo che la parte finale sia stata un po' confusionaria e troppo veloce, non permette al lettore di digerire il mare di colpi di scena che arrivano e di lasciar sedimentare alcune rivelazioni sconvolgenti che vengono fatte.

Alla fine credo che Everland sia un buon romanzo di partenza che pone le basi per le avventure future, perfetto per i ragazzi, forse più adatto ad un pubblico giovane, ecco perché all'inizio parlavo di middle grade.
Ma comunque mi aspetto grandi cose dai romanzi a seguire, soprattutto dal terzo.

Quindi se cercate qualcosa che vi dia le vibes de L'Accademia del bene e del male, o di OUAT, o de La terra delle storie, questo è il romanzo che fa decisamente per voi.


Alla fine il voto che ho dato al romanzo è di TRE STELLINE su cinque perché ci sono state alcune scelte che non ho propriamente apprezzato, ma conto di vedere molto di più nei prossimi romanzi.


Per oggi è tutto, ci sentiamo alla prossima recensione!


Con amore,
Svamps.

giovedì 27 settembre 2018

Elmet di Fiona Mozley [quando inizi con 'che palle sto libro' e finisci con 'ma stiamo scherzando? è già finito?']

Salve svampitelli belli e benvenuti in una nuova recensione.
Oggi vi parlo di un libro bellissimo, magico, poetico, tenero e brutale che non mi ha conquistata dalla prime pagine ma che è diventato una continua scoperta man mano che andavo avanti con la lettura.

Mi riferisco a ...

 
[copertina originale e copertina italiana]


[LA RECENSIONE E' SPOILER FREE]

TitoloElmet
Titolo originale: Elmet
Autore: Fiona Mozley
Pagine: 277 (Copertina flessibile)
Data di uscita: 27 settembre 2018
Editore: Fazi

Collana: Le strade
Prezzo: € 18,00
Elmet, l'ultimo regno celtico indipendente in Inghilterra, terra di nessuno e santuario di fuorilegge, rifugio ma allo stesso tempo trappola, è il lembo sperduto dello Yorkshire che oggi fa da sfondo a questa storia. Vi abitano Daniel e Cathy, fratello e sorella adolescenti. Sono stati abbandonati dalla madre, che sembra essere sparita nel nulla, e vivono, senza regole e senza contatti col mondo esterno, col padre John, un pugile di strada burbero e solitario, nella casa in mezzo ai boschi che lui ha costruito con le sue inani, dormendo all'addiaccio nei primi giorni, sostenendosi di caccia e raccolta. Un vero e proprio nido, in cui i tre trovano la serenità, finché non compare il signor Price, ricco proprietario terriero senza scrupoli, padrone di gran parte degli alloggi e dei terreni locali e sfruttatore dei suoi lavoratori, che reclama il terreno dove John ha costruito la sua casa, affermando di possederlo legalmente. E con le stesse mani con cui ha ricreato una serenità perduta, John sarà pronto a difenderla... Ritratto brutale e commovente di una famiglia atipica che vive ai margini della società, "Elmet" fa riflettere su quanto possa essere difficile trovare il proprio posto nel mondo e sull'impossibilità di rintracciare un senso di giustizia per coloro che non sanno scendere a compromessi.

Solita domanda da un milione di dollari.
Come si recensisce un libro che ti è piaciuto un botto?
E come fai a recensirlo in maniera oggettiva sapendo che per le prime cinquanta pagine del libro ti sei lamentata con le tue amiche, dicendo: "Ragà che palle 'sto Elmet. Ogni volta che leggo massimo cinque pagine poi mi viene sonno"? (Gabriella e Chantal mi sono testimoni).

Semplice, inizi a scrivere di getto e vedi dove ti porta il cuore (e la tastiera).

Elmet è l'esordio di Fiona Mozley che l'anno scorso (a 29 anni, è dell'88 pure lei) le è valso la candidatura al Man Booker Prize.
E poi ci sono io che alla stessa età mi stavo finalmente laureando dopo aver buttato il sangue e aver quasi abbandonato tutto ma vabbè dettagli.

E' la storia di un nucleo familiare atipico, Papà (che sì, ha un nome, John, ma per i figli e per noi, è sempre Papà), Daniel (il nostro narratore) e Cathy (sorella maggiore e fratello minore).

Vivono in una casetta nel bosco costruita pezzo dopo pezzo dal padre (durante i primi giorni di costruzione delle fondamenta e mura perimetrali, i tre hanno dormito all'addiaccio) con l'aiuto dei figli.
Si, questi tre si sono costruiti una casetta piccolina (in canadà), vivono praticamente ai margini della società, i figli rollano sigarette col padre e condividono le serate bevendo sidro, eppure nulla ci sembra più normale del racconto di Daniel mentre lui e Cathy rasano il padre, o magari essiccano la carne cacciata grazie all'arco (in cui sua sorelle eccelle), o dell'intagliare i mobili partendo dai tronchi trovati nel bosco.

Elmet è un po' come la versione poetica e bucolica di Captain Fantastic con Viggo Mortensen, solo con meno cultura e paura del complottismo e delle lobby.
John è un uomo brutale, violento, ex pugile e con un passato da criminale (praticamente andava a scassare di mazzate la gente che non pagava i debiti o l'affitto, complimenti signor John!), eppure la delicatezza con cui ci viene descritto da suo figlio Daniel spesso mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

Se tralasciamo l'inizio lento ed un po' pesante, che insomma non capisci neanche la struttura del romanzo, ho amato ogni singola pagina, capitolo, frase, scena, descrizione.
Fiona Mozley è magistrale nelle descrizioni.
Hai proprio la scena davanti agli occhi e mentre lei infila parola dopo parola, tu hai come l'impressione di star guardando un pittore impressionista che pennellata dopo pennellata aggiunge un altro dettaglio al dipinto a cui sta lavorando.

Questo romanzo familiare è magico, crudo, reale eppure sembra quasi che tutti i personaggi abbiano un'aria trasognata e forse mentre leggi ce l'hai un po' anche tu.

E' difficile immedesimarsi nei tre protagonisti eppure li senti parte di te.
Quella più difficile da inquadrare è Cathy, a volte più brutale di suo padre (ne è la degna erede, e infatti spesso Daniel viene paragonato a sua madre - di cui non sappiamo quasi nulla se non che li ha abbandonati), ancora di salvezza di suo fratello.
L'amore di Daniel per Cathy è palese in ogni frase e se solo penso ad un particolare passo di cui mi sono innamorata, ancora mi salgono le lacrime agli occhi da quanto è perfetto.
L'ho condiviso nella conversazione di whatsapp con Gabriella e lei ha risposto solo; MADONNA QUEL PEZZO.
(inutile dire che nonostante fossi partita prima a leggere, lei e Chantal ovviamente hanno finito prima di me)

La quiete familiare di questo nido così ben autosufficiente, viene interrotta dal signor Price, il 'signorotto' di turno che mira a prendersi la terra su cui John ha edificato, pronto a farlo con le buone o con le cattive.
Sembra quasi di essere in un film disney anni '50, eppure poi finiamo in un noir dai toni cupi e rosso sangue, la violenza torna a farla da padrone e vediamo solo furia cieca e denti rotti che volano.

Quando vi dicevo che ho amato tutto del romanzo, intendevo proprio tutto, dai personaggi secondari - ognuno con la sua storia ed il suo carattere ed il suo posto nella storia, ai paesaggi ora brulli, ora fatiscenti, finanche alle ricette dei piatti cucinati da Daniel e a tutte le descrizioni di cibo che mi hanno fatto venire l'acquolina in bocca alle dieci di sera.

Altro tema, oltre a quello dell'amore, del rispetto, della legge del più forte, dell'ignavia nei confronti della vita, che mi ha fortemente impressionata è stato quello del gender (potremmo definirlo così?).

Ne parlavo con Chantal a fine lettura, riguardo a quanto poco i ruoli siano impostati.
C'è una scioltezza e nonchalance con cui Daniel descrive sua sorella come quella che prende le decisioni importanti, che lo difende e protegge, che caccia, che è alta e forte e bruta, che picchia più degli uomini, o quando afferma di preferire l'interno all'esterno, la cucina e la cura della casa alla brutalità del lottatore (parlando di suo padre), che non sconvolge mai, ma che anzi, accettiamo con piacere.

Vi prego di perdonarmi se non sono stata molto chiara forse, ma davvero non riesco ad esprimere meglio il concetto o almeno forse non riesco a farvi capire quanto io l'abbia apprezzato.

Alla fine il voto che ho dato alla graphic novel è di QUATTRO STELLINE E MEZZO su cinque solo perché per me l'inizio è stato veramente difficile, tanto da avere quasi il rifiuto di leggere, ma una volta ingranato è una piccola perla da custodire.
Spero di avervi incuriosito e vi lascio con qualche citazione.

«Qualche volta non riesco a smettere di pensarci. Qualche volta non riesco a smettere di pensare che sto diventando una di loro. Adesso sono più grande, e presto il mio corpo sarà come il loro.»

«Cathy rimaneva fedele alla propria storia là dove altri erano pronti a fare marcia indietro, e credeva sempre in tutto quello che diceva: una forma di onestà che pochi si potevano permettere.»

«Un corpo nudo non è che un corpo nudo. La vergogna è solo negli occhi di chi guarda. E se io la guardavo senza vergogna, allora lei poteva starmi di fronte, nuda, senza vergogna, e il suo essere nuda non avrebbe avuto alcun potere su di lei.»

«Non c’era nulla di tangibile nella casa che lei rappresentava per me. Niente mattoni, niente malta, niente chiodi. Non proteggeva dalle intemperie. Ma aveva una sorta di camino in cui ardeva una sorta di fuoco. Era un luogo con un futuro. Un luogo di possibilità.»

«Iniziai a preferire l’interno all’esterno, la poltrona, le coperte e i cuscini, il tè e i dolci, le tende e l’ottone lucidato, e i libri di Vivien, e la tranquillità di tutto questo. E mentre me ne stavo lì seduto a leggere e a bere il tè, Cathy camminava o correva per i campi e i boschi e, a modo suo, anche lei leggeva il mondo.»

«Cresciamo tutti nelle nostre bare, Danny. E io mi sono vista crescere nella mia.»



Per oggi è tutto, ci sentiamo alla prossima recensione!


Con amore,
Svamps.

lunedì 10 settembre 2018

La voce delle ombre (bussa sempre due volte) di Frances Hardinge

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo lunedì!Non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:
[copertina italiana ed originale a confronto]



Titolo: La voce delle ombre
Titolo originale: A skinful of shadows
Autore: Frances Hardinge
Pagine: 429 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 28 Agosto 2018
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Prezzo: € 17,00

In una notte cupa e fredda, Makepeace viene costretta a dormire nella gelida cappella di un cimitero: lì nessuno potrà sentirla gridare terrorizzata nel sonno. Perché lei è molto diversa dalle ragazze che, nell'Inghilterra della metà del Seicento, vivono nel suo villaggio. Makepeace ha un dono, che è anche una maledizione: può accogliere gli spiriti dei morti che vagano alla ricerca di un nuovo corpo. E una sera, per la prima volta, è il fantasma di un orso a trovare rifugio dentro di lei. Quando intorno scoppia la guerra civile e Makepeace viene rapita da una famiglia nobile e misteriosa, l'orso diventa l'unico amico di cui può fidarsi. Insieme potrebbero cambiare le sorti del conflitto. Ma altri spiriti malvagi e potenti vorrebbero piegarla alla loro crudele volontà, per annientare il re e sconvolgere tutta l'Inghilterra.


Premetto col dirvi che di France Hardinge ho sentito tanto parlare negli ultimi due anni, ma che di suo ancora non ho mai letto niente.

Possiedo L’albero delle bugie (pubblicato da mondadori) però in lingua, perché regalo di Chiara de Il castello tra le nuvole, ma non l’ho ancora letto.
Così quando c’è stata la possibilità di leggere il romanzo alla sua uscita, ho accettato subito, infatti colgo l’occasione per ringraziare Mondadori per la copia.

Partiamo dicendo subito che questa storia mixa in egual misura l’aspetto storico (la guerra civile inglese nel 1640) con quello del supernaturale ed in particolare dell’horror. Infatti l’inizio è proprio quello tipico inquietante ed angoscioso di una storia del terrore fatta di madri misteriose, cripte buie e cose striscianti nell’ombra, ma quando poi la trama inizia a dipanarsi, tutta questa paura si dissolve nel nulla.

La protagonista è Makepiece, una ragazzina cresciuta da sua madre in una comunità Puritana (Makepiece infatti è un nome tipicamente puritano), entrambe ospiti non desiderati degli zii.
Vivono, o meglio sopravvivono, preparandosi alla futura fine del mondo, in modo umile, e cercando di amalgamarsi quanto più possibile ai fanatici religiosi.

Questi amabili signorotti puritani non le vedono di buon’occhio, anche perché il padre di Makepiece è contrassegnato come ‘sconosciuto’, quindi questo bolla automaticamente la madre di Makepiece come una signorina di facili costumi.

Di notte Makepiece è ossessionata da incubi terribili, che la lasciano scossa e profondamente indebolita.
Sua madre tende a non spiegarle niente, a tenerle tutto segreto e si limita a chiuderla in una cripta abbandonata al cimitero al buio per ‘rafforzarla’ e prepararla a quello che verrà.
La ragazza deve prepararsi a fuggire dagli spiriti che tenteranno sempre di prendere possesso del suo corpo, che funziona da guscio vuoto per accogliere le anime di chi muore e resta per qualche minuto ad aleggiare sul posto di morte.

Lo so, detto così non si capisce un cazz.

Ve la faccio semplice: se Makepiece passa su un campo di battaglia fresco fresco, e ci sono delle anime che aleggiano sui cadaveri a cui appartenevano, esse si fionderanno a pesce sulla ragazza per continuare a vivere dentro di lei e poter eventualmente prendere possesso non solo del suo corpo ma anche delle sue facoltà mentali.
Quello che sua madre vuole per lei, è riuscire a scappare dalla famiglia del padre di Makepiece, una antichissima famiglia potente, dagli oscuri poteri, che farebbero della ragazzina un mero strumento per il loro tornaconto personale.
Così, dopo la morte di sua madre, si ritrova a scappare e a finire proprio nelle mani dei suoi nemici, dove farà la conoscenza di James Fellmotte (non vi spoilero chi è in realtà).

Makepeace è una ragazzina decisa è risoluta, non si fida di nessuno a causa dell’educazione impartita e anche dell’oscuro passato della madre da cui non hanno fatto altro che scappare per tutta la vita. E’ astuta e piena di risorse, non a caso è lei che trova tutte le falle nei piani di James quando devono scappare dal castello dei Fellmotte.

Le premesse che c’erano, mi piacevano tutte. La storia si preannunciava horror e malefica. Una ragazza col cuore di un orso (che avevo comunque male interpretato come concetto) che vive in mezzo ai fantasmi, ma senza nessuna magia particolare.
Aveva quel non so che di magical realism che ultimamente ho apprezzato tanto.
Però lungo la lettura c’è stato qualcosa che non ha fatto scattare la scintilla e molto probabilmente è lo stile di scrittura.
Mi piaceva la trama, mi piaceva il corso degli eventi (anche se forse avrei sfoltito un po’ la parte centrale), eppure i personaggi non riuscivano a trasmettermi nessun sentimento e mi sentivo quasi impantanata nelle sabbie mobili mentre leggevo.

Poi ho capito.
La Hardinge, con questo libro, è stata spesso paragonata a Katherine Arden, autrice di The bear and the nightingale, che non ho mai letto perché a sua volta era stata paragonata a Naomi Novik.
Se mi seguite da un po’, sapete che ho avuto seri problemi a finire Cuore oscuro della Novik quando è uscito l’anno scorso. (Avevo avuto problemi prima a finirlo in inglese e poi addirittura in italiano)

Quindi il problema è il modo in cui è narrata la storia, sembra sempre tutto dettagliatamente fantastico e poi mi fanno impallare il cervello e non riesco a concentrarmi.
Ho accusato maggiormente il colpo nella parte centrale, perché se dovessi giudicare l’inizio e le cento pagine finali, decisamente ricche di eventi ed azione, probabilmente il voto sarebbe stato più alto.

Ma il fatto che la storia si svolga su un arco temporale molto lungo, e soprattutto per tre quarti del libro, all’interno del castello dei Fellmotte, ha rallentato tantissimo quel senso incalzante di pathos iniziale di quando la mamma di Makepiece la chiudeva nella cripta insieme ai fantasmi striscianti nella sua mente.

Non ha aiutato tutta la questione storica sulla battaglia imminente, che ha tolto spazio all’aspetto horror, e rendendo così il romanzo più pseudo storico con tocchi soprannaturali, che una storia horror ambientata durante un periodo sanguinario.
Vi ripeto, non sarebbe stato tanto un problema, se l’aspetto storico non avesse preso fondamentalmente il sopravvento. Tanto più che Makepiece si ritrova poi come pedina all’interno del grande plotting di guerra tra le varie fazioni, e, complice anche il fatto che lei se ne passava abbondantemente il cazzo di chi vinceva, non mi sentivo coinvolta dagli eventi.

Come vi dicevo all’inizio, questo è stato il primo libro della Hardinge che ho letto, e nonostante questa storia non mi abbia appassionata pagina dopo pagina, sicuramente la leggerò ancora in future. Magari non subito, ma non la lascerò andare facilmente perché trovo che sia una scrittrice davvero valida.

Alla fine il voto è di TRE STELLINE E MEZZO perché se non fosse stato per il rallentamento centrale in cui la storia ha subito quasi un arresto, l'avrei apprezzato molto di più.

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

mercoledì 5 settembre 2018

2ª Tappa Blogtour: Ansia di Elena Triolo



Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo mercoledì di settembre che per me è il lunedì dell'anno.
Oggi torno sul blog con la presentazione di un libro che avrei potuto scrivere io tranquillamente e invece l'ha scritto Caroteecannella (altrimenti detta Elena Triolo).

Infatti Ohmacheansia ha il piacere di ospitare sul blog la seconda tappa del BT dedicato ad 'Ansia' di Elena Triolo.
(Uscito il 28 agosto per Hop!Edizioni a € 13,00)

Innanzitutto vi lascio qualche info sul volume:


Titolo: Ansia
Autore:  Elena Triolo
Pagine: 100 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 28 agosto 2018
Editore: Hop! Edizioni
Prezzo: € 13,00
Una sottile inquietudine che serpeggia nei giorni in cui attendiamo una risposta importante o ci misuriamo con qualcosa che pensiamo possa cambiare il nostro destino. Un senso di insoddisfazione che annulla i benefici delle giornate di tranquillità. Una paura anticipatoria che ci fa pensare che tutto andrà per il verso sbagliato. Ma anche una fame di rinnovamento che ci tiene attivi e mentalmente in allerta. Cos’è l’ansia? Elena Triolo, aka Carote e Cannella, l’ha immaginata come la BFF (best friend forever) bacchettona, sempre in abiti vittoriani, che ci dà il benvenuto alla nascita e non si scolla più. In vignette situazionali, proponendo esperienze che tutti, prima o poi, abbiamo vissuto, ci lascia un concentrato di ansie in formato pocket da portare in borsetta con noi.


La mia tappa consiste nel raccontarvi i miei cinque momenti di ansia preferiti presenti all'interno del volume (scelti appositamente per voi e solo perché sono quelli di cui soffro maggiormente anche io).
Dopo tutto non dimentichiamoci il nome di questo blog eh.


L'ANSIA PER ECCELLENZA (che in questo caso è Matre)


Questa è una delle ansia che mi porto dietro da più tempo, circa 12 anni e cioè da quando ai miei 18 anni, i miei genitori mi regalarono un telefono super figocostosotecnologico (ndr, era un Nokia N70 ma era l'ultimissimo modello ed io fin ad allora avevo avuto solo Nokia cessi).
Inizialmente mia madre, impaurita dalla possibilità che mi rapinassero, intimò che io non me lo portassi dietro, il che va contro il concetto di telefono cellulare e contro la sua possibilità di controllare che non fossi morta in qualche fosso.
Poi pattuimmo (essendo nata a marzo) che lo tenessi sempre nella giacca interna del giubbotto in modo da non poter essere borseggiata.
Da allora, ripeto questa frase a tutti e quando vedo i nanerottoli di 8 anni con l'iphone che giocano per strada vorrei urlare ai loro genitori: MA SIETE PAZZI O COSA?
(Da premettere che a mio fratello, un cinque/sei anni prima, i miei zii presero per la comunione la bici elettrica, e mia madre non voleva che lui ci andasse in giro per paura che i ragazzi più grandi 'gliela togliessero da sotto')


I VIAGGI (ed i mezzi con cui farli)


Se all'aeroporto è doveroso arrivare almeno un'ora e mezza / due ore prima, non lo è per la stazione è fondamentalmente concepita per arrivare lì, salire sulla carrozza, sedersi al proprio posto e partire.

E invece no!
E se c'è traffico sulla strada?
E se devi prendere qualche mezzo per arrivarci e ci sono dei guasti/scioperi/ritardi?
E se ci sono problemi col biglietto?
E se il biglietto elettronico non funziona?
E il tuo treno parte dal binario 1 o dal binario 25 di Garibaldi? (nota per i non avvezzi alla stazione di Napoli. I suddetti binari sono in culonia e ci vuole un botto a raggiungerli, soprattutto quando sei in ritardo, stai correndo trascinandoti dietro borse e trolley, e il treno doveva partire un minuto fa).


LE MEDICINE


Vi dico solo che nella mia borsa c'è un borsello blu al cui interno c'è (perennemente e non solo in caso di viaggi): bentalan, antistaminico, efferalgan, tachipirina, oki, moment, mesulid, imodium, cerotti, stuzzicadenti, due salvaslip e almeno tre assorbenti di forme differenti, una quantità industriale di gaviscon advance, crema per le punture di insetto alla calendula e un'altra crema alla lavanda, e salviettine umidificate disinfettanti.
Mic drop.

[in caso di viaggio ci si aggiunge antibiotico, crema per le ustioni (oppure foille all'occorrenza) e credo basti così ... ]



'VEDI DI NON AMMALARTI'

Il pensiero fisso del cervello (insieme a: speriamo che non mi venga il ciclo proprio quando devo partire).

'PISS'

Ma perché ci metti così tanto ogni volta che vai in un bagno pubblico?
Provatece voi, con la borsa attorno al collo, il cappotto sollevato, i capelli che vi fanno davanti agli occhi, stare attente a non far urtare la mutanda contro il bordo del cesso incriminato, piegarsi a squat perfetto per non schizzarsi da sola e blabla
E' na vitaccia insomma!

BONUS perché:

Allò, io non uso assorbenti interni.
Mi fanno senso, portano la candida se li tieni troppo, me li infilo sempre male e sto ritta come una scopa dolorante per tutto il tempo.
Ma ci ho provato giuro.
La prima volta in cui mi decisi ad usarlo, costrinsi la mia migliore amica a tirare l'assorbente mentre io tiravo il cordino, così, giusto per assicurarmi che non cedesse.
Ho ripetuto l'esperimenti anni dopo con Fidanzato, perché volevo riprovarci.



BONUS per i concerti a cui solitamente svengo per l'ansia.
Parterre? No grazie.
Entro e cerco le uscite di sicurezza ed i bagni.
Faccio le macumbe sperando di non ammalarmi e poi dopo ogni sfacchinata mi riprometto di non farlo mai più perché non sono fisicamente e psicologicamente adatta ad andare ad un concerto.

Dunque, per oggi è tutto!
Sui blog di Elisa, Luigi e Sabrina troverete altri momenti ansiosi di cui bearvi (sempre che non lo facciate già).

A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

Con amore,
Svamps.