sabato 25 maggio 2019

Review Tour: "Perfide" di Roberta Balestrucci Fancellu, illustrato da Loputyn



Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo sabato di fine maggio che pare tanto un lunedì di inizio aprile.
Oggi torno sul blog con il review tour o review party che dir si voglia di un libriccino veramente motto carrrrrino (cogliere la citazione prego).
Infatti Ohmacheansia ha il piacere di ospitare sul blog la penultima tappa del BT dedicato a ‘Perfide' di Roberta Balestrucci Fancellu e Loputyn.
Innanzitutto vi lascio qualche info sul volume:



Titolo: Perfide
Autore: Roberta Balestrucci Fancellu, Loputyn
Pagine:128 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 29 aprile 2019
Editore: Hop! Edizioni
Collana: Speriamo che sia femmina!
Prezzo: € 15,00

Servono più cattive di qualità! Nella letteratura per ragazzi ci sono otto volte più cattivi maschi che femmine. E le femmine sono quasi sempre solo streghe. La storia insegna, però, che ci sono sempre state donne davvero perfide. Questa è una raccolta di ritratti e storie di donne realmente vissute che hanno agito male, facendo della perfidia la loro arma prediletta, adoperata per avere o mantenere il potere, per vendicarsi, per resistere a coercizioni, per ottenere giustizia o per rispondere a una passione irrefrenabile. Erodiade e Salomé, Tomoe Gozen, Alice Kyteler, Lucrezia Borgia, Anna Bolena, La Monaca di Monza, Maria la Sanguinaria, Erzsébet Bathory, Le piratesse dei Caraibi, La strega di Blair, Jill la Squartatrice, Mary Ann Cotton, Madame Popova, Bonnie Parker, Elisabeth Nietzsche, Ilse Koch, Christine Keeler, Elena Ceaucescu, Elsa Maxwell, Mamma Ebe sono le 20 perfide raccontate in questo libro.

Quando mi è stato proposto di leggere Perfide e di parlarne sono stata super entusiasta!
Avevo intravisto i disegni di Loputyn in tutta la loro bellezza e cattiveria e me ne ero già innamorata!
Non potevo dire di no, anche perché sull’ondata delle bambine ribelli, coraggiose, a volte imprudenti e che hanno fatto grandi cose nella vita, finalmente è spuntata fuori anche una raccolta di ritratti di grandissime stronze e assassine e donne che non stavano tanto a posto col cervello. Chi ha ammazzato per sfida, chi per il gusto di farlo, chi per una reale convinzione, chi per i soldi, chi per la scienza, insomma sta di fatto che dai un’arma o anche solo una menta acuta ad una donna e resterai fottuto.

Ho letto l’elenco delle cattive (che vi lascio qui sotto) ed ho scelto lei: Erzsébet Báthory.
Soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria, lei e i suoi quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di donne, alcune giovanissime, anche se in realtà si sospetta che il numero sia molto più alto di quello ipotizzato (tra le 100 e le 300). Secondo un diario trovato durante la perquisizione in casa sua, le vittime sarebbero 650, e ciò farebbe di lei la peggiore e più prolifica assassina seriale mai esistita; ma gli storici tengono per vera la stima delle 100/300 vittime e sono scettici circa la veridicità e/o esistenza di questo diario. (Grazie sempre Wikipedia per essere una inesauribile fonte di informazioni.)
E dunque vi chiederete: oh svamps e perché hai scelto la Bathory?
Beh, dovete sapere che io l’ho conosciuta tramite il film horror Stay Alive, un film che ruotava intorno alla versione beta di un videogioco dall’imminente rilascio in commercio in cui la storia era incentrata proprio sul personaggio della contessa.
Non a caso prima di avviare la sessione di gioco era necessario recitare una sorta di preghiera: "La preghiera di Elizabeth", solo che una volta pronunciata, attivando lo spirito malvagio della Contessa che usa il videogioco per mietere vittime, se muori nella partita, muori anche nella vita reale.
Nel film viene narrata la storia dell’assassina seriale e del fatto che faceva il bagno nel sangue delle sue vittime per mantenersi giovane e bella (un po’ come Monica Bellucci nel film sui fratelli Grimm, ‘nzomm) e questa cosa mi ha affascinata molto.
Anche perché io solo a vederlo il sangue svengo, figuriamoci farmici il bagno dentro.
A voja di morì vecchia decrepita tipo quella del Titanic.

Si dice che i parenti sapessero delle sue inclinazioni sadiche, ma si sa, chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni.
E fu cosi che ella cominciò a torturare e ad uccidere barbaramente sia le  contadine che le figlie della piccola nobiltà.
Le vittime venivano spogliate, messe a testa in giù, seviziate, le gole recise e il sangue raccolto per essere usato dalla Contessa, la quale, si dice, fece costruire un modello prequel della Vergine di Norimberga, ovvero la Iron Maiden (La vergine di ferro), la quale aveva la forma di una donna dai lunghissimi capelli biondo argenteo (probabilmente sul modello di qualche fanciulla uccisa da lei stessa) che arrivavano fino quasi ai piedi. Ogni qualvolta una ragazza le si avvicinava, la Vergine di Ferro alzava le braccia e stringendola in una morsa mortale la uccideva, trapassandola con dei coltellacci acuminati fuoriusciti dal petto.
No maaaa… tutt appost?????
Aniuei ecco l’elenco completo delle Perfide:
Erodiade e Salomé
Tomoe Gozen
Alice Kyteler
Lucrezia Borgia
Anna Bolena
La Monaca di Monza
Maria la Sanguinaria
Erzsébet Bathory
Le piratesse dei Caraibi
La strega di Blair
Jill la Squartatrice
Mary Ann Cotton
Madame Popova
Bonnie Parker
Elisabeth Nietzsche
Ilse Koch
Christine Keeler
Elena Ceaușescu
Elsa Maxwell
Mamma Ebe

Vi lascio anche il calendario con tutte le tappe!



Dunque, per oggi è tutto!
Fatemi sapere quali sceneggiati avete visto e quali no.
Vi rimando agli altri post per conoscere meglio il mondo delle perfide.

A risentirci nei prossimi post cari svampitelli miei.

martedì 26 marzo 2019

E l'oceano era il nostro cielo di Patrick Ness con illustrazioni inquietantissime di Rovina Cai

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli.
Benvenuti in questo giorno gioiglorioso dello SvampsCompleanno.
*Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video causa computer morto (pensate che ho un sacco di recensioni girate che non posso editare!) e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.*

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno.
Oggi vi parlo di:




TitoloE l'oceano era il nostro cielo
Autore: Patrick Ness
Pagine: 160 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 26 Marzo 2019
Editore: Mondadori

Collana: Contemporanea
Prezzo: € 16,00
"Patrick Ness esplora i temi della violenza, del potere e della caccia in una favola che reinventa la storia di Moby Dick."

Innanzitutto ringrazio la Mondadori per avermi permesso di leggere questa storia così particolare e per avermi avvicinata per la terza volta a Patrick Ness.

In questo racconto che potremmo definire quasi un retelling, Ness usa la 'scusa' di Moby Dick per farci fare un viaggetto nei meandri del pregiudizio, della convinzione che frega la gente, della chiusura mentale (che sia di una balena o di un uomo) e del desiderio inespresso di rompere gli schemi.

Protagonista della storia è Bathesba (chiamatemi Ishmael) che ci fa dono, o monito, di questo pezzo della sua vita che in tanti hanno voluto manipolare.

La nonna di Bathesba aveva profetizzato che lei avrebbe 'cacciato' e che si sarebbe fatta onore, ed è così che si ritrova al seguito della Capitana Alexandra, come sua terza apprendista.
Un posto che milioni di ragazze ucciderebbero per averlo! (cogliere la citazione che qui cade a pennello.)
Eppure non è soddisfatta, non è felice, si pone mille domande, cerca di analizzare il senso di una cosa così potente come la superstizione ('credi che basti pronunciare il suo nome per far apparire il demonio?') e insomma a me ha ricordato moltissimo Il gabbiano Johnathan Livingston (romanzo cult, letto da ragazzina e mai compreso fino in fondo).

Sia Bathesba che Johnathan si ribellano ad un modello di vita che la società vuole imporgli a forza, come quando provi ad infilare una pallina in una formella triangolare.
La pallina potrà deformarsi per provare ad entrare, ma non sarà mai completamente a suo agio, mai completamente sé stessa.
Fino a che giungerà al punto di non ritorno, la formella potrebbe rompersi o la pallina potrebbe non riuscire più ad entrare.

E finirebbe lì.
Partirebbe poi la vera vita della pallina, alla ricerca di un foro della giuste dimensioni in cui accomodarsi per stare bene.

Bathesba non si chiede fino a dove è disposta a spingersi per vendicare i suoi cari o quanto è disposta a sacrificare, fino a che non fa la conoscenza di un acerrimo nemico preso prigioniero.
E' qui che cominceranno gli interrogativi sul senso della vita, sull'utilità della guerra, sulla necessità o meno di portare avanti una rivalità che non fa altro che mietere vittime.

La ricerca del mostro, la caccia, lo scontro con le sue compagne d'avventura, il suo strano legame col prigioniero vanno di pari passo con l'ansia, il pathos e lo stress psicologico che si innescano nel lettore che non riesce più a distinguere la vittima dal carnefice, il mostro dall'uomo e per citare un famoso film Disney: chi è brutto dentro o chi è brutto a vedeeeer, ma chi è chi è chi è chi è chi è IL MOSTRO A NOTRE DAMEEEEEEE!

Niente, perdonatemi, parentesi canora a parte (mi trascino sto paragone da quando ne ho parlato con le ragazze), l'ultima parte è quella più incalzante dopo un inizio decisamente lento.
E' la parte in cui tutte le carte sono in tavola tranne una, quella più pericolosa, più scioccante, quella che neanche mi mi aspettavo.

E ovviamente mica ve la dico? Vi tocca leggerlo per scoprirlo!
Lo stile è quello tipico di Ness, lento, un po' strascicato, quasi debole (passatemi il termine), come quando ti riprendi da una brutta influenza e sai di avere tante scadenze ed incombenze su di te.
Mi fa sempre questo effetto mostruoso come se io non riuscissi a stargli dietro e a cogliere tutte le sfumature psicologiche o filosofiche nascoste qui e li.

Ma il suo intento è quello di spingerci a pensare, a guardare dentro l'abisso e capire che l'abisso ti sta guardando a sua volta.
La pietà, vista come il più grande dei mali, diventa il mezzo per affermarsi, per distinguersi, per porre fine alla diatriba.
Ecco, la frase finale mi ha straziata, sconvolta, illuminata.
Poche parole e così tanta verita.
Patrick Ness you made my head a mess!

Le illustrazioni di Rovina Cai, che non conoscevo, sono semplici ma d'impatto.
Pochi tratti, pochissimi colori e tanto sentimento.
Nel nero di un fondale, nel rosso di una pennellata lasciata lì a farci capire che presto ci saranno gli squali a seguire quella scia di sangue, nell'azzurrogrigio di un cielo così lontano e difficile da raggiungere, riesce a sorprenderci ogni volta e a spaventarci quasi.

Alla fine il voto è di  TRE STELLINE e mezzo perché è una storia reale e fantasy allo stesso tempo, è un grande classico eppure è raccontato con un innovazione.
Non è una di quelle storie da consigliare a tutti perché non so se può essere apprezzata nell'immediato.
Anzi di Ness, per primo consiglio sempre Sette minuti dopo la mezzanotte (sempre pubblicato da Mondadori).
Però cuore a pezzi a parte, ne vale davvero la pena. 

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

venerdì 22 febbraio 2019

La mia prima volta - My Lesbian Experience with Loneliness [o anche quando un titolo fuorviante finisce per straziarti il cuore]

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli.
OGGI E' VENERDIIIIIIIII. *balletto con tanto di martello pneumatico di sottofondo*
Si perché ieri in casa Svamps sono finalmente iniziati i lavori di ristrutturazione e quindi probabilmente latiterò per un po'.
*Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video causa computer morto (pensate che ho un sacco di recensioni girate che non posso editare!) e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.*

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Anche oggi vi parlo di una graphic novel e cioè di:



Titolo: La mia prima volta - My lesbian experience with loneliness
Autore: Kabi Nagata
Pagine: 142 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 23 Gennaio 2019
Editore: Edizioni BD

Collana: JPop Manga
Prezzo: € 10,00
28 anni. Zero autostima. 
Nessun futuro. Nessuna esperienza sessuale.

Dopo una vita vissuta tra depressione, problemi alimentari e di autolesionismo, una ragazza decide di affidarsi ai servizi di una escort per affrontare il primo passo verso l'esperienza che spera la renderà un'autentica persona adulta. O che le permetterà, almeno, di ricevere un abbraccio.
Il report autobiografico del primo passo dell'autrice verso la ricerca della propria identità e l'accettazione della propria sessualità.




Innanzitutto ringrazio Edizioni BD/JPop Manga per avermi permesso di leggere questa storia così difficile eppure così dannatamente reale da non poter staccare gli occhi dalle pagine.

La mia prima volta è un manga autobiografico ed autoconclusivo che tratta con disarmante sincerità (ed anche un pizzico di ironica) alcune delle cose più oscure e profonde che hanno attanagliato l'animo dell'autrice per molto tempo.

Kabi Nagata ha 28 anni, zero amici, una vita fondamentalmente demmé e tutta una serie di disturbi allarmanti che non vengono minimamente presi in considerazione dalla sua famiglia.
Soffre di ansia, depressione, disturbi alimentari che oscillano tra la bulimia e l'anoressia, autolesionismo e per non farci mancare nulla di un'alopecia da stress (scopriremo poi in seguito che si tratta di 
tricotillomania (nota anche come tricomania o disturbo da strappamento di peli) che secondo Santa Wikipedia è un disturbo ossessivo-compulsivo caratterizzato dal bisogno compulsivo di strapparsi i capelli, spesso causando calvizie e stress.
A fare da contorno a questa vita fatta di insoddisfazione personale, frustrazione ed ansia, si aggiunge che non avendo mai avuto amici veri nella vita, la diretta conseguenza è la totale assenza di esperienze sentimentali e/o sessuali.
Ed ecco che per ovviamente al problema della fantomatica prima volta, l'autrice decide di contattare un'agenzia di escort per 'togliersi il pensiero'.
In realtà il titolo è assolutamente fuorviante, perché magari lo leggete e pensate ad una sorta di hentai dettagliato e magari lo lasciate lì ed andate oltre.

In realtà la questione della escort non è nient'altro che un mero escamotage per fare un tuffo in quel mare di tristezza che è il passato dell'autrice.
La prima parte infatti è tutta di flashback che mirano a spiegarci chi cosa dove e quando, e come tutto ciò l'abbia portata ad essere così com'è.

Certo, lo fa sempre con una certa ironia che ti spiazza, ma io non riesco ancora a capacitarmi (a più di una settimana dalla lettura) come sia stato possibile raccontare così tanto di sé, in maniera così cruda e reale, quasi inespressiva, quasi come se stesse guardando tutto da fuori senza esserne veramente parte.
L'autrice tratta tematiche molto delicate, in cui forse parecchi lettori si potranno ritrovare, che sia appunto un disturbo, o un modo di fare, o anche il solo modo di rispondere alle pressioni della società con forti crisi di ansia che le impediscono di muoversi e che tutti scambiano per pigrizia.


A 28 anni ha avuto solo lavoretti precari, vive con i suoi e non ha nessuna prospettiva di futuro.
Deve sottostare alle aspettative di una famiglia che vuole essere apparentemente perfetta ma che non vede più in là del proprio naso e non riconosce i segnali di richiesta d'aiuto da parte della figlia.

Lei stessa mentre narra, afferma: sapere che i miei genitori leggeranno questa storia, SE la leggeranno, e verranno a conoscenza di determinate cose, come la questione dell'escort, non so come mi fa sentire.

La sua è una continua ricerca di un luogo di appartenenza che inizialmente credeva fosse tra le braccia della madre, poi il lavoro ed infine le braccia di un'escort.
C'è un atteggiamento in molti casi morboso che l'autrice fatica ad ammettere di avere e si menziona pochissimo l'eventualità che forse un buon terapista sarebbe stato d'aiuto.
Ovviamente, lei stessa cerca aiuto un paio di volte, ma andando direttamente al reparto suicidi dell'ospedale (?).


Mi ha davvero scioccata e spiazzata vedere la sua vulnerabilità, ma anche la totale mancanza di empatia nei suoi confronti da parte dei genitori e anche la zero indulgenza e tolleranza che l'autrice ha verso se stessa.
'Siccome sono inutile, mi punirò non mangiando per una settimana.'
Cioè, mi è venuto il magone una pagina si ed una no.
Kabi ha lavorato e sta ancora lavorando tanto, su di lei, su ciò che la circonda, sui suoi rapporti umani e sui vari lati della sua personalità che a causa di un'educazione molto severa cozzano tra loro generandole attacchi di panico.


La combinazione di parole forti ed immagini apparentemente 'kawai' come le tipiche espressioni dei manga a cui siamo abituati, fanno sì che il lettore sia completamente disorientato, che si senta privato di qualcosa senza sapere esattamente cosa.
Come dicevo all'inizio, la tematica della sessualità è centrale ma non la fa da padrone, ed è solo un mezzo per mettere in evidenza tutti i problemi che l'autrice si porta dietro.
Alla fine il voto è di  QUATTRO STELLINE perché è una storia reale, straziante, che potrebbe essere la storia di ognuno di noi e perché credo che potrebbe aiutare tante persone lì fuori che magari pensano mille volte al giorno che morire è una delle opzioni più papabili da scegliere durante la propria giornata.
Non lo consiglio se è la vostra primissima avventura nel mondo dei manga, dei fumetti e delle graphic novel in generale.
Però cuore a pezzi a parte, ne vale davvero la pena. 

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

giovedì 21 febbraio 2019

Monstress vol. 1 Il risveglio di Marjorie Liu e Sana Takeda [o anche Mad max fury Road incontra la versione femminile de Il signore degli Anelli]

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo giovedì.
Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video causa computer morto (pensate che ho un sacco di recensioni girate che non posso editare!) e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo nuovamente di una graphic novel e cioè di:



TitoloMonstress vol.1 Il risveglio 
Autore:  Marjorie Liu, Sana Takeda
Pagine: 208 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 16 Maggio 2017
Editore: Mondadori

Collana: Oscar Ink
Prezzo: € 19,00
Maika è una sopravvissuta. La guerra si è presa il suo braccio sinistro. Ora lo spaventoso potere che è in lei vuole prendersi il resto. Ambientato in una ucronica e suggestiva società asiatica matriarcale del primo novecento, Monstress combina elementi del genere giapponese «kaiju» (quello dei mostri giganti e potentissimi come Godzilla) con contaminazioni estetiche di sapore steampunk.  Un'acclamata, sontuosa, magnifica rivelazione del fumetto nippo-americano.


Innanzitutto ringrazio Mondadori per avermi permesso di leggerlo perché è esteticamente un prodotto perfetto, non appena ho avuto tra le mani il volume non ho potuto fare altro che ammirarlo per giorni e giorni, con la paura di iniziarlo.

Aveva l'aria da epopea high fantasy mescolata ad elementi steampunk, ma con quella dose di follia in pieno stile Mad Max Fury Road!
Devo essere sincera, ci ho messo un po' a leggerlo, quasi una settimana.
Purtroppo potevo dedicare un po' di tempo alla lettura solo di sera, e complice la stanchezza e 'la pesantezza' del tomo, non riuscivo proprio a prestare attenzione per più di quattro pagine, ed essendo un primo volume molto corposo, ecco che si spiega come è possibile che io ci abbia messo quasi una settimana per finirlo.


Credo che questi elementi, uniti ad una trama complessa e difficile da seguire, abbiano inficiato la mia lettura, non facendomela godere in toto.

Monstress vol.1 (ma credo anche il vol.2 e 3) è dal punto di vista estetico e materiale davvero splendido.
Un cartonato rigido, con una carta molto spessa, adatta a ricevere la stampa di tavole super piene (spesso un po' confusionarie eh c'è da dirlo), ricche di colori opachi e spesso scuri.
All'inizio c'è una bellissima mappa che ci aiuta a capire bene dove siamo posizionati e quali sono i nostri spostamenti, ma devo essere franca. Quello che mi sarebbe servito davvero tanto era un albero genealogico, o un'appendice, o almeno un elenco schematico dei personaggi e delle relazioni che sommariamente hanno gli uni con gli altri.

Una piccola pecca del volume, che in quanto introduttivo dovrebbe darci una panoramica ampia di tutto ciò che rappresenta la storia, è quella di buttarci addosso circa un triliardo di personaggi, tutti diversi tra loro (la maggior parte sono donne) per fazione politica, razza, storia, eppure le loro voci si confondono e sembrano tutte uguali.
Tutti contro tutti, guerra tra arcanici ed esseri umani, con in mezzo le Cumae (che ancora non ho capito se sono delle 'vere' streghe o semplicemente delle pigne in culo con la sete di potere e la voglia di ammazzare ogni essere vivente).
Il worldbuilding risulta complesso, troppo intricato, ci sono continui flashback del passato di vari momenti della vita della protagonista, che hanno lo scopo di farci capire qualcosa, ma arriviamo alla fine del volume che comunque non abbiamo capito una cippalippa.
Non a caso la narrazione inizia proprio nel bel mezzo dell'azione e del casino, e poi ogni tanto ci sono questi rimandi a dialoghi passati, ricordi della protagonista oppure ci sono degli spiegoni fatti da un gatto che tentato parzialmente di salvare il salvabile.
Il punto è che di questi spiegoni ce ne vorrebbe uno ogni dieci pagine e soprattutto, quello più importante, che illustra la divisione delle razze, delle caste e delle terre, ce lo troviamo quasi oltre la metà della storia, quando abbiamo già ampiamente iniziato ad invocare varie divinità nella speranza di comprendere chi cosa dove e quando.


Mi è piaciuto davvero tanto che il cast fosse (quasi) tutto al femminile, basti pensare che incontriamo qualche soldato e poi solo Sir Corvin (unfigociaonealladignità) e soprattutto che la protagonista, Maika, sia in qualche modo 'spezzata', sia a livello mentale che fisico, visto che le hanno tranciato via un braccio e l'hanno marchiata a fuoco (potremmo paragonarla ad una Celaena/Aelin per tutte le torture subite e gli anni di schiavitù ad Endovier, con il risultato delle cicatrici sulla schiena).

Maika racchiude in sé un po' di tutte le eroine, anzi le antieroine, che ultimamente stanno popolando romanzi e graphic novel.
Il suo aspetto mi ha ricordato davvero molto Mia di Nevernight (scritto da Jay Kristoff e prossimamente pubblicato in Italia proprio da Oscar Vault), con tanto di gatto consigliere; ma anche la Milla Jovovich di Resident Evil o la Angelina Jolie di Tomb Raider (o la stessa Charlize Theron in Mad Max Fury Road).
I disegni sono meravigliosi, fanno molto Alfons Mucha e art nouveau degli anni '20, soprattutto per le tonalità.
Insomma tante cose a favore, ma anche delle cose che proprio meh.
Come vi dicevo, il wordbuilding, che è tanto affascinante quanto incomprensibile. Stessa cosa per le fazioni. Che storia c'è dietro? Perché ci sono tutte queste differenze? Cosa lo ha causato?

Immagino che comunque verrà spiegato più avanti, però tutta questa 'complessitudine' mi ha reso poco godibile la lettura e l'elevato numero di personaggi mi ha impedito di entrare in empatia con almeno uno di loro.
Anche la stessa protagonista o la bambina volpe che lei si premura di proteggere o Tuya, la migliore amica compagna di evasione, risultano tutte lontane ed irragiungibili.

Ovviamente so che è solo il primo volume e che negli altri due già pubblicati le cose magari sono spiegate meglio, quindi mi riservo di aggiornarvi più avanti quando li leggerò.
Alla fine il voto è di  TRE STELLINE perché ci sono state molte cose che mi sono piaciute, ma anche tante che mi hanno confuso ed appesantito il cervello.

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.

mercoledì 20 febbraio 2019

Girl from the Other Side, Vol. 1 ed altri sogni fiabeschi

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli.
In questo mercoledì freddino e umido, nuovo recuperone recensionesco.
Se ieri avete letto la mia recensione di Murderabilia, e se non lo avete fatto FATELO SUBITO, sapete che ho il computer (su cui ci sono tutti i video da editare) morto e sepolto e ormai mi arrangio sia col cellulare che coi pc altrui.
L'alternativa è provare a girare video continui senza mai interrompermi visto che non posso fare editing. 

E vi giuro che non c'è da scherzarci perché  è veramente difficile.
Quindi per quel che posso riprenderò a scrivere.



Oggi vi parlo di un fumetto bellissimo che JPop Manga mi ha permesso di leggere e cioè di:



Titolo: Girl from the other side
Titolo originale: Girl from the other side
Autore: Nagabe
Pagine: 180 pagine (Copertina flessibile)
Data di uscita: 30 Gennaio 2019
Editore: Edizioni BD
Collana: J-Pop
Prezzo: € 6,50

Un tempo in una terra molto lontana, vi erano due regni. In uno, "l'esterno", risiedevano creature dall'aspetto grottesco il cui tocco portava un maledizione. Nell'altro, "l'interno", c'era un rifugio sicuro per gli esseri umani. L'incontro fatidico tra due abitanti dei regni in guerra, che non avrebbero potuto incontrarsi, fa sbocciare questa piccola storia. Questa è la favola dell'oscura creatura e della bambina, che indugiano sul calar della sera, al confine tra il giorno e la notte.

Come sapete io non ho chissà che cultura di manga ed anime, ne ho letti svariati nel corso della mia vita, molti non li ho mai finiti causa moneymoneymoney o causa mancanza di fumetterie nei miei immediati dintorni o semplicemente per pigirizia.
Quindi diciamo che non sono la persona più affidabile del mondo per parlarvi di questo genere di opere.
Io so solo quello che mi piace e quello che non mi piace e Girl from the other side mi è piaciuto dalla prima all'ultima pagina.
E' uno di quei fumetti che aveva tutte le caratteristiche per impressionarmi, ma anche tutte le carte in regola per essere un BIG NOPE!
Non è mai facile, per il primo volume di una serie, avere quella giusta dose di mistero e bellezza tale da attirare il lettore, tenere alta la sua soglia di attenzione, non svelare troppo ma neanche fargli una palla assurda o almeno non scoglionarlo confondendolo.
Girl from the other side è il risultato di quel giusto mix, con dosi perfette, atmosfere cupe e quel senso di delicatezza ed innocenza che ci preannuncia 'MASSACRO' a gran voce.
E' la cronaca di una tragedia annunciata che non possiamo fare a meno di guardare.

La protagonista principale è una bambina di nome Shiva che vive "dall'altro lato" di un villaggio completamente abbandonato, in una vecchia casetta sperduta in mezzo ad un bosco, in compagnia dell'unica persona (?) rimasta lì con lei, ovvero il guardiano conosciuto come 'Maestro', un essere mostruoso dalle fattezze umanoidi che ricorda in maniera impressionante il protagonista di The anciet magus bride di Kore Yamazaki.
Maestro ha il compito di prendersi cura di Shiva, di proteggerla, di crescerla, ma non potrà mai toccarla.
Questo perché lui viene "dall'altro lato" e solo sfiorandola con un dito potrebbe infettarla con una maledizione di cui tutti sembrano avere paura.
Durante le loro giornate, Shiva e il Maestro prendono spesso il thé all'aperto e giocano e studiano e Maestro le insegna la differenza tra Interno ed Esterno, tra coloro che vivono dalla giusta parte del muro e gli 'estranei' che col loro tocco mortale, sono portatori della maledizione (ed il cui aspetto è praticamente uguale a quello del Maestro).


Ad un certo punto, la bambina, in cerca di sua nonna, come una simil Cappuccetto, si avventurerà nel bosco, dove non incontrerà il lupo, ma un animale ben peggiore: l'UOMO.
L'uomo con pregiudizi, badate bene. L'uomo che la vede come un essere maligno, uno spettro venuto ad ucciderli tutti.
Maestro cercherà di insegnarle come può il sottile confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato e tra interni ed estranei.
La questione della malattia/maledizione è un po' fumosa ed in maniera macchinosa Maestro prova a spiegarla a Shiva (e al lettore) mediante la lettura di una favola, non riuscendoci benissimo.
Ma è solo il primo volume e di certo non mi aspettavo che il tutto si snodasse e sciogliesse in pochi capitoli. Quindi staremo a vedere.


I toni cupi, inquietanti, surreali, cozzano e si sposano allo stesso tempo benissimo con la vaghezza delle figure, spesso non delineate perfettamente.
Il contrasto tra il Maestro e Shiva è messo in evidenza dall'uso del bianco e del nero, come due facce della stessa medaglia.
Il prodotto finale è fine, delicato, raffinato e misterioso, come una fredda mattina con la foschia in un bosco silenzioso.


Il sottotitolo della storia, Siúil a Ruin, è il titolo di una canzone tipica irlandese, cantata dal punto di vista di una donna in attesa dell'amato, imbarcato lontano durante la guerra. Io ho scoperto questa cosa per caso su Goodreads e vi linko la canzone che è bellissima e triste allo stesso tempo (come tutte le canzoni di questo genere) e che ha fatto da sfondo alla stesura di questa piccola recensione che spero vi invogli a leggere il fumetto.
Mi è alquanto oscuro il filo che dovrebbe unire la favola al testo alla canzone, ma ci stava bene comunque!
(Potete ascoltare la canzone qui)


Alla fine il voto è di QUATTRO STELLINE perché già dal primo volume questa storia mi sembra magica e fantastica, e potrebbe rivelarsi una delle migliori del 2019, ma diciamo che non voglio seccarmi da sola!
So solo che non vedo l'ora di poter leggere il secondo volume.
E voi?
Lo avete già letto?

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps

martedì 19 febbraio 2019

Murder Alvaro wrotes! Ovvero recensione di Murderabilia, a metà tra Mr. Bean e Tom Gauld

Buongiorno e ben trovati svampitelli belli in questo martedì di recupero recensioni!
Come vi ho già scritto nelle recensioni precedenti (ma repetitia iuvant), per un po' non potrò girare video causa computer morto (pensate che ho un sacco di recensioni girate che non posso editare!) e quindi di conseguenza ho deciso di tornare a scrivere.

Aniuei non perdiamoci in chiacchiere e partiamo subito con la recensione del giorno!
Oggi vi parlo di:




Titolo: Murderabilia
Titolo originale: Murderabilia
Autore:  Alvaro Ortiz
Pagine: 112 pagine (Copertina rigida)
Data di uscita: 14 febbraio 2019
Editore: Bao Publishing
Prezzo: € 17,00
Il debutto in Italia di Álvaro Ortiz è una storia sorprendente: Malmö Rodríguez è un ragazzo senza arte né parte che vive con i genitori. Un giorno lo zio muore, solo, in casa propria, e Malmö prende con sé i gatti del parente. Il fatto che poi decida di venderli a un collezionista di memorabilia legate a morti violente o misteriose è l’inizio di una storia che lo stesso Malmö, aspirante scrittore, non avrebbe mai saputo immaginare o prevedere. Un libro ironicamente in bilico tra quotidianità e assurdo, con colpi di scena sorprendenti e uno stile narrativo davvero unico in Europa, che ha fatto di Ortiz uno dei massimi esponenti del fumetto spagnolo moderno.

Partiamo subito da una definizione da vocabolario: “Murderabilia” è un termine utilizzato per tutti quegli oggetti ritenuti di valore perché legati a dei crimini violenti.
(Contro il logorio della vita moderna compra anche tu la tazza del caffé da cui ha bevuto quel famoso assassino e ti faccio vedere come ti sentirai meglio!)
Mälmo Rodríguez (che ha lo stesso nome del comò Ikea che hanno i miei genitori in camera) non studia, non lavora e non cerca lavoro. (STORY OF MY LIFE dei 1D in sottofondo)
Odia vivere con i propri genitori e dice di voler fare lo scrittore, ma non è che scriva molto. Ha una coppia di gatti neri ereditati da suo zio che è appena morto d’infarto. Sembrano gatti comuni, ma si dà il caso che qualcuno sia disposto a pagare profumatamente per averli. 
Cioè praticamente un collezionista di murderabilia ha deciso di accaparrarsi i gatti perché parte cruciale della morte dello zio e visto che alcuni collezionano francobolli ed altri contano le mattonelle, perché non prendersi in casa due gatti cannibali?
Ho letto questo graphic novel tutto d'un fiato e non c'è stata una sola cosa che non mi sia piaciuta. Forse solo la superficialità del rapporto umano che Mälmo ha con Marcy, ma a conti fatti credo che sia voluto.
Mälmo rappresenta un po' la generazione dei Millenials, spesso definiti 'senza voglia di fare un cazzo', presi da un malessere interiore che li porta a non sapere decidere cosa fare delle proprie vite e che finiscono irrimediabilmente per compiere delle cazzate grosse come case.
(La frase scelta ha un senso e lo capirete solo quando leggerete il fumetto!)
Costretto a prendersi cura dei gatti di suo zio morto, per fare un po' di soldi e poter stare un po' via da casa, il ragazzo decide di 'vendere' i due mici ad uno strano acquirente.
Sì, il tizio dei murderabilia di cui sopra.
Mälmo porta i gatti a casa del Collezionista (che ci tiene a non far sapere il proprio nome) e decide di restare a dormire da lui (perché Comodino? perché? - d'ora in poi lo chiameremo Comodino perché copincollare sempre Mälmo mi secca un sacco!).
L'indomani perde l'unico autobus giornaliero che lo avrebbe riportato a casa (che culo Comodino guarda!) e si vede costretto a pernottare nuovamente nella cittadina.
Per non scassare i ball al Collezionista, al quale piace parlare di cose che fanno avutare lo stomaco durante la cena, affitta una stanza nell'unico motel della zona (coi soldi ricavati dalla vendita dei gatti), facendo così la conoscenza di Marcy  (che pure tanto a posto col cervello non ci sta).
Ecco, forse lei è quella che ho trovato più fuori posto all'interno della storia.
Messa lì a fare da contorno o da escamotage per innescare gli eventi ed essere il filo che lega Comodino alla cittadina piccola e becera in cui si è trovato bloccato.
La storia non è particolarmente brillante, anzi in più punti vi chiederete: ma quindi devo aspettarmi il botto? il gran finale? il colpo di scena? un cambio di trama? diesci alla lochesciò?, eppure riesce a tenervi incollati per il senso del macabro, per lo humour black che caratterizza sia Mälmo che il Collezionista, ma anche per il disagio ed il cringe che vi genereranno gli altri personaggi, in special modo gli amici bizzarri di Marcy.
(Verissima è la frase: quando hai pochi amici cerchi di farteli andar bene quanto più possibile - anche se sono delle emerite teste di cazzo.)
La storia è un crescendo di vita quotidiana e bugie, pregiudizi ed azioni violente fino a sfociare in un calmissimo e forse prevedibile colpo di scena che ho adorato.
Era la storia che mi ci voleva proprio oggi!

Non lasciatevi ingannare dalla tinte chiare e rilassanti, c'è decisamente del marcio in Murderabilia!
Ma soprattutto c'è nelle persone e nei pregiudizi che si portano dietro, anzi forse direi più nell'ottusagggggggine che nei pregiudizi.
Questa storia è il perfetto riassunto della società moderna che potremmo definire con Buongiorno Medioevo.
In tutto questo c'era un particolare che avevo intuito e che va a giustificare, più o meno, il comportamento di un personaggio ma credo che sia sviluppato male ed in maniera troppo frettolosa.
Due frasi messe lì a caso come a dire: se non lo avevate capito leggendolo, ve lo dico io e ciao.

Alla fine il voto è di  QUATTRO STELLINE perché lo stile strano e surreale mi ha conquistata, la storia per quanto possa sembrare priva di capo o coda ha un messaggio centrale fondamentale, ovvero non rompete il cazzo alle semenzelle e poi i disegni mi hanno ricordato una versione più ricercata di quelli di Tom Gauld.
Insomma se avete voglia di qualcosa che per le tinte chiare, opache o pastello vi ricordi un po' le ambientazioni alla Mr. Bean (il cartone per bambini però) ma che abbia l'inquietudine della Signora in giallo, Murderabilia fa decisamente per voi!

Dunque, per oggi è tutto!
A risentirci nei prossimi post.

Con amore,
Svamps.